Chiara Dynys e la trama illusoria del riflesso

Emiliano Zucchini intervista l’artista Chiara Dynys attualmente in mostra alla galleria Casamadre Arte Contemporanea di Napoli

Seguo sempre con grande curiosità e interesse il lavoro dell’artista Chiara Dynys. Decido dunque d’incontrarla per approfondire il concept della sua ultima personale attualmente in corso alla Galleria Casamadre Arte Contemporanea di Napoli. Inaugurata il 22 ottobre, la mostra si concluderà a marzo 2021. 
In una densa e ricca intervista, chiedo all’artista di parlarmi degli ultimi cicli di lavori inediti La Blancheur e Kaleidos, realizzati proprio in occasione della mostra partenopea.

Potete approfondire il lavoro di Chiara Dynys nell’intervista realizzata per ArTalkers da Teodolinda Coltellaro: Chiara Dynys: Attraversare il corpo fluido del proprio tempo

Chiara Dynys, La Blancheur, 2020

Lo storico del diciottesimo secolo Saverio Serofani parlando dell’opera “La Maddalena penitente” di Canova scrisse che lo scultore veneto superò se stesso poiché tale scultura ingannava la vista dello spettatore facendo “…creder viva la pelle – candida – sparsa per tutto il corpo”. Nelle tue opere della serie La Blancheur trai ispirazione proprio dalle candide opere di Canova, inserendo e scomponendo l’immagine delle sue sculture all’interno di forme riflettenti che ne modificano la percezione, ingannando così a tua volta lo spettatore sulla reale fonte dell’immagine. Come mai proprio Canova e con quale criterio hai scelto le sue opere?

Chiara Dynys:  Ti rispondo di petto dicendoti che quando sono stata per la prima volta alla gipsoteca di Possagno molti anni fa, i miei occhi, che erano già in difficoltà perché non avevo portato né gli occhiali né le lenti, hanno percepito un biancore accecante: tutto confluiva insieme e perdevo l’equilibrio, come quando ascolto un brano di Glenn Gould. Questo biancore, insieme a questa integrità nel senso della ricerca della perfezione, mi ha portato a immaginare un infinito di passaggi e rifrazioni, come essere sospesi nell’etere. Il titolo che ho dato a quest’opera, La Blancheur, è anche un riferimento al filosofo contemporaneo David Le Breton, che usa questo termine per indicare un’esperienza provvisoria di assenza di peso, una volontà di impotenza e di abbandono in una società che ci impone tutto e appesantita da velocissime trasformazioni e da eventi traumatici, aggiungo io, come quelli che stiamo vivendo ora. Eduardo Cicelyn, direttore della galleria Casamadre Arte Contemporanea, dove queste opere sono esposte, ha usato una bellissima frase a riguardo: «La Blancheur, con i suoi angoli aguzzi in cui si frantuma lo splendore canoviano, infligge la nostalgia di una bellezza ideale, che è biancore astratto, pallore mortale». 

Chiara Dynys, Kaleidos, 2020

Nelle opere della serie Kaleidos dalla forma simmetrica ottagonale rifletti l’immagine dello spettatore nell’intento di osservare l’opera stessa.Un invito a partecipare questa volta come protagonisti all’interno della magia del caleidoscopio?

Chiara Dynys: Kaleidos rappresenta, ancora una volta, la ricerca dell’integrità: ci vediamo riflessi e frazionati come la lente sul fondo della forma ottagonale che si rifrange anch’essa in mille parti. Ed ecco che noi, in un mondo che ci spezza, vogliamo ritrovare l’unità e l’integrità sentendo, con nostalgia del classico, l’armonia che Canova ci restituisce nella stanza accanto. Possiamo anche vedere queste forme aggettanti e colorate come grandi parabole che registrano i rumori dello spazio e le infinitesime frequenze luminose che provengono dall’altra parte dell’universo oppure, sempre citando Eduardo, «delle idee platoniche in fuga verso l’iperuranio».

Chiara Dynys, Museo Poldi Pezzoli 2014 – San Nicola

Lo specchio e il riflesso sono elementi spesso ricorrenti nella tua produzione. Nel recente volume pubblicato da Skira e curato da Giorgio Verzotto, l’elegante cofanetto del libro riprende la tua nota serie Look at You e anche in questo caso insceni, attraverso superfici riflettenti, un gioco d’inganno percettivo in chi lo osserva.  Cosa vuoi svelare all’occhio ingannandolo?

Chiara Dynys: Il multiplo che accompagna il libro di Skira è una forma trasparente  all interno della quale una superficie specchiante nasconde un monocromo che si riflette sul fondo a specchio. Guardandolo ci illudiamo che il monocromo sia “dipinto“ sullo specchio al fondo, ma poi scopriamo che non è così. Per svelare questo inganno è necessario cambiare il proprio punto di vista ed è proprio questo che voglio svelare all’occhio dello spettatore. Ho utilizzato questo linguaggio in un posto per me importantissimo come il Museo Poldi Pezzoli nella mostra sul San Nicola da Tolentino di Piero Della Francesca e per questo motivo ho poi deciso di voler presentare proprio in questo luogo il libro.

L’artista Chiara Dynys si specchia in un’opera del ciclo Kaleidos esposto a Casamadre

Nelle tue opere da sempre utilizzi materiali ricercati dalle forme e linee del tutto personali e mai scontate. Da cosa deriva questa tua costante ricerca quasi ossessiva di creare forme sempre nuove e spesso inusuali?

Chiara Dynys: Si può anche dire che in realtà io usi sempre la stessa forma: quella del cono ottico o “trappola per lo sguardo”, che poi si declina in modi diversi, ma è vero che vado avanti in questo percorso trovando e inventando dei dispositivi sempre più misteriosi anche tramite l’utilizzo di nuovi materiali. Credo che fondamentalmente questa sia la genesi e la matrice delle mie opere, che rende, per assurdo, riconoscibile il mio lavoro.

Chiara Dynys – Casamadre


Hai scelto l’artista e amico Domenico Bianchi come curatore della mostra. Come ti relazioni con l’ambiente artistico italiano e come selezioni i tuoi collaboratori?

Chiara Dynys: Domenico è un grande artista che sa essere molto intrigante attraverso una sintesi molto rigorosa e morbida nello stesso tempo. Credo sia così generoso da riuscire a seguire e consigliare ed essere complice dei suoi amici. L’ha fatto con altri artisti straordinari come Kounellis e sono onorata che l’abbia fatto anche per me. Anche se nella storia dell’arte questo tipo di collaborazioni tra artisti si trovano frequentemente, non è comunque scontato riuscire a relazionarsi in questo modo. Anche questa tua intervista può considerarsi allo stesso modo, essendo anche tu artista, che selezionando le mie opere per parlarne agisci come un curatore. Tramite Artalkers dai spazio ad altri artisti e anche durante la pandemia hai costruito delle occasioni per coinvolgere i tuoi amici artisti come con l’evento virtuale “TheComfortshow.com – Greetings from living (rooms)”. Trovo che questo sia umanamente straordinario, oltre che di grande qualità come ricerca individuale e analisi del sistema arte.

Chiara Dynys, Nothing to lose, 2020

La mostra si conclude con tre opere dal titolo “Nothing to lose“, ciclo dedicato a Napoli. Che rapporto hai con questa città?

Chiara Dynys:  Amo Napoli in maniera viscerale. È una città che non mi ha mai tradita e io non la tradirò mai. Napoli è la stratificazione della bellezza, della profondità, della disperazione, della follia e poi ancora tanto e tanto. A lei ho voluto dedicare all’interno della mostra il ciclo Nothing to lose: tre quadri che ritraggono con una foto stampata su vetro artigianale il cielo e il mare di Napoli. A questa immagine ho voluto aggiungere, come tipico nei miei lavori, un disturbo visivo: una linea di platino fuso posta sull’orizzonte a separare il cielo dal mare. Un segno che non permette allo spettatore di godere appieno della visione di questi scatti sognanti: l’orizzonte è irraggiungibile. Solo quando questo ci è negato ci accorgiamo che il nostro sguardo andrebbe a cercare quel punto di unione tra cielo e mare.

Chiara Dynys – Casamadre

Ogni volta che ricevo notizia di una tua prossima mostra sono sempre estremamente curioso di scoprire quale nuovo ciclo di lavori starai presentendo. Ci sono altri nuovi materiali/forme con le quali stai sperimentando e scopriremo presto?

Chiara Dynys: Per il prossimo progetto a cui sto lavorando ci sarà un materiale che ritengo abbia una vita propria, un vetro che si trasforma raccogliendo energia e luce. Un lavoro ambizioso a cui tengo molto e dedicato a una persona importantissima per quello che è stato il mio percorso artistico.

Un momento dell’inaugurazione a Casamadre

FONTI e APPROFONDIMENTI:
- sito ufficiale Casamadre Arte Contemporanea
- sito ufficiale Chiara Dynys

PER VISITARE LA MOSTRA:  La mostra è visitabile fino a marzo 2021.  Casamadre - Arte Contemporanea è aperta al pubblico da martedì a sabato con orario 10.30-13.00 e 14.00-19.00, chiusa la domenica e il lunedì. Per informazioni: 
Casamadre - Arte Contemporanea
Palazzo Partanna, Piazza dei Martiti, 58 - Napoli 
T. +39 081 193 60 591, info@lacasamadre.it, www.lacasamadre.it

Emiliano Zucchini

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