La visione della musica: Bolpagni racconta Veronesi, Di Luciano e Pizzo

Il curatore Paolo Bolpagni racconta le ricerche tra arte e musica di Luigi Veronesi, Lucia Di Luciano e Giovanni Pizzo, in mostra da 10 A.M.ART a Milano fino al 30 aprile 2021.

Specializzato in analisi, composizione e pianoforte, con un dottorato di ricerca in Storia dell’arte contemporanea e un’intensa carriera come docente, storico e critico in ambo le discipline delle arti visive e della musica, Paolo Bolpagni è il curatore di “Ed è sempre musica. Luigi Veronesi, Giovanni Pizzo, Lucia Di Luciano”.

Quelle che possiamo ammirare in mostra, infatti, sono rappresentazioni visive del sistema di scrittura musicale, trasposizioni più o meno puntuali che generano squisite visioni costruite a tavolino.

Il processo creativo dei tre artisti si affida così a un approccio matematico e scientifico che dall’analisi del linguaggio porta dritto al piacere della fruizione.

Ecco che forme geometriche, linee e colori si inseguono, ora adagio, ora veloce, sulle pareti della galleria trasformandola in un auditorium di composizioni e ritmi visuali che consentono di osservare la musica in opere d’arte sorprendentemente realizzate tra gli anni ’70 e ’80, senza l’utilizzo di particolari tecnologie.

La relazione tra arte e musica è qui molto più che una fonte di ispirazione reciproca o un mero sconfinamento, diventa campo di indagine multidisciplinare.

Paolo Bolpagni ci accompagna nella scoperta delle opere di Luigi Veronesi (Milano, 1908-1998), Giovanni Pizzo (Frosinone, 1934) e Lucia Di Luciano (Siracusa, 1933) esposte alla Galleria 10 A.M.ART a Milano fino al 30 aprile 2021.

Paolo Bolpagni (ph. Lucio Ghilardi, Lucca)
Paolo Bolpagni – storico, critico e curatore della mostra “Ed è sempre musica. Luigi Veronesi, Giovanni Pizzo, Lucia Di Luciano”, 10 A.M.ART – Milano, 04/03 – 30/04/2021 | ph. Lucio Ghilardi, Lucca
Sempre a proposito di musica, oggi abbiamo per esempio la Sound Art, la sonorizzazione di processi non sempre visibili, la visualizzazione digitale delle onde sonore… All’epoca delle opere in mostra, invece, il contesto e i mezzi erano molto diversi.
Puoi delineare il panorama generale in cui si sono sviluppate le ricerche in ambito musicale di Veronesi, Pizzo e Di Luciano?

Paolo Bolpagni: Stiamo parlando degli anni Sessanta e Settanta del Novecento, che sono stati caratterizzati da una forte attenzione alle esperienze intermediali.

Più in generale, gli scambi tra il mondo delle arti visive e quello musicale delle neoavanguardie furono numerosi e fecondi. Basti pensare alla figura di Iannis Xenakis, che, prima d’imporsi come compositore, lavorò nello studio di Le Corbusier, i cui concetti matematici applicati all’architettura, del resto, furono di grande importanza nell’elaborazione del suo linguaggio musicale.

Le ricerche più vicine a quelle di Luigi Veronesi, Giovanni Pizzo e Lucia Di Luciano furono comunque, all’epoca, le sperimentazioni del pittore svizzero Jakob Weder (1906-1990) e della statunitense Jack Ox (1948): tutte indipendenti e ignare le une delle altre.

ArTalkers.it | LUCIA DI LUCIANO: Cromo struttura n.4, 1980 - courtesy 10 AM art, Milano
LUCIA DI LUCIANO: Cromo struttura n.4, 1980 – china, tempera e fastprint su alluminio, 59×59 cm
Alla luce di ciò che fino ad allora era stato il rapporto tra arte e musica, qual è l’apporto rivoluzionario introdotto da queste nuove ricerche?

Paolo Bolpagni: Non parlerei propriamente di rivoluzione: il legame con le avanguardie primonovecentesche era pur sempre vivo e influente (mi riferisco soprattutto alle esperienze del Bauhaus). Il tratto di originalità sta nell’attribuzione di un ruolo preminente alla componente scientifico-razionale, nell’aspirazione a un linguaggio oggettivo e anti-emozionale, esatto e “assoluto”.

ArTalkers.it | LUCIA DI LUCIANO: Cromo struttura n.1, 1979 - courtesy 10 AM art, Milano
LUCIA DI LUCIANO: Cromo struttura n.1, 1979 – tempera Windsor e Newton su cartonlegno, 58×60 cm
Nel panorama artistico di oggi, invece, quale contributo possono ancora dare in termini di attualità?

Paolo Bolpagni: Mi pare che la maggior parte delle ricerche artistiche odierne sia caratterizzata da un atteggiamento emotivistico. Si è tornati all’espressione del sé.

Hanno grande peso, oggi, anche gli aspetti legati al genere e ai temi politici e della cosiddetta decolonizzazione: a mio avviso, è il sintomo di un immotivato senso di colpa della civiltà occidentale, che pare avvitata in un processo autodistruttivo.

Spero che si manifestino presto i segni di un ritorno alla grande tradizione europea e della fede nella ragione e nella sensatezza che dovrebbe sovrintendere al fare artistico, che, a mio avviso, va slegato da finalità estrinseche.

ArTalkers.it | GIOVANNI PIZZO: Sign Gestalt n.156, 1976 - courtesy 10 AM art, Milano
GIOVANNI PIZZO: Sign Gestalt n.156, 1976 – china e tempera su cartone Schoeller e alluminio, 60×99 cm
Quali sono, a livello di estetica “musicale”, le affinità tra Luigi Veronesi, Giovanni Pizzo e Lucia Di Luciano?

Paolo Bolpagni: Tutti e tre, pur in modi differenti, sembrano intravvedere la possibilità di denotare il fenomeno sonoro in termini visivi, attraverso il ricorso a un lessico astratto-geometrico e l’utilizzo di un colore piatto e uniforme, privo di sfumature. Inoltre l’elemento ritmico è presente in maniera potente nelle loro opere.

ArTalkers.it | GIOVANNI PIZZO: Sign Gestalt E64, 1981 - courtesy 10 AM art, Milano
GIOVANNI PIZZO: Sign Gestalt E64, 1981 – tempera e fastprint su cartonlegno, 60,4×99,4 cm
E le differenze?

Paolo Bolpagni: Luigi Veronesi si diceva convinto di aver trovato un sistema scientifico per “visualizzare” la musica. In realtà, in questo, sbagliava, perché il suo ragionamento, pur raffinato, non è privo di arbitrarietà nel determinare precise corrispondenze tra le frequenze sonore e le vibrazioni luminose che costituiscono i colori come noi li percepiamo.

Anche Giovanni Pizzo e Lucia Di Luciano adottarono, come Veronesi, il modulo del rettangolo, che “scorre” in senso orizzontale da sinistra a destra su fasce sovrapposte, alla stregua di una partitura di forme costruita con procedimenti pittografici anziché notazionali.
In loro, tuttavia, nonostante gli stretti rapporti intrattenuti con importanti esponenti del mondo musicale, come Pietro Grossi (fondatore dello Studio di Fonologia di Firenze), Mauro Bagella e Vittorio Gelmetti, non c’è la volontà di reciproche e puntuali trasposizioni fra i due linguaggi.

ArTalkers.it | LUIGI VERONESI: Studio, 1968 - courtesy 10 AM art, Milano
LUIGI VERONESI: Studio, 1968 – collage, china e caratteri trasferibili su cartoncino, 38×60 cm
Questa mostra mi fa pensare ancora al complesso rapporto tra arte e scienza, alla naturalezza con cui lo stesso si traduce in musica nel concetto di armonia, e alla maggiore immediatezza con cui quest’ultimo è recepito.
Puoi condividere una tua riflessione al riguardo?

Paolo Bolpagni: Tema complesso. Lo sintetizzo in due brevi ragionamenti.

Il primo è che, nella produzione artistica, la presenza e l’azione del fattore musicale possono essere ravvisate nel ricorso a forme e tecniche compositive (la polifonia, il contrappunto, la variazione, lo sviluppo, la serialità…), oltre che nella resa visiva del parametro del ritmo.

La seconda è che possiamo ormai confutare uno dei più comuni criteri di distinzione fra la musica e le arti visive, cioè quello che risiede nella caratterizzazione di queste ultime come modalità d’espressione dispiegantesi peculiarmente nello spazio, e della prima nel tempo.

ArTalkers.it | LUIGI VERONESI: Visualizzazione, 1982-83 - courtesy 10 AM art, Milano
LUIGI VERONESI: Visualizzazione cromatica delle misure dalla 1 alla 96 della Seconda sarabanda per pianoforte di Erik Satie, 1982-83 – collage, china e tempera su cartoncino, serie di 7 elementi
Pensando al futuro di arte e musica, che cosa ti piacerebbe vedere nelle prossime indagini?

Paolo Bolpagni: Credo che sarebbe un po’ arrogante, da parte mia, che sono uno studioso, affermare che cosa gli artisti dovrebbero fare.

Faccio mio il motto degli esponenti della Secessione di Vienna: “Der Zeit ihre Kunst, der Kunst ihre Freiheit” (“a ogni epoca la sua arte, all’arte la sua libertà”).

Spero soltanto che gli Europei non rinneghino la propria cultura e non si facciano colonizzare in nome di una malintesa forma di multiculturalismo.

FONTI e APPROFONDIMENTI:
- "Ed è sempre musica. Luigi Veronesi, Giovanni Pizzo, Lucia Di Luciano", 10 A.M.ART - Milano, 04/03 - 30/04/2021 (link)
- Comitato Luigi Veronesi (link)
- sito ufficiale di Paolo Bolpagni (link)

ALLESTIMENTO: Ed è sempre musica. Luigi Veronesi, Giovanni Pizzo, Lucia Di Luciano | 10 A.M.ART – Milano, 04/03 – 30/04/2021

ALLESTIMENTO: Ed è sempre musica. Luigi Veronesi, Giovanni Pizzo, Lucia Di Luciano - a cura di Paolo Bolpagni | 10 AM art - Milano, 04/03 - 30/04/2021
ALLESTIMENTO: Ed è sempre musica. Luigi Veronesi, Giovanni Pizzo, Lucia Di Luciano - a cura di Paolo Bolpagni | 10 AM art - Milano, 04/03 - 30/04/2021
ALLESTIMENTO: Ed è sempre musica. Luigi Veronesi, Giovanni Pizzo, Lucia Di Luciano - a cura di Paolo Bolpagni | 10 AM art - Milano, 04/03 - 30/04/2021
ALLESTIMENTO: Ed è sempre musica. Luigi Veronesi, Giovanni Pizzo, Lucia Di Luciano - a cura di Paolo Bolpagni | 10 AM art - Milano, 04/03 - 30/04/2021
ALLESTIMENTO: Ed è sempre musica. Luigi Veronesi, Giovanni Pizzo, Lucia Di Luciano - a cura di Paolo Bolpagni | 10 AM art - Milano, 04/03 - 30/04/2021
ALLESTIMENTO: Ed è sempre musica. Luigi Veronesi, Giovanni Pizzo, Lucia Di Luciano - a cura di Paolo Bolpagni | 10 AM art - Milano, 04/03 - 30/04/2021

Alice Traforti

Founder e Redazione | Vicenza
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