Chila Kumari Singh Burman: il gioioso femminismo di un’artista marziale.

Prima Tate Britain Winter Commission affidata ad un’artista asiatica, “Remembering a Brave New World” della Dottoressa Chila Kumari Singh Burman, lo scorso inverno ha trasformato la facciata del museo in una vibrante esplosione di esuberanza Bolliwoodiana.

L’installazione, tra le più instagrammate durante la pandemia, è stata un’iniezione di colore e ottimismo durante il lungo lockdown invernale Londinese, ma soprattutto una potente dichiarazione di “decolonizzazione” eseguita su un simbolo dell’establishment artistico britannico.

“Remembering a Brave New World” celebra il potere e l’emancipazione femminile con un’iconografia elaborata che intreccia divinità orientali e cultura pop, e dove ciascun elemento ha un significato particolare, che si riferisce alla cultura, alle esperienze di vita e ai ricordi d’infanzia dell’artista nata a Liverpool da una famiglia indiana del Punjab emigrata in Gran Bretagna negli anni ’50.

Con l’atteggiamento di una combattente, che le è valso il soprannome di “artista marziale” (John Holt, 1997) Chila Burman da quaran’anni conduce una ricerca sulla politica di genere, l’estetica e gli stereotipi della femminilità asiatica attraverso incisioni, pittura, installazione, fotografia, video e cinema. E’ riconosciuta come figura fondamentale del movimento artistico britannico nero negli anni 80. Nel 2018, Chila Burman ha ricevuto un dottorato onorario alla University of the Arts di Londra e nel 2020 è stata selezionata nell’Art Workers Guild.

Winter Commission: Chila Kumari Singh Burman - Tate Britain
Winter Commission: Chila Kumari Singh Burman – Tate Britain, 14 novembre 2020 – 31 gennaio 2021

Come ci si sente a ‘decolonizzare’ un simbolo dell’establishment dell’arte britannica, la Tate Britain?

Chila Kumari Burman: È stato molto divertente! Onestamente, non immaginavo che sarebbe stato un tale successo. Il direttore della Tate Britain mi ha invitato nel marzo 2019 e mi ha chiesto di trasformare l’intera facciata neoclassica e poi fondamentalmente mi ha lasciato fare tutto quello che volevo.

Qual è stata la parte più impegnativa del progetto?

Chila Kumari Burman: Niente di impegnativo, davvero, tranne forse la dimensione dell’edificio, lavorare in tre dimensioni: quando mi sono trovata di fronte alla facciata della Tate, ho pensato: è giga-enorme!

Come si è sviluppata l’installazione?

Chila Kumari Burman: Ho sempre desiderato lavorare con il neon, ma pensavo che le luci al neon fossero tubi di vetro. Poi, parlando con un produttore di Londra, ho scoperto che il neon è fatto anche in silicone, flessibile, può essere piegato in qualsiasi forma. Sono semplicemente impazzita! Il primo passo è stato realizzare disegni su vinile di quello che volevo fare, fissandoli poi su un disegno architettonico fornitomi dal museo, per vedere come funzionava il tutto. I disegni erano in mostra, attaccati su un lato del mio Tuk-Tuk [veicolo o rickshaw caratteristico del Sud-Est asiatico N.d.A.] all’interno della Tate.

Chila Kumari Singh Burman, My Tuk Tuk, 2018
Chila Kumari Singh Burman: My Tuk Tuk, 2018. Tate Britain. © Chila Kumari Singh Burman. All rights reserved, DACS/ Artimage 2020

Ho anche usato un modello tridimensionale del museo regalatomi da un amico per avere un’idea dei volumi dell’edificio e ho eseguito alcuni rendering al computer. Ho mostrato questi studi prima ai direttori della Tate, che ne erano entusiasti. Quando tutto è stato approvato dal Consiglio di Westminster, ho iniziato a colorare i miei disegni con pastelli, penne fluorescenti, pennarelli e pittura, per poi trasformarli in luci.

Puoi parlarmi dei riferimenti iconografici dell’installazione?

Chila Kumari Burman: Quando la Tate mi ha detto che voleva inaugurare la mostra il 14 novembre, ho fatto notare che la data coincideva con la festa del Diwali, la festa delle luci [una delle principali feste celebrate da milioni di indù, sikh e giainisti, che celebra nuovi inizi e il trionfo del bene sul male e della luce sulle tenebre N.d.A]

Ed è anche coinciso con il picco della pandemia e il lockdown, che si è verificato solo poche settimane dopo che Tate mi aveva invitato. È stata solo una coincidenza, ma è per questo che ho pensato di includere Lakshmibai, dea del Diwali della buona fortuna e della prosperita’, e il dio Ganesha, popolare in tutto il mondo, che dovrebbe proteggerci.

Ma soprattutto la mia intenzione era quella di usare immagini femminili: Kali, incarnazione del potere femminile, dea della creazione e della distruzione, al posto di Britannia sul frontone della Tate. Ho usato la figura di un’attrice di Bollywood, con un pugno alzato, che figurava sulla copertina di Mukti, una rivista per donne asiatiche di cultura e femminismo con cui collaborai negli anni ottanta. La scritta “Sono un disastro” in parte era un riferimento scherzoso al fatto che durante la pandemia tutti si svegliavano sentendosi un disastro. Ma intendevo anche che Britannia, tutto ciò che rappresenta, e’ in uno stato disastroso.

Chila Burman, Winter Commission, Tate Britain
Winter Commission: Chila Kumari Singh Burman – Tate Britain, 14 novembre 2020 – 31 gennaio 2021

Poi c’è Rani (regina) di Jhansi, sposa-bambina che ha dato priorità alla lotta sul suo matrimonio, una donna straordinaria con un ruolo importante durante la ribellione indiana del 1857 nella resistenza al dominio coloniale britannico. Hanno trasformato la sua storia in una fiction, Jhansi Ki Rani. Mentre stavo preparando il lavoro per la Tate, guardavo su Netflix la fiction, e mi ha dato una bella spinta di entusiasmo!

Le parole amore, brilla, e luce sul frontone del museo si riferiscono alla necessità di vedere la luce alla fine del tunnel, continuare a sognare e allo stesso tempo mirare alla verità. Remembering a Brave New World, citazione dell’omonimo romanzo di Aldous Huxley sulle distopie di uno stato totalitario del controllo, sottolinea la necessità di ricordare domani ciò che sta accadendo oggi. Dovremmo essere coraggiosi mentre il mondo sta cambiando. Huxley era in anticipo sui tempi, aveva la capacita’ di vedere avanti.

I pilastri centrali sulla facciata presentano immagini di fuochi d’artificio indiani e divinita’ del Diwali. Sugli altri pilastri, ho usato decorazioni floreali stampate su vinile dalla mia serie Jelly Handcuffs. Uso molto le decorazioni floreali, tutti hanno bisogno di fiori nella loro vita. Sulle gradinate ho utilizzato disegni caleidoscopici fatti con il mio iPad, che ricordano i fuochi d’artificio usati durante le celebrazioni del Diwali.

Ci sono il furgone dei gelati e la tigre, perché di mio padre Bachan Singh possedeva un furgone dei gelati, che aveva una grande tigre in cima al tetto.

Winter Commission: Chila Kumari Singh Burman - Tate Britain, 14 novembre 2020 - 31 gennaio 2021
Winter Commission: Chila Kumari Singh Burman – Tate Britain, 14 novembre 2020 – 31 gennaio 2021

Un neon si ispira ad una vecchia fotografia in cui eseguivo una mossa di arti marziali, un calcio e un salto. Ero cintura marrone negli anni Ottanta e Novanta. Volevo insegnare alle donne asiatiche l’autodifesa, poiché i loro genitori non avrebbero permesso loro di farsi insegnare le arti marziali dagli uomini nelle palestre o nei club giovanili.

La ballerina con un razzo in mano è un personaggio del mio film “Dada and the Punjabi Princess” (2017), un film psichedelico per l’era digitale a più livelli che mescola punk, pop e Bollywood, il cui nome si riferisce alla mia ammirazione per il movimento Dada. Il film presenta una ragazza, una specie di Lara Croft indiana, che procede nella vita attraversando uno spettro di emozioni.

Come si sono intrecciate arte ed emancipazione nella tua vita?

Chila Kumari Burman: Le persone hanno degli stereotipi delle donne asiatiche come miti e tranquille, ma mia madre era l’opposto, sfidava sempre mio padre. Erano entrambi battaglieri. Suppongo che mia madre mi sia stata d’esempio. I miei genitori avrebbero voluto per me un matrimonio combinato, ma io ero decisa a non averlo, e quando mia madre si lamentava, le rispondevo che in realtà lei mi aveva plasmato nella persona che sono. Pensava fossi pazza!

A Leeds, durante il mio diploma di maturità artistica nel 1975/76, ho fondato il primo rifugio per donne asiatiche. Leggevo molti testi femministi e mi univo a gruppi di donne. All’inizio non era davvero intenzionale, pensavo solo che fosse bello andare in luoghi in cui le donne si riunivano e parlavano dei problemi delle donne. A Leeds, è stato un periodo davvero spaventoso per noi donne. Dovevo essere molto vigile a causa dell’assassino Peter Sutcliffe, il famoso squartatore dello Yorkshire.

Quando mi sono trasferita a Londra nel 1981, sono entrata a far parte di un collettivo femminista. Abbiamo prodotto Mukti, una rivista per le donne del Sudest asiatico che trattava tuttavia anche questioni internazionali. Era pubblicata in sei lingue asiatiche. Facevo molte illustrazioni per la rivista.

Chila Kumari Singh Burman: Taking Aim at the Rich and Powerful, 2010.
Chila Kumari Singh Burman: Taking Aim at the Rich and Powerful, 2010. © Chila Kumari Singh Burman. All rights reserved, DACS/ Artimage 2020

Le tue prime grandi incisioni, che ora fanno parte della collezione della Tate, si sono ispirate alle rivolte contro il razzismo e la disoccupazione che infiammavano Londra, e tutta la Gran Bretagna, all’inizio degli anni ’80. Puoi parlarmi brevemente di questi lavori?

Chila Kumari Burman: Mentre frequentavo la Slade School, nel 1981/2, principalmente lavoravo con l’incisione.  Ho realizzato una serie, The Riot Series, ora nella collezione Tate, in risposta ai disordini sociali e alla violenza della polizia durante le rivolte in UK. Parte di questa serie, Militant Women Struggles of our Sisters (1982), affrontava le battaglie delle donne nel mondo. Ritraeva donne costruttrici di strade in India, le prigioniere nelle carceri in Inghilterra e donne in Sudafrica oppresse dalle leggi sull’apartheid.

Com’era essere un’artista asiatica a Londra all’inizio degli anni ’80, dopo la Slade? Allora è stato difficile iniziare una carriera ?

Chila Kumari Burman: Un po’. Non volevo diventare un accademico e comunque, sebbene fossi qualificata per insegnare all’università, era molto difficile trovare un lavoro nelle Universita’. Ma grazie ai giorni del GLC, il Greater London Council, ho preso parte ai molti eventi che stavano accadendo in tutta Londra. [durante i giorni del GLC 1979-1981, il laburista Ken Livingstone era a capo del Greater London Council, avviando una politica improntata a un socialismo radicale, che, tra le altre cose, cercava di ricucire i collegi elettorali delle diverse minoranze di Londra e dare impulso a progetti artistici socialmente orientati. Margaret Thatcher pose fine al GLC nel 1986 N.d.A.].

Sono stata coinvolta nel collettivo artistico Asiatico e Afro Americano del distretto londinese di Southall, che era collegato al Southall Black Sisters [un’organizzazione laica e inclusiva senza scopo di lucro, tutta asiatica, per i diritti umani delle donne e contro la violenza di genere, N.d.A.]. Ho dipinto due murales, per il GLC Anti-Racism Project a Southall con Keith Piper, e per il Roundhouse a Camden.

Grazie ai GLC days di Ken Livingstone e a Parminder Vir, allora a capo dell’Unità per l’Uguaglianza Razziale per le arti e le attività ricreative (Race Equality Unit for Arts and Recreation) ho potuto crearmi un lavoro, organizzando workshop nelle scuole dei club giovanili e nei centri comunitari, lavorando con donne asiatiche e nelle scuole che allora godevano di finanziamenti, in progetti per bambini.

Poi ho aperto uno studio per continuare la mia pratica. Era difficile trovare torchi per incisione, anche per questo motivo ho iniziato a lavorare con l’autoritratto.

Chila Kumari Singh Burman: Auto Portrait, 2012-18.
Chila Kumari Singh Burman: Auto Portrait, 2012-18. © Chila Kumari Singh Burman. All rights reserved, DACS/ Artimage 2020.

Hai spesso usato l’autoritratto per sfidare gli stereotipi femminili. Me ne puoi parlare?

Chila Kumari Burman: Nel 1992 sono stata invitata a partecipare a una mostra di autoritratti presso Arnolfini – Centro Internazionale di Arti Contemporanee di Bristol. Ho esposto un’opera chiamata 28 posizioni in 34 anni. Ho fotocopiato una serie di autoritratti fotografici in diverse pose su fogli di carta. Non era ancora un mondo digitale. Poi li ho dipinti a mano per creare una griglia di ventotto ritratti. Ora faccio principalmente autoritratti digitali.

Ho letto che la musica è importante per te. Che ruolo ha avuto nel tuo lavoro?

Chila Kumari Burman: Molto importante: ho una vasta collezione di artiste reggae, musica jazz, Bollywood e cantanti folk indiane del Punjab. Quando ero adolescente, non mi era affatto permesso uscire la sera e avere un ragazzo, quindi alla sera disegnavo tutto il tempo nella mia stanza ascoltando musica; ma dopotutto meglio così: se avessi potuto uscire tutte le sere probabilmente non sarei chi sono oggi!

Chila Kumari Singh Burman: Punjabi Rockers, 2004
Chila Kumari Singh Burman: Punjabi Rockers, 2004. © Chila Kumari Singh Burman. All rights reserved, DACS/ Artimage 2020.

Cosa reputi più necessario affrontare da parte dei movimenti femministi oggi?

Chila Kumari Burman: La lotta non è finita; in vent’anni alcune cose sono cambiate ma molte altre affatto. A volte mi sembra che si sia tornati indietro. Soprattutto durante questa pandemia, molte donne hanno dovuto lottare a casa assumendo, almeno credo, molti più ruoli rispetto ai loro mariti, e abbiamo assistito ad un aumento della violenza domestica.

Penso che principalmente, il problema sia la disuguaglianza sociale soprattutto per le famiglie nelle parti più povere d’Inghilterra, dove, come in tutto il mondo, alcune fabbriche sono ancora aperte e le persone non possono auto-isolarsi se hanno Covid, perché vivono in piccoli appartamenti. Quando il Cancelliere in Inghilterra ha recentemente annunciato il bilancio, non ha nemmeno menzionato l’assistenza sociale; non sembra essere nell’agenda del governo.

Chila Kumari Singh Burman: Inside my Tuk Tuk, 2020
Chila Kumari Singh Burman: Inside my Tuk Tuk, 2020 – Tate Britain, 14 novembre 2020 – 31 gennaio 2021 – © Chila Kumari Singh Burman. Courtesy of the artist.

Pensi che fare distinzioni tra femminismo asiatico e femminismo occidentale, ad esempio, sia ancora necessario o utile?

Chila Kumari Burman: Solo in alcuni casi, perché la supremazia dei bianchi nel mondo esiste ancora, come razzismo sistemico. Le donne, asiatiche o bianche, devono affrontare problemi simili, ma penso che le donne asiatiche siano ancora oggetto di stereotipi, a livello globale.

Se ci pensate, sono diventata davvero famosa dopo la mostra alla Tate, il mondo dell’arte ha impiegato quarant’anni per svegliarsi! Penso ancora che alcuni curatori e progetti con finanziamenti governativi non facciano abbastanza ricerca sulle artiste dell’Asia meridionale.

La Tate ha acquistato le mie stampe dei primi anni ’80 cinque o sei anni fa, ma altre istituzioni britanniche avrebbero dovuto sostenere questo tipo di lavoro molti anni or sono!

Vorrei concludere tornando brevemente alla tua pratica artistica. Hai detto che raccogli i materiali più disparati da viaggi e mercatini per utilizzarli nel tuo lavoro. Ti piace collezionare qualcosa in particolare in questo momento?

Chila Kumari Burman: Tendo ad annoiarmi di una cosa e passare ad altro. Penso che, quando riapriranno, andrò soprattutto nei negozetti dell’usato gestiti da associazioni benefiche, per comprare tessuti, stoffe e gioielli.

Chila Kumari Singh Burman: Eat Me Now, 2013
Chila Kumari Singh Burman: Eat Me Now, 2013. Image Courtesy of the artist. © Chila Kumari Singh Burman.

Quanta pianificazione e quanta improvvisazione entrano rispettivamente nel tuo lavoro?

Chila Kumari Burman: Entrambi, pianifico e improvviso. A volte non ho la più pallida idea di quello che faro’ e mi limito a seguire il mio naso, oppure disegno sul mio album e compongo collage per farmi venire delle idee. Non sono un artista in carriera, penso di essere più dipendente dall’arte che altro! Ma a volte ovviamente sono costretta a pianificare.

Quale sarà il tuo prossimo progetto pubblico?

Chila Kumari Burman: Per la Covent Garden Piazza, ala ovest, dove probabilmente userò dei fiori freschi, in quanto il mio intervento coinciderà con il Chelsea Flower Show, che è stato posticipato a settembre.

Fonti e approfondimenti:
Sito ufficiale dell'artista 
Tate Britain
John Holt (1997) Chila Kumari Burman, Third Text, 11:41, 96-98, DOI:10.1080/09528829708576707 
 

   

Alessandra Alliata Nobili

Alessandra Alliata Nobili

Founder e Redazione | Milano
#donnenellarte #Iondra #sudestasiatico #cina #postfeminism #visualculture #videoart #artepartecipata #artepubblica #installazione #mediatechnology #arteambientale #arteambientata

Add comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.