Antonio Scaccabarozzi sul filo dell’acqua

Anastasia Rouchota (erede dell’artista e responsabile dell’Archivio) e Ilaria Bignotti (critica d’arte e curatrice scientifica dell’Archivio) raccontano la ricerca sull’acqua dell’artista Antonio Scaccabarozzi, in mostra all’Arsenale di Iseo (Brescia) con “Acquorea” fino al 20 giugno 2021.

Antonio Scaccabarozzi (1936-2008) è un nome ricorrente fra le feconde pieghe della nostra storia dell’arte, quella che non abbiamo ancora finito di raccontare.

La sua ricerca è fondata su un metodo che è insieme certezza e fantasia, e che convoglia una sperimentazione rigorosa e analitica nella pura espressione del fermento vitale dell’arte con un’evoluzione quasi fisiologica.

L’iniziale Equilibrio Statico-Dinamico (anni Sessanta) si trasmette prima ai Fustellati e alle Prevalenze (anni Settanta), poi alle Iniezioni, Immersioni e Acquerelli (primi anni Ottanta), che portano alle subito successive Quantità libere (1982-1990), agli Essenziali (anni Novanta) e ai Polietileni (1996-2004), per chiudersi con le Velature (2005-2008).

La mostra Antonio Scaccabarozzi. Acquorea, visitabile fino al 20 giugno 2021 all’Arsenale di Iseo, è un’ottima occasione per fare il punto su un periodo centrale di metamorfosi, intesa come trasformazione di ciascuna componente dell’opera, il supporto e il segno-colore, il gesto dell’artista e il tempo del processo, tramite l’elemento dell’acqua.

L’acqua diventa qui il filo conduttore del percorso di ricerca di Antonio Scaccabarozzi e del mio dialogo con Anastasia Rouchota (erede dell’artista e responsabile dell’Archivio Antonio Scaccabarozzi) e Ilaria Bignotti (critica d’arte e curatrice scientifica dell’Archivio Antonio Scaccabarozzi).

> Dettagli sulla mostra e link di approfondimento in fondo all’intervista.

Ritratto di Antonio Scaccabarozzi, 1994 | ph. Monica Vinella
Ritratto di Antonio Scaccabarozzi, 1994 | ph. Monica Vinella
Mi sembra innanzitutto interessante capire il perché di questo esplicito riferimento all’acqua. Puoi parlarci del ruolo dell’acqua nella poetica di Antonio Scaccabarozzi?

Anastasia Rouchota: Ogni allestimento espositivo con le opere di Scaccabarozzi è per noi un invito a ragionare ed a scegliere quelle che meglio rispondono alla necessità che si presenta.

L’artista ha esplorato per decenni le trasformazioni che l’acqua portava sui tessuti, sulla carta e su sottili fogli di polietilene. Ha mescolato l’acqua con i colori, ha immerso nell’acqua colorata e iniettato, ha osservato e seguito il ritmo e i cambiamenti di umore dell’acqua nella natura e l’ha incorporata attraverso il movimento della mano che tiene il pennello o stende l’inchiostro sui fogli di polietilene.
La sua intenzione non era rappresentare l’acqua ma lavorare con le sue caratteristiche per raggiungere dei risultati inaspettati.

È stato quasi automatico per noi, avendo a che fare con uno spazio che si affaccia sul lago, scegliere opere che meglio dialogassero con quella realtà. Da una parte la natura, dall’altra l’artificio dell’arte.

Ilaria Bignotti: Se è vero che l’opera d’arte è prodotto dell’uomo e dunque riflesso del suo stare al mondo e del suo relazionarsi con l’ambiente, tornando al mondo dopo la sua definizione l’opera inevitabilmente interroga spazio, tempo, corpo, natura. Vi si confronta, vi si compara, vi confligge, anche.
La ricerca di Antonio Scaccabarozzi è fortemente legata alle grandi domande sul rapporto tra l’uomo e il suo stare sulla terra, le sue modalità di visione e relazione con le cose.

Per un artista come Scaccabarozzi, l’acqua diventa così cartina di tornasole delle risposte dell’artista alle grandi domande sul mondo. E continua ad essere stimolo e messa in crisi e in luce delle certezze raggiunte, in una ricerca continua e fertilissima.

ArTalkers.it | Antonio Scaccabarozzi: Iniezione endotela - cm3 8, 1980 | courtesy Galleria Clivio Arte Moderna e Contemporanea
Antonio Scaccabarozzi: Iniezione endotela – cm3 8, 1980 – acrilico iniettato in tela non preparata, 42x102cm | courtesy Galleria Clivio Arte Moderna e Contemporanea
Guardando all’acqua come elemento costitutivo di una pratica pittorica metodica, mi chiedo se esista una qualche affinità con la pittura analitica intesa come ritorno a un grado zero della pittura, alla sua grammatica, pur con strumenti poco tradizionali.

Ilaria Bignotti: L’acqua, nella peculiare poetica creativa di Scaccabarozzi, è un elemento intrigante e poliedrico: innanzitutto, l’acqua porta con sé il problema del “vedere attraverso”. Anche attraverso di essa: è frame e osmosi del mondo.
A seconda di quanto colore vi aggiunge l’artista, di quanto essa si addensa, ispessisce, o diluisce, evapora anche, l’immagine risponde, emerge, si immerge, si intuisce; possiamo misurare l’acqua, quantificarla, attraversarla, iniettarla, possiamo immergerci in essa, sperimentare, continuamente.
Fenomenologia e razionalizzazione.
Uno strumento poco tradizionale, come tu scrivi, per una rigorosa, eppur calda e vibrante, ricerca: questa è l’acqua per Scaccabarozzi.

ArTalkers.it | Antonio Scaccabarozzi: Immersione, 1980 | courtesy Archivio Antonio Scaccabarozzi
Antonio Scaccabarozzi: Immersione, 1980 – tela non preparata parzialmente immersa, 53x64cm | courtesy Archivio Antonio Scaccabarozzi
L’Equilibrio statico/dinamico delle prime sperimentazioni di Scaccabarozzi sembra spostarsi dal piano progettuale e costruttivo legato per lo più alla percezione visiva indagata negli anni ’60 e ’70 verso una dimensione più intima che ha a che fare direttamente con le proprietà vitali implicite in questi “cicli dell’acqua”.
Qual è il nuovo “equilibrio” nelle superfici delle Immersioni e Iniezioni?

Anastasia Rouchota (in risposta anche alla domanda precedente): Scaccabarozzi negli anni Settanta è a contatto con la Konkrete Kunst d’Oltralpe; ciò nonostante, la pura metodicità come espressione o il rigore della geometria non riescono ad affascinarlo fino in fondo, non riescono ad impedirgli di guardare oltre, di “rompere le righe” e di scegliere una libertà di sperimentazione tutta sua.
Da una parte il suo minimalismo, l’arte del togliere lo avvicina ai suoi colleghi tedeschi, dall’altra però c’è sempre nella sua opera un raggio di sole speciale, un elemento di gusto italiano che lo distanzia. Come Picasso, artista che rappresenta il suo primo e grande amore, rende suo ogni terreno che tocca e lo fa germogliare al di fuori di ogni schema.

Ilaria Bignotti: Le operazioni di iniezione, imbibizione, immersione delle tele e delle carte costituiscono una pratica che per Scaccabarozzi porta a una infinita gamma di potenzialità sperimentali, sia in direzione processuale che ancora analitica.

L’artista misura la quantità di liquido iniettato o nel quale immergere la tela: ne misura anche le quantità di colore da mescolare all’acqua. Poi, si abbandona e abbandona la tela alle reazioni.
Sempre vigile, mai casuale, eppure fatalmente attratta dalle potenzialità, la sua ricerca si gioca così, tra metodo ed emozione, come ha scritto Natascia (Anastasia Natascia Rouchota – ndr) titolando una appassionata biografia sulla ricerca dell’artista.

Installation view: Antonio Scaccabarozzi. Acquorea, Fondazione L'Arsenale (Iseo - Brescia), 29/04-20/06/2021
Installation view: Antonio Scaccabarozzi. Acquorea, Fondazione L’Arsenale (Iseo – Brescia), 29/04-20/06/2021
Parallelamente l’artista intona un dichiarato inno alla libertà, con pennellate fluidamente stese in Quantità libere. Da dove deriva questa necessità di liberarsi?

Anastasia Rouchota: Scaccabarozzi ha lavorato per decenni in bilico tra il rigore e il suo rovesciamento. C’è sempre in lui la ricerca di un equilibrio dinamico, una fantastica energia che esonda da punti fermi, statici.
Un’azione controllata, metodica, che siano i piccoli fori sulla carta o l’iniettare di una quantità liquido in una tela o l’immergere un pezzo di lino nell’acqua colorata fino a un punto preciso segnato a matita, porta a risultati assolutamente autonomi, non previsti.

Quando il metodo non gli dice più nulla, una motivazione più che lecita, non esita a passare alla piena libertà.

Quando non misura più nulla regala ai sui compagni di viaggio che sono il colore, le forme, il gesto ma perfino il supporto, la piena libertà.
Lì non c’è più nulla da dichiarare, peso, distanza, quantità, numero, limite.
Passa direttamente alla poesia del risultato che racchiude in sé mistero, controllo, spontaneità e ragione di essere.

Ilaria Bignotti: È stato spesso riconosciuto dalla critica che con le Quantità libere l’artista raggiunge il momento più vibrante della sua indagine, più ricco di esplorazioni e più personale, puro, incontaminato ovvero libero da possibili inquadramenti teoretici preeesistenti.

Negli anni Ottanta Scaccabarozzi in effetti utilizza colore e fogli di polietilene trasparente: una follia che porta a dei risultati di grandissima levatura e che in mostra abbiamo voluto omaggiare con una massiva presenza.

Installation view: Antonio Scaccabarozzi. Acquorea, Fondazione L'Arsenale (Iseo - Brescia), 29/04-20/06/2021
Installation view: Antonio Scaccabarozzi. Acquorea, Fondazione L’Arsenale (Iseo – Brescia), 29/04-20/06/2021
Nel 1983 Antonio Scaccabarozzi riempie una serie di bottiglie da 75 ml con acquarelli colorati.
Nel 1989, a distanza di sei anni, con l’opera ambientale Grande acquerellato ricopre invece le pareti e il pavimento della Galerie Katrin Rabus di Bremen di carte colorate di azzurro.
Quale contributo porta ciascuna di queste modalità espressive alla ricerca sull’acqua, sulla quantità, sulla libertà, sullo spazio?

Anastasia Rouchota: Il tema centrale è la Quantità. Nelle bottiglie c’è ancora una misurazione e un metodo. Nel grande acquerellato la Quantità è libera di espandersi fino a inondare la galleria. Il gesto dell’artista è esasperato, iperbolico e liberatorio. Lo spettatore nuota in un’acqua che è solo rappresentata, nuota nell’onda intima dell’artista, dalla quiete può passare alla voragine, tanto il ritmo delle pennellate può stordire, allarmare…

Ilaria Bignotti: Concentrazione ed esplorazione dell’acqua nello spazio: dal contenitore in vitro alle pareti di un ambiente. Chi contiene cosa, in realtà? È l’acqua ad essere delimitata, certo, ora in una bottiglia, ora sul muro. Eppure, le cromie nelle quali è virata, le possibilità del suo tradursi in altro: ora stendendosi sulla superficie del supporto, ora, potenzialmente, espandendosi attorno a noi, come environment, tracimano i limiti del contenitore e lo rendono detonatore, contenuto dall’acqua che tutto genera e generativamente crea.

ArTalkers.it | Antonio Scaccabarozzi: Grande acquerellato, 1989 | courtesy Archivio Antonio Scaccabarozzi
Antonio Scaccabarozzi: Grande acquerellato, 1989 – acquerello su carta, installazione ambientale, Galerie Katrin Rabus (Bremen) | courtesy Archivio Antonio Scaccabarozzi
Infine, la plastica. Nel polietilene torna prepotente un discorso sulla trasparenza, che pare essere ancora un discorso sull’acqua.

Anastasia Rouchota: La trasparenza, la leggerezza, il non poter imprigionare, delimitare, impedire, isolare. Anche il polietilene si rende partecipe di questa missione.

Ilaria Bignotti: È quello che sin dalle prime battute ho definito, con le parole dell’artista, la ricerca sul “Vedere attraverso”. Ci sarebbe da scrivere un libro sul diafano, ovvero i gradi di trasparenza e di visibilità connessa al problema della trasparenza e della densità della visione in Scaccabarozzi. Il quale, alla fine degli anni Novanta, ragionando su questo ciclo di lavori sui fogli di polietilene, scriveva:

“Sto guardando in giardino da una finestra del pianoterra. Mi soffermo sul muro chiaro parzialmente ricoperto dall’edera. Trovo interessante il rapporto che si è creato fra le zone verdi e quelle ancora libere. Sarà di breve durata. L’edera si propaga sempre più e presto sarà tutta un’altra cosa.
Guardo ancora qua e là, poi rientro con lo sguardo. Ho giusto il tempo per rendermi conto di avere osservato la scena attraverso una tendina trasparente, il vetro della finestra, la zanzariera, la ringhiera di ferro battuto, senza accorgermi della loro presenza. Riprovo il percorso nell’insieme. Ora quegli oggetti frapposti, che non avevo notato, acquistano enorme importanza nella ripartizione dello spazio in distanza. Generano numerose connessioni, rimandano indietro la loro immagine e nello stesso tempo lasciano passare lo sguardo. La constatazione di tutto ciò mi provoca una forte e sentita emozione. […]

Le opere del 1996-1997, hanno sottolineato il ritorno all’ambito “pittorico”, con figure piane a linee appena trasversali, ottenute tagliando il polietilene. Venivano applicate al muro nella parte superiore, così da sollevarsi liberamente e ricadere con la leggerezza del loro corpo, al primo movimento d’aria.
Negli ultimi due anni i lavori pur mantenendo le peculiarità principali, hanno avuto uno sviluppo nella forma e si presentano sospesi nello spazio, accavallati a un filo di nylon teso fra due chiodi.
L’idea è di porre l’opera come zona-limite di forze contrapposte. Dove la tensione che si instaura fra la configurazione dell’oggetto e lo sguardo che l’oltrepassa, carichi questa idea di vitalità”.

ArTalkers.it | Antonio Scaccabarozzi: Quantità Blu, 1991 | courtesy Galleria Clivio Arte Moderna e Contemporanea
Antonio Scaccabarozzi: Quantità Blu, 1991 – inchiostro su polietilene trasparente, 80x120cm | courtesy Galleria Clivio Arte Moderna e Contemporanea
Nel 2006 Antonio Scaccabarozzi, rispondendo a una tua domanda sul soggetto del suo lavoro, risponde così: “… produco un’immagine sconosciuta della realtà, dalla quale dare avvio a un’avventura conoscitiva.”
Puoi lasciarci un tuo commento?

Anastasia Rouchota: Cosa può essere una Quantità di blu? Si tratta solo della citazione di un colore, ma lì sopra o dentro, se vogliamo, ognuno di noi è padrone di disegnare il proprio momento, l’emozione, un pensiero, il frammento di un sogno o di un augurio, il sapore del drink preferito seduti vista mare o lo sguardo dal finestrino di un aereo…

ArTalkers.it | Antonio Scaccabarozzi: Quantità Blu, 1991 | courtesy Galleria Clivio Arte Moderna e Contemporanea
Antonio Scaccabarozzi: Quantità Blu, 1991 – inchiostro su polietilene trasparente, 80x120cm | courtesy Galleria Clivio Arte Moderna e Contemporanea
In quali termini le opere di Scaccabarozzi possono considerarsi ancora attuali, a distanza di decenni dal contesto di realizzazione?

Anastasia Rouchota: Scaccabarozzi crea opere di lettura non semplice, con infinite possibilità di interpretazione. Sono così attuali da risultare classiche, iconiche. Sono fatte in segretezza senza far emergere la loro estrema difficoltà di produzione, dopo studi scrupolosi ed esperimenti attenti, ma che danno l’idea di una semplicità disarmante.
Il fatto che moltissimi giovani artisti in Italia ma anche all’estero, USA compresa, facciano riferimento a lui, a questo fantastico outsider del mercato, ci conferma che abbiamo a che fare con un autentico maestro.

Ilaria Bignotti: L’opera di Scaccabarozzi continua a ispirare le generazioni attuali di artisti: l’archivio riceve tantissime proposte di artisti giovani, anche giovanissimi, che chiedono di poter vedere le sue opere, di ricevere cataloghi. Questa è, credo, la prova prima e ultima della vitalità di una ricerca. Quando continua ad essere di ispirazione per chi ha scelto di fare vedere al pubblico, a noi che forse non sappiamo vedere ancora “attraverso” le cose. Gli artisti sanno darci questo: nuovi occhi, nuovi orizzonti.

Poi c’è il tema della plastica, del riuso dei fogli di polietilene, che Scaccabarozzi avvertiva come una necessità anche in direzione di sostenibilità ecologica. Ma questo è un altro discorso ancora. Parafrasando Italo Calvino, quando parlava dei classici in letteratura, “un artista vero è un artista che non ha mai finito di farci vedere ciò che ha saputo vedere”. Scaccabarozzi lo è stato, continua ad esserlo.

FONTI e APPROFONDIMENTI:
- Antonio Scaccabarozzi. Acquorea, Fondazione L'Arsenale (Iseo, Brescia), 29/04/2021 - 20/06/2021 (link alla mostra)
- Archivio Antonio Scaccabarozzi (link)

Alice Traforti

Founder e Redazione | Vicenza
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