Arte Fiera 2020: 5 artisti per 5 gallerie

Cari amici, com’è andata quest’anno ad Arte Fiera 2020?

Quante volte vi siete persi nei nuovi padiglioni?

Io ammetto di averci messo un po’, ma alla fine ho vinto sul mio senso di disorientamento.

Anche se non sono riuscita a visitare la mostra all’interno della fiera (non avevo più tempo!), ho visto invece tante opere interessanti fra gli stand e mi sono concentrata maggiormente sulla mia selezione, scegliendo di approfondire insieme ai galleristi la ricerca di 5 artisti diversi tra loro per periodo, tecnica e contesto di appartenenza.

Fatemi sapere cosa ne pensate e che cosa vi è piaciuto di più di questa fiera!

(Qui potete curiosare fra le selezioni passate: #artfairs)

@ Galleria 1/9unosunove, Roma
Perché hai scelto di presentare JONATHAN VANDYKE ad Arte Fiera 2020?

Simone Zacchini: Il progetto della Galleria 1/9unosunove di Roma per Arte Fiera 2020, inserito nella sezione Pittura XXI (curata da Davide Ferri), prevede un confronto serrato fra le opere più recenti dell’inglese Simon Callery e dello statunitense Jonathan VanDyke che, con estetiche differenti, lavorano entrambi da anni sul tema dei dipinti cuciti.

Abbiamo accolto l’invito del curatore ben consci di esporre in fiera due artisti che, pur definendosi entrambi pittori, non intendono la pittura in maniera tradizionale.

Nello specifico abbiamo selezionato due dipinti di Jonathan VanDyke, che vive e lavora a New York, relativi alla sua ultima serie di opere esposte per la prima volta nella personale How to Operate in a Dark Room (Galleria 1/9unosunove, settembre-novembre 2019). Questo tipo di opere testimoniano il livello di maestria raggiunto dall’artista nella realizzazione di dipinti cuciti.

Centinaia di pezzi di tela e tessuti, fra cui risalta l’uso di t-shirt in cotone, sono stati macchiati e dipinti in studio attraverso procedimenti molto elaborati, quindi sono stati tagliati e cuciti insieme secondo complesse composizioni che, solo nella loro realizzazione finale, rimandano alla forma “quadro”.

Sul retro delle opere lo spettatore è sorpreso nell’incontrare tessuti dai colori molto più vivaci, diversi da quelli presenti sul fronte, e dall’inserimento di alcune foto, provenienti dall’archivio fotografico dell’artista, stampate su tessuto e cucite anch’esse secondo lo specifico pattern che connota ogni opera.

Complementare ai dipinti è una serie di foto in bianco e nero (stampa ai sali d’argento) ispirate a una scena di L’eclisse, film di Michelangelo Antonioni del 1962, in cui un uomo che ha appena perso tutto in borsa si mette a disegnare dei fiori.

Come nella mostra personale dello scorso autunno, anche ad Arte Fiera, i quadri sono installati su impalcature in tubi Innocenti che permettono di osservarne il retro e che creano un contrasto voluto tra la delicatezza delle opere e le logore superfici metalliche.

L’utilizzo di attrezzature industriali rimanda sia all’Arte Povera italiana che alla scultura minimalista statunitense, e in questa scelta estetica, i quadri e il loro allestimento si uniscono in una approfondita meditazione sul senso del fare pittura al giorno d’oggi.

Jonathan VanDyke: An Atmosphere, 2019 – Ink and water-based paints and dye on cotton fabrics, backed with embroidered and dyed linen, with photos printed on archival canvas on verso, 177 x 128 cm | courtesy l’artista e 1/9unosunove, Roma
Jonathan VanDyke: The Greens, 2019 – Ink and water-based paints and dye on cotton fabrics, backed with dyed linen, with photos printed on archival canvas on verso, 175 x 240 cm | courtesy l’artista e 1/9unosunove, Roma
Arte Fiera 2020: Jonathan VanDyke esposto con la galleria 1/9unosunove (Roma)
Installation view: stand 1/9unosunove (Roma) ad Arte Fiera 2020

@ Galleria Umberto Di Marino, Napoli
Perché hai scelto di presentare SERGIO VEGA ad Arte Fiera 2020?

Giosuè Di Marino: La scelta di uno o più artisti per un progetto curato durante la manifestazione fieristica è un’operazione delicata, che deve tenere in considerazione più elementi quali – per la sezione “Fotografia e immagini in movimento” di ArteFiera 2020 – la linea curatoriale del collettivo Fantom, le possibilità di dialogo tra gli artisti e così delle vie sotterranee che mettono in comunicazione le ricerche degli stessi, il mercato e il percorso solcato dalla galleria negli oltre due decenni di attività.

La scelta di Sergio Vega – che con Francesco Jodice e Pedro Neves Marques è il cardine del nostro progetto a Bologna – è frutto della condivisa sensibilità per il periodo fratturale che l’uomo occidentale si trova oggi ad affrontare e dunque per il progressivo disfacimento delle strutture sociali, economiche, politiche e giuridiche della modernità in un’area periferica come, in particolare per Vega, quella sudamericana.

Ne sono un esempio l’installazione Always a little further alla Biennale di Venezia del 2005, la Tropical Lounge di Palais de Tokio nel 2006 o l’installazione Dark Forest (Selva Oscura) al Landesmuseum fur Kunst und Kulturgeschichte du Munster nel 2008.

All’interno del suo iconografico teatro della follia intitolato “Shamanic modernism” vengono inscenate alcune delle trasversali domande legate alle problematiche di questa epoca piegata su stessa; l’inefficacia di meccanismi di funzionamento globali, il fideismo nel progresso, l’anelito a un codice universale efficace per qualsiasi spazio-tempo, le produzioni di codici alternativi localistici, lo smascheramento di un regime di verità in cui la storia è escatologica e giunta alla fine della sua lineare corsa.

Così Sergio Vega destruttura il concetto di modernità brasiliana e le sue forme ricostruendo la sua particolare storia, dalla fede in quel messaggio oggettivato in luogo del locale sciamanesimo, fino all’allontanamento dal proposito di una razionalità cartesiana; un paradossale sviluppo che nulla ha a che fare con una logica dialettica occidentale e istituisce il concetto di “eccesso del moderno” come segno distintivo del Terzo Mondo… un errore di sistema in un programma che sembrava perfetto.

L’opera di Vega mette ironicamente a nudo le incongruenze di quei propositi razionali delle architetture e delle iconografie di Oscar Niemeyer, Helio Oiticica e Cildo Meireles, del trionfare sulla giungla, delle piazze metafore del paradiso terreste, di oggetti, suoni, immagini e odori simboli del progresso, che nella sua potente strategia di visualizzazione divengono lame a doppio taglio, una duplice interpretazione da parte di uno spettatore anch’egli disgiunto tra protagonista attivo e spettatore distaccato.

Il suo è per noi un linguaggio contemporaneo, che trasmette immediatamente il suo interrogatorio a questo periodo storico nello spazio sudamericano, rendendolo a nostro avviso un punto di riferimento e modello iconografico per una nuova generazione di artisti, che avverte la necessità di una simile ricerca.

Arte Fiera 2020: Sergio Vega alla Galleria Umberto Di Marino (Napoli)
Installation view: Sergio Vega ad Arte Fiera 2020 | Courtesy Galleria Umberto Di Marino, Napoli | © Danilo Donzelli Photography
Installation view: Sergio Vega ad Arte Fiera 2020 | Courtesy Galleria Umberto Di Marino, Napoli | © Danilo Donzelli Photography
Installation view: Sergio Vega ad Arte Fiera 2020 | Courtesy Galleria Umberto Di Marino, Napoli | © Danilo Donzelli Photography

@ Bonioni Arte, Reggio Emilia
Perché hai scelto di presentare PIERO FOGLIATI ad Arte Fiera 2020?

Federico Bonioni: Arte Fiera è un appuntamento importante nel calendario dell’arte italiana. La nostra galleria partecipa con continuità dal 2013.

Negli anni, abbiamo presentato le ricerche di numerosi autori, ultimi dei quali Paolo Minoli e Rudy Pulcinelli (2017), Bruno Munari, Luigi Veronesi e Paolo Minoli (2018) e Davide Benati (2019), che presto sarà protagonista di una mostra personale in galleria.

L’idea è quella di portare a Bologna, nell’ambito dell’appuntamento fieristico che coincide con l’inizio dell’anno, artisti che abbiamo selezionato con cura, studiato e collezionato nel corso dell’anno precedente e sui quali abbiamo intenzione di lavorare in futuro.

Nel 2020 abbiamo presentato uno stand monografico dedicato a Piero Fogliati, artista originario della provincia astigiana che ha vissuto e lavorato prevalentemente a Torino, città nella quale si è spento nel 2016, all’età di 86 anni.

La sua ricerca presenta, ancora oggi, carattere di grande originalità, sia per l’abilità nel coniugare arti visive, scienza e tecnologia, sia per la capacità di esplorare la percezione sensoriale e i fenomeni naturali.

Fogliati ha costruito, infatti, macchine dotate di un’estetica raffinata, connessa alla sfera visiva ed acustica.

Pensiamo ai Prismi meccanici o al complesso meccanico a molle in acciaio armonico Flessimofono, così come al Rilevatore cromatico e al proiettore con ampolla Reale virtuale, che ha dato il titolo all’intero stand.

Da parte della critica, ma anche del pubblico – e in particolare di una nuova generazione di collezionisti – abbiamo registrato grande interesse. Un dato che ci conforta e ci sprona ad andare avanti.

Nel 2003 è stata allestita una mostra antologica dal titolo “Piero Fogliati il poeta della luce” a Torino. Da allora, tuttavia, l’artista non è sempre stato tenuto nella dovuta considerazione. A nostro parere, il suo lavoro andrebbe rivalutato e collocato nella posizione che gli spetta all’interno della storia dell’arte italiana.

Arte Fiera 2020: solo show Piero Fogliati | Courtesy Bonioni Arte (Reggio Emilia)
Installation view: Piero Fogliati solo show ad Arte Fiera 2020 | Courtesy Bonioni Arte, Reggio Emilia
Piero Fogliati: Prismi meccanici, 2004 – proiettore e schermo rotante a disco, 33,6 x 17,3 x 17,3 cm | Courtesy Bonioni Arte, Reggio Emilia
Piero Fogliati: Reale Virtuale, 1993 – proiettore con ampolla, 18,7 x 17,3 x 17,3 cm | Courtesy Bonioni Arte, Reggio Emilia

@ MAAB Gallery, Milano
Perché hai scelto di presentare SUSANNE KUTTER ad Arte Fiera 2020?

Michael Biasi: Ho deciso di presentare il lavoro di Susanne Kutter (Wernigerode 1971, vive e lavora a Berlino) perché Arte Fiera a Bologna rappresenta il principale punto di incontro per i collezionisti provenienti da tutta la penisola ed essendo Susanne Kutter un’artista ancora poco conosciuta in Italia, ho considerato questa come l’occasione migliore per mostrare la sua ultima produzione.

Lavoro con Susanne dal 2018, anno della sua personale [Lost in the Middle of the Street] nello spazio MAAB di via Nerino 3 a Milano.

La sua ricerca dinamica e il suo linguaggio, che si articola attraverso diversi media – dalla scultura alla fotografia, dalla performance al video – è in continua evoluzione, come dimostrano le opere esposte ad Arte Fiera.

A Bologna abbiamo infatti presentato una selezione di opere recentissime, come Why don’t you just enjoy it? (Kurt Cobain), in cui la parola dell’autrice trova espressione attraverso scritte realizzate con il neon che si staglia su tavole lignee coperte da irregolari colate di cemento.

Accanto a queste, sono stati esposti altri lavori, come Ich will dich, che sono il risultato invece di un’azione condotta dall’artista – che è intervenuta accendendo la miccia disposta a comporre la frase – e richiamano le opere precedenti realizzate con lampadari e bicchieri in frantumi.

Susanne ha all’attivo numerose esposizioni in spazi pubblici e museali europei come il Kunst Museum di Bonn e il Kunstmuseum di Stoccarda dove, nelle sale dedicate alla collezione del museo, è esposto il video Flooded Home.

Alla Marburger Kunstverein (Marburgo) è invece prevista, per la primavera del 2021, una sua grande personale cui seguirà, l’anno successivo, una seconda mostra presso la MAAB Gallery.

La scelta di esporre le opere di Susanne Kutter a Bologna è stata accolta molto positivamente dal pubblico di Arte Fiera, che ha dimostrato un ampio apprezzamento per il suo lavoro!

Arte Fiera 2020: Susanne Kutter | courtesy MAAB Gallery (Milano)
Susanne Kutter: Why don’t you just enjoy it? (Kurt Cobain), 2020 – legno, cemento, neon, cm 156 x 171 x 18 | courtesy MAAB Gallery, Milano
Susanne Kutter: Ich will dich (I want you), 2019 – legno, gesso, vernice, nastro adesivo bruciato, segno di fumo, cm 144 x 103 x 5 | courtesy MAAB Gallery, Milano
Susanne Kutter: Untitled, 2018 – legno, porcellana, bicchieri di vetro, resina, cm 60 x 60 | courtesy MAAB Gallery, Milano

@ 10 A.M. ART, Milano
Perché hai scelto di presentare CLAUDIO D’ANGELO ad Arte Fiera 2020?

Bianca Maria Menichini e Christian Akrivos: Il progetto concepito per Arte Fiera 2020, a primo impatto di non facile lettura, prendeva in esame tre artisti – Claudio D’Angelo, oggetto di questa domanda, Sandro De Alexandris e Vincenzo Satta – la cui ricerca, sebbene diversa, è accomunata dall’indagine sulla luce.

Claudio D’Angelo è un artista marchigiano poco conosciuto, a cui dedicheremo una mostra in galleria dal 5 marzo al 30 aprile 2020 dal titolo Ipotesi progettuale, curata da Angela Madesani e in collaborazione con l’archivio dell’artista, Arte Fiera ci è sembrata perciò un’ottima occasione per presentare in anteprima qualche sua tela, lavorando in un’ottica di riscoperta di questo artista scomparso qualche anno fa.

D’Angelo scrive “analizzavo il segno come elemento generativo di uno spazio profondo, intimo, la sua caratteristica è quella di far emergere la complessità/semplicità di un ordine”, crea, pertanto, luoghi del rigore e delle regole, progetti di uno spazio di luce immaginario e simbolico.

Egli indaga sul senso della traccia, evidenziata in scie luminose, verso una dimensione di assoluta essenzialità di mezzi e di forme. Nelle sue opere, infatti, ci troviamo di fronte alla ripetizione dello stesso elemento strutturale, una ripetizione che genera la differenza.

La sua attività è stata ampiamente documentata da saggi critici e partecipazioni nazionali e internazionali, le sue opere figurano in numerosi musei, molte sono state le mostre a lui dedicate da importanti gallerie perlopiù dalla metà degli anni Sessanta fino agli Ottanta.

La nostra galleria, ormai da anni, lavora proprio sulla riscoperta di artisti dimenticati, ma con un curriculum di tutto rispetto, e la presentazione di Arte Fiera, estrema e rigorosissima, è stata pensata per aprire uno spazio di riflessione sull’operato dei tre artisti sopracitati, tra i quali appunto D’Angelo, meritevoli di essere conosciuti in modo più approfondito dal collezionismo internazionale.

Installation view: Claudio D’Angelo ad Arte Fiera 2020 | courtesy 10 A.M. ART, Milano
Claudio D’Angelo: Progetto di spazio, 1974 – acrilico su tela, 100×100 cm | courtesy 10 A.M. ART, Milano
Claudio D’Angelo: Toro 2, 1968 – acrilico su tela, 120×120 cm | courtesy 10 A.M. ART, Milano

FONTI e APPROFONDIMENTI: 
- 1/9 unosunove, Roma (link)
- Galleria Umberto Di Marino, Napoli (link)
- Bonioni Arte, Reggio Emilia (link)
- MAAB Gallery, Milano (link)
- 10 A.M. ART, Milano (link)
Alice Traforti

Alice Traforti

Founder e Redazione | Vicenza
#artecinetica #arteprogrammata #tecnologia #robotica #fotografia #newmedia #digitalart #percezione #identità #mercato #fiere #gallerie

Add comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.