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Luca Moscariello: l’equivoco della pittura, la pittura dell’equivoco

Luca Moscariello racconta la sua recente indagine pittorica tra labirinti, puzzle ed equivoci in piena vista.

Moduli strategici per imbastire equivoci è il titolo dell’ultima mostra personale dell’artista Luca Moscariello (1980), visitabile presso il Centro Culturale Mercato di Argenta (FE) fino al 10 marzo 2024.

Tutta la ricerca dell’artista si concentra intorno al tema dell’inganno della pittura, con opere che mettono in scena l’illusione della percezione visiva per instillare il dubbio nella mente dell’osservatore.

Che cosa guardiamo mentre osserviamo un’opera d’arte?

I dipinti di Luca Moscariello però non forniscono una risposta certa, ma continuano ad aprire una serie di domande agli occhi di chi guarda con attenzione.
Scopriamo insieme all’artista gli equivoci disseminati nel suo fare arte.

>> fonti e approfondimenti in fondo all’intervista

Ritratto dell'artista Luca Moscariello nel suo studio.

Luca Moscariello nel suo studio d’artista.

In riferimento al titolo della tua ultima mostra, qual è la tua strategia per imbastire equivoci?

Luca Moscariello: Il titolo è un’allitterazione, anticipa alle orecchie ciò che accadrà agli occhi: un avvertimento.
“il suono prima del senso” di cui scriveva Rodari.

La strategia resta quella imbastita fin dall’inizio, quel nascosto in piena vista che ad Argenta porta in scena due momenti cruciali, i quali pur contaminandosi ed essendo uno la premessa fondamentale dell’altro, manifestano una incongruenza: quella di non poter o voler rassicurare la lettura di chi affronta la mostra.

artwork by Luca Moscariello: Interno pomeriggio (scena tra la polvere e la premura del procedere), 2019

Luca Moscariello: Interno pomeriggio (scena tra la polvere e la premura del procedere), 2019 – smalto su tavola, 120×150 cm

E soprattutto, perché imbastire equivoci?

Luca Moscariello: …perché l’equivoco rallenta l’istante. Costringe a riconsiderare l’esperienza.
Siamo stagnati, o ignari o spesso troppo compiaciuti, in ciò che Bredekamp definiva “mediocrazia”, la completa disabitudine ad osservare e a dilatare il tempo in funzione di questo.

Quello che mi diverte fare è creare un inciampo e in questo progetto, che è un duplice depistaggio, si resta in bilico o si precipita tra il brusio smisurato e un indicibile silenzio.

artwork by Luca Moscariello: Come il suono del vento nel grano, 2023

Luca Moscariello: Come il suono del vento nel grano, 2023 – olio e smalto su tavola, 100×80 cm

Prima del 2018 nel tuo lavoro erano presenti molti più elementi figurativi e di matrice geometrica, come si può vedere in “Ipotesi di assemblaggio” (2017), esposto in mostra. Quale percorso ti ha portato a virare verso l’attuale proposta più minimalista?

Luca Moscariello: …direi spogliato della componente narrativa. Minimalismo è un riassunto nel quale il mio lavoro sarebbe un errore.
Le ragioni che portano a riformulare gli esiti sono molte. Quelle che riesco a riconoscere risiedono nella necessità di continuare a scuotere la ricerca, sperando inoltre di rimanerne meravigliato.

Avevo la necessità di riscrivere i registri pittorici, creando una distanza che fosse la cifra di una direzione in antitesi a quanto fin li tracciato; era arrivato il punto in cui raccontare per riassunti ed assenze.
Serviva che il lavoro inducesse, non più conducesse.
Serviva che aprissi una voragine.
Dovevo affrancare il lavoro dall’eccesso, che è sempre rassicurazione, per ritrovarlo ad affrontare quel vuoto e quel silenzio che in precedenza fagocitavo.

Worringher scriveva che l’empatia più potente si crea nell’astrazione, perché vengono sottratti i riferimenti e si resta di fronte ad un vuoto riempito dalle proprie paure.
E se è vero che ogni forma è l’assassinio di un’altra, alle scene che saturavano la superficie ho posto un velo come ad occultarli, in quel momento l’occhio si ritrova orfano del conforto degli appigli e deve farsi archeologo se vuole trovare comprensione.

artwork by Luca Moscariello: Puzzle n.40 (Elogio delle fragilità 18), 2022

Luca Moscariello: Puzzle n.40 (Elogio delle fragilità 18), 2022 – olio e smalto su tavola, 50×50 cm

Il labirinto e il puzzle sono due concetti centrali nella tua ultima produzione. Ce ne parli?

Luca Moscariello: …sono entrambi termini riconducibili al gioco. L’aspetto ludico del fare, così come nella ricerca dei titoli è una pratica fondamentale del mio lavoro che è certamente più debitore a Rodari o Calvino, Perec o Bergonzoni e perfino a Richard Scarry di quanto non lo sia alle vicende della pittura, soprattutto attuale, che in verità mi annoia tremendamente.

Il labirinto è un paradosso. É una figura che nel porgere la soglia da varcare, apre al suo superamento.
Cela l’inganno mentre concede la possibilità di essere risolto.
Questa volontà, o incapacità, appartiene ai miei lavori recenti nei quali un lembo s’incurva offrendo un appiglio utile per avviare l’indagine alla quale però sottrarre le risposte. É un’esca.

Così come in un labirinto, il mio lavoro non può essere risolto se non rallentando, diffidando. Un lavoro (come ho scritto per Gerico…) nel quale, come per il labirinto, è necessario perdersi per ritrovarsi.

E così Puzzle, che d’altronde rimarca il gioco e ha di quel gioco la richiesta del tempo necessario a comprenderlo, e proprio come le tessere del Puzzle i miei lavori potrebbero innestarsi tra loro in un sorta di scrittura in divenire.

artwork by Luca Moscariello: Racconto dell'ombra 2, 2022

Luca Moscariello: Racconto dell’ombra 2, 2022 – olio e smalto su tavola, 150×150 cm

A proposito del mezzo, che cosa pensi del digitale? Può trattarsi di un tipo di equivoco?

Luca Moscariello: Sono la persona meno adatta e più distratta a parlare di digitale.
Se lo intendiamo come strumento e risorsa, presumo di no, non è un equivoco.

Se lo intendiamo come scorciatoia da invocare per ottenere risultati veloci sì: un equivoco dalle dimensioni di una patologia sempre più dilagante direi.
Osservando lo stato della pittura italiana è evidente che sia anche parecchio rassicurante, e dagli esiti praticamente identici.

Ci sono ovviamente autori che stimo in grado di portare a trascendenza il lavoro, il resto è un carosello di parodie soporifere.

Chiudo con una domanda di rito: che cosa sogni per il futuro del contemporaneo?

Luca Moscariello: Sognerei un’attenzione alle vicende del nostro mestiere, ma i sogni muoiono all’alba e non ricordo periodi storici recenti sensibili all’argomento.

Sempre in ambito lavorativo a me stesso auspico di non aver ancora dato, né magari ricevuto, il meglio.

Installation views: Luca Moscariello. Moduli strategici per imbastire equivoci, 2024 - Mercato Centro Culturale, Argenta (FE) | a cura di Emanuela Zanon
Installation views: Luca Moscariello. Moduli strategici per imbastire equivoci, 2024 - Mercato Centro Culturale, Argenta (FE) | a cura di Emanuela Zanon
Installation views: Luca Moscariello. Moduli strategici per imbastire equivoci, 2024 - Mercato Centro Culturale, Argenta (FE) | a cura di Emanuela Zanon

Installation views: Luca Moscariello. Moduli strategici per imbastire equivoci, 2024 – Mercato Centro Culturale, Argenta (FE) | a cura di Emanuela Zanon

Alice Traforti

Founder e Redazione | Vicenza
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