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Giochi di verità, tra fotografia e realtà

La curatrice Marcella Manni racconta “Giochi di verità. Rappresentazione, ritratto, documento”, la mostra di fotografe italiane selezionate dalla Collezione Donata Pizzi, esposte al Castello Campori di Soliera fino al 15 gennaio 2023.

Giochi di verità. Rappresentazione, ritratto, documento è la mostra di fotografe italiane curata da Marcella Manni, promossa dal Comune di Soliera e dalla Fondazione Campori, ed esposta al Castello Campori di Soliera fino al 15 gennaio 2023.

La mostra ripercorre un arco temporale che va dagli anni Sessanta ad oggi attraverso lo sguardo di più di 50 autrici in oltre 80 fotografie, tutte accuratamente selezionate dal corpus operae della Collezione Donata Pizzi, che dal 2013 sostiene e valorizza le più significative interpreti nel panorama fotografico italiano.

Con la curatrice Marcella Manni abbiamo parlato di come la fotografia giochi con i concetti di vero e falso in una realtà sociale in continua evoluzione verso un’idea di libertà.

>> Fonti e approfondimenti in fondo all’articolo.

Giochi di verità | ritratti di Caterina Bagni, Donata Pizzi, Roberto Solomita, Marcella Manni

Da sinistra: Caterina Bagni, Donata Pizzi, Roberto Solomita, Marcella Manni.

Come nasce l’idea di questa mostra?

Marcella Manni: Il Castello dell’Arte è un progetto di Comune di Soliera / Fondazione Campori, dedicato a iniziative legate alle arti visive e all’arte pubblica.
Coerentemente con la programmazione degli anni precedenti e le linee di interesse e approfondimento seguite (interesse per l’arte e la fotografia contemporanea), ho individuato nella Collezione di Donata Pizzi un corpus di lavori adeguato ad un allestimento negli spazi espositivi del Castello e un taglio interessante per approfondire o imparare a conoscere il lavoro e le opere delle artiste italiane.

Giochi di verità, Castello Campori, 2022 | Lisetta Carmi: dalla serie I Travestiti, 1965-1970 - stampa ink-jet 2017, 40x30 cm | © Archivio Martini & Ronchetti | Courtesy Lisetta Carmi e Collezione Donata Pizzi

Lisetta Carmi: dalla serie I Travestiti, 1965-1970 – stampa ink-jet 2017, 40×30 cm | © Archivio Martini & Ronchetti | Courtesy Lisetta Carmi e Collezione Donata Pizzi

La Collezione Donata Pizzi è il risultato di una ricerca costante che va a comporre una visione sempre più articolata di opere fotografiche.
All’interno di questo vasto contesto, come è avvenuta la selezione sia delle autrici che delle singole fotografie che danno forma alla mostra?

Marcella Manni: La prima fotografia acquistata da Donata Pizzi è un lavoro di Lisetta Carmi del 1965. Questa data è stata presa come avvio cronologico per la collezione che conta oggi più di 300 opere, che sono state collezionate in un periodo di tempo relativamente breve. Questo ha consentito un doppio sguardo storico / contemporaneo nella scelta e nella selezione sia delle artiste che delle singole opere.

Quello che ho trovato stimolante è proprio questo approccio, e la libertà che ho avuto nel costruire il percorso di mostra, che si svincola dal criterio storico (che in questo caso non avrebbe potuto essere comunque esaustivo) anche e in virtù della evoluzione stessa della collezione.

Ho scelto quindi di rispettare da un lato il criterio cronologico, cioè avere opere e autrici che rappresentano periodi storici diversi, dall’altro di cercare fili conduttori sia tematici, che di approccio, che di formalizzazione e di contenuto.

Giochi di verità, Castello Campori, 2022 | Nicole Gravier: Buongiorno amore, 1976-1980, dalla serie Mythes et Clichés - cibachrome, collage, 30x40 cm | © Nicole Gravier | Courtesy Collezione Donata Pizzi

Nicole Gravier: Buongiorno amore, 1976-1980, dalla serie Mythes et Clichés – cibachrome, collage, 30×40 cm | © Nicole Gravier | Courtesy Collezione Donata Pizzi

A quale verità allude il titolo “Giochi di verità. Rappresentazione, ritratto, documento”?
E, se vogliamo, di quali giochi si parla?

Marcella Manni: La questione della verità è fondante nella storia della fotografia e estremamente attuale nel contesto della comunicazione, dove il falso e il forse-quasi vero dilagano.

L’assunto che una fotografia, in quanto tecnicamente in grado di raccogliere ‘in tempo reale’ luoghi, persone o situazioni, sia automaticamente e necessariamente depositaria del vero è un grande falso…

L’invito che si offre allo spettatore, attraverso il lavoro e le opere delle artiste, è quello di mettere da parte visioni e concezioni stereotipate per provare a “giocare” appunto con concetti, segni, simboli, oggetti o luoghi rappresentati. Un gioco che non è disimpegno, anzi, un mettersi alla prova guardando “come se si vedesse per la prima volta”, approccio essenziale per la conoscenza.

Giochi di verità, Castello Campori, 2022 | Shobha: La contessa Anna Pellegrini, 1999 - stampa gelatina bromuro d’argento, 40x30 cm | © Shobha | Courtesy Collezione Donata Pizzi

Shobha: La contessa Anna Pellegrini, 1999 – stampa gelatina bromuro d’argento, 40×30 cm | © Shobha | Courtesy Collezione Donata Pizzi

Quali evoluzioni e peripezie compie la verità, una o più di una, rappresentata, ritratta e documentata nell’arco temporale preso in esame con questa mostra?

Marcella Manni: Non sono tanto le evoluzioni e le peripezie, quanto il nostro modo, come osservatori, di porci rispetto a questioni centrali del nostro essere umani e sociali. Quello che la selezione delle opere, il loro accostamento non sempre leggibile in uno sviluppo cronologico ma più per macro temi o elementi simbolici ricorrenti, vuole suggerire è proprio l’invito a confrontarsi con punti di vista diversi e letture diverse.

Certo si può notare come alcune questioni che erano centrali per le artiste quarant’anni fa abbiano a volte ancora oggi una disarmante, quanto drammatica, attualità. Questo non può far altro che spingerci ancora verso l’arte e la cultura, elementi essenziali per la crescita del singolo e della collettività.

Giochi di verità, Castello Campori, 2022 | Francesca Catastini: Medusa, 2014, dalla serie The Modern Spirit is Vivisective - stampa ink-jet, 84x60cm | © Francesca Catastino | Courtesy Collezione Donata Pizzi

Francesca Catastini: Medusa, 2014, dalla serie The Modern Spirit is Vivisective – stampa ink-jet, 84x60cm | © Francesca Catastino | Courtesy Collezione Donata Pizzi

Ci racconti delle diverse tecniche in esposizione?

Marcella Manni: Se per tecniche si intende se fotografia digitale, stampa a contatto, collage… etc., direi che sì, è un dato numericamente presente e indica una varietà di approcci; non mi pare però significativo nel contesto della mostra. O meglio, non è una mostra come la si può vedere al Camera Museum di Vevey (o Museo della storia dell’apparecchio fotografico), ma è possibile apprezzare come, a fronte di obiettivi e interessi di ricerca differenti, le artiste interpretino e impieghino le possibilità e la versatilità del mezzo. Si può comprendere quindi il lavoro di Paola Di Bello interamente realizzato in camera oscura, così come il collage di Tomaso Binga o il rigoroso lavoro di documentazione di Allegra Martin.

Giochi di verità, Castello Campori, 2022 | Daniela Comani: Soggetti assenti, 1996 - stampa cromogenica, cut out, 20x30 cm | © Daniela Comani | Courtesy Collezione Donata Pizzi

Daniela Comani: Soggetti assenti, 1996 – stampa cromogenica, cut out, 20×30 cm | © Daniela Comani | Courtesy Collezione Donata Pizzi

Abbiamo anche una varietà di soggetti: non solo donne che ritraggono altre donne o loro stesse, ma uno spaccato che include ambientazioni domestiche, paesaggi urbani e naturali, oggetti, persone, presenze e assenze da un preciso punto di vista.

Marcella Manni: Il sottotitolo Rappresentazione, ritratto, documento allude esattamente a quelli che sono gli impieghi canonici della fotografia e alla loro interpretazione in epoche diverse e in contesti diversi.

Il ritratto de I Travestiti di Lisetta Carmi è profondamente distante dal ritratto di Elisabetta Catalano a Giosetta Fioroni nel suo studio, pur se eseguiti negli stessi anni.

Il paesaggio di Mostar nel reportage di Isabella Balena poggia su basi canoniche (anche nel bianco e nero) e approccia il tema della guerra e della narrazione della guerra per luoghi e persone in modo diverso da Francesca Volpi.

E così per molti “dittici” costruiti nell’allestimento.

Uno dei giochi possibili è proprio quello di rintracciare elementi comuni o di differenza pur nella comunanza di temi, sia nella formalizzazione che negli elementi concepiti come distintivi nel lavoro delle autrici.

Giochi di verità, Castello Campori, 2022 | Sofia Uslenghi: Homesick #9, 2018 - stampa ink-jet, 44,2x33 cm | © Sofia Uslenghi | Courtesy Collezione Donata Pizzi

Sofia Uslenghi: Homesick #9, 2018 – stampa ink-jet, 44,2×33 cm | © Sofia Uslenghi | Courtesy Collezione Donata Pizzi

Cito dal catalogo della mostra un estratto di John Berger tratto dal suo testo “L’abito e il fotografo”.
«Eppure nonostante la staticità, la fotografia mostra, forse molto più efficacemente della realtà, quale sia la vera ragione per la quale gli abiti non solo non dissimulano la classe sociale di chi li indossa, ma anzi la sottolineano e la enfatizzano.»
Come si relazionano realtà e verità nella fotografia?

Marcella Manni: Come per il titolo, la questione è appunto centrale nel dibattito sulla fotografia…

Parafrasando, sempre John Berger scrive che quello che una fotografia ci racconta di una porta o di un vulcano appartiene allo stesso ordine di verità a cui appartiene un uomo che piange o il corpo di una donna.

C’è l’ambiguità, appunto, che poggia sull’uso della fotografia come dimostrazione scientifica e come mezzo di comunicazione.

installation view: Giochi di verità. Rappresentazione, ritratto, documento, 2022 - Castello Campori, Soliera | Ph. Matteo Luppi

installation view: Giochi di verità. Rappresentazione, ritratto, documento, 2022 – Castello Campori, Soliera | Ph. Matteo Luppi

Le tematiche legate alla sfera femminile stanno vivendo un nuovo momento di attenzione e consapevolezza.
Quali valenze assume questo progetto nell’ambito attuale del femminismo?

Marcella Manni: Quello che trovo estremamente interessante è il lavoro delle artiste, la loro ricerca, gli esiti formali, le storie che raccontano e la incessante e continua curiosità, lucidità e anche ironia nell’affrontare questioni delicate della sfera intima della persona, come Simona Ghizzoni, il gesto di censura che Martina della Valle legge con The Post it Book o il reportage di Giulia Iacolutti.

È importante che mostre come questa, che nascono grazie al lavoro di una collezionista, siano occasione di confronto, riletture e scoperte, non solo da esperti e addetti ai lavori, e siano trasversali, come pubblico, anche in termini generazionali. Lo sguardo di un ventenne di fronte alla serie di Liliana Barchiesi, Le Casalinghe, è senz’altro diverso da chi quegli anni li ha vissuti: un dato che può apparire scontato, ma non è affatto marginale per questi temi.

La teoria femminista oggi si muove su diversi ambiti di ricerca, non sintetizzabili in un unico approccio, si può parlare di diversi tipi di femminismo. Certo la riflessione in ambito accademico è centrale e maggioritaria in termini di diffusione, ma non esaustiva.

Gli spunti che hanno stimolato la conversazione con Donata Pizzi, pubblicata nel libro che accompagna la mostra, costituiscono anche una proposta di bibliografia o quantomeno di spunti di lettura. Un invito a approfondire, con approccio aperto e curioso, come lo sono le pratiche delle artiste sia di ieri che di oggi, e che questa mostra testimonia.

installation view: Giochi di verità. Rappresentazione, ritratto, documento, 2022 - Castello Campori, Soliera | Ph. Matteo Luppi

installation view: Giochi di verità. Rappresentazione, ritratto, documento, 2022 – Castello Campori, Soliera | Ph. Matteo Luppi

FONTI e APPROFONDIMENTI:

Giochi di Verità. Rappresentazione, ritratto, documento
a cura di Marcella Manni
fino al 15 gennaio 2023
Castello Campori (Soliera – Modena)
>> INFO: http://www.solieracastelloarte.it/eventi/giochi-di-verita-%c2%b7-rappresentazione-ritratto-documento/

Opere di: Paola Agosti, Meris Angioletti, Martina Bacigalupo, Isabella Balena, Liliana Barchiesi, Betty Bee, Mariella Bettineschi, Silvia Bigi, Tomaso Binga, Marcella Campagnano, Silvia Camporesi, Lisetta Carmi, Monica Carocci, Elisabetta Catalano, Francesca Catastini, Daniela Comani, Agnese De Donato, Erminia De Luca, Martina Della Valle, Paola Di Bello, Ra di Martino, Eva Frapiccini, Simona Ghizzoni, Bruna Ginammi, Nicole Gravier, Gruppo del Mercoledì, Adelita Husni-Bey, Giulia Iacolutti, Luisa Lambri, Elisa Magri, Lucia Marcucci, Allegra Martin, Paola Mattioli, Malena Mazza, Libera Mazzoleni, Gabriella Mercadini, Ottonella Mocellin, Verita Monselles, Brigitte Niedermair, Lina Pallotta, Giulia Parlato, Beatrice Pediconi, Francesca Rivetti, Silvia Rosi, Marialba Russo, Marinella Senatore, Shobha, Alessandra Spranzi, Sofia Uslenghi, Francesca Volpi, Alba Zari.

>> Collezione Donata Pizzi (link)

Marcella Manni ha fondato e dirige Metronom (spazio espositivo e casa editrice metronom.it). Con Metronom ha avviato nel 2015 il progetto LIVEstudio, una residenza d’artista e nel 2013, generazionecritica.it un convegno annuale e una rivista bilingue dedicata alla critica d’arte. Dal 2018 cura il progetto DIGITAL VIDEO WALL, un focus sull’arte digitale. Ha curato mostre, tra le altre, di Sanna Kannisto, Christto & Andrew, Taisuke Koyama, Kenta Cobayashi, Annabel Elgar. Ha co-curato le pubblicazioni della collana “Generazione Critica”, La fotografia in Italia dal Duemila, Danilo Montanari, 2014; La fotografia in Europa dopo le grandi scuole, Danilo Montanari 2015; Arte, fotografia e tecnica, Danilo Montanari 2016.

Giochi di verità | invito

Alice Traforti

Founder e Redazione | Vicenza
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