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Galerie 21, Livorno: identità e forma del XXI secolo

Aprire una galleria d’arte non è solo un lavoro, un business qualunque.

È una scelta di vita, che matura piano fino a travolgerti follemente. Va portata avanti con competenza, entusiasmo e ricerca costanti, ma anche dosata e ragionata nelle risorse e nelle necessità.

Il gallerista è compartecipe e allo stesso tempo fautore del clima culturale del proprio contesto di appartenenza, ambendo a contaminare l’epoca in cui opera con la bontà delle proprie scelte.

La carta vincente di una galleria è la definizione di una propria identità nel tentativo di influenzare il mercato, anziché subirlo e inseguirlo alla cieca.

Galerie 21 nasce così, nel 2013, a Livorno.

Gelerie 21, Livorno
Gelerie 21, Livorno

Quale è stata la scintilla che ha dato vita alla Galerie 21 e, già che ci siamo, quali sono le motivazioni alla base del nome?

Gianni Schiavon: Più che di una scintilla parlerei di un fuoco che bruciava sotto la cenere. Sono figlio di un collezionista e quando mi iscrivo – esattamente venticinque anni fa – al corso universitario di Conservazione dei Beni Culturali con indirizzo Storico artistico, il mondo delle gallerie d’arte diviene fisiologicamente il mio habitat naturale. Poi, nei sette anni in cui sono ricercatore all’Università di Pisa e assistente di Fabrizio D’Amico, dal 2003 al 2009, divengo io stesso collezionista, appassionato e vorace.

Aprire una galleria d’Arte era nella logica delle cose, e d’altra parte incompatibile con la carriera universitaria, ma non ho mai avuto dubbi o rimpianti in merito alla scelta fatta. Creare una galleria significava per me dar vita ad un contenitore nel quale esprimermi a tutto tondo: dalla scelta dell’artista a quella delle opere, dalla curatela storico-critica all’allestimento.

L’insegnamento e la ricerca sono ricchi di stimoli e gratificazioni, ma in qualche modo più limitati e limitanti; curare mostre pubbliche è invece certamente appassionante e prestigioso ma pone la necessità di confrontarti in progetti nei quali ovviamente non puoi essere autonomo ed indipendente. La direzione di una galleria d’arte ti rende totalmente libero, artefice del tuo destino.

Quanto al nome, nasce dalla volontà di utilizzare un numero, il 21, che mi ha sempre accompagnato nella vita privata; nella numerologia poi rappresenta la perfezione, ed è anche quello del nostro secolo, quindi dà l’idea dell’oggi, del nostro tempo. Galerie piuttosto che Galleria o Gallery perché pensavo alle gallerie tedesche; il modo di fare Arte in Germania, sia a livello pubblico che privato, credo dovrebbe essere preso ad esempio e fare scuola.

Anche quando ho scelto lo spazio e gli ho dato forma avevo in mente qualcosa di fortemente caratterizzato, atipico – almeno in quel momento – rispetto all’idea di galleria che si aveva in Italia. I più bei complimenti li ho ricevuti dai tanti che, entrando o uscendo dalla Galerie 21, mi hanno detto “sembra di essere a Belino, o a Londra”.

Gelerie 21, Livorno
Gelerie 21, Livorno

Come ha risposto la città di Livorno in termini di collezionismo e partecipazione in questi primissimi anni di attività?

Gianni Schiavon: Livorno ha un collezionismo “importante”, che ha radici lontanissime nel tempo per quanto riguarda la pittura locale, sia macchiaiola che post macchiaiola. Nell’immediato secondo dopoguerra la Galleria Giraldi, e dagli anni Settanta la Galleria Peccolo, hanno poi portato all’attenzione del pubblico cittadino le ricerche nazionali e internazionali, cui si aggiunge l’eccellente lavoro svolto dal Museo Progressivo di Arte Contemporanea tra anni Settanta ed Ottanta, per cui Livorno non era certamente impreparata e la città ha risposto da subito con attenzione ed entusiasmo.

Quale linea di ricerca porta avanti la galleria?

Gianni Schiavon: Inizialmente avevo posto l’attenzione sulle ricerche italiane degli anni Sessanta e Settanta, dedicandomi ad alcuni nomi che ancora non avevano ricevuto la giusta legittimazione da parte del mercato e del collezionismo. Per alcuni di questi posso orgogliosamente affermare di averli presentati appena prima che iniziassero i rispettivi percorsi di riscoperta mercantile e museale; penso ad Elio Marchegiani, Riccardo Guarneri, Arturo Vermi e Salvatore Emblema.

L’amicizia venutasi da subito a creare con un artista livornese mio coetaneo, CCH, mi ha poi spinto ad affrontare il nostro tempo. Lui è un profondo conoscitore dell’arte contemporanea propriamente detta ed il suo apporto è stato determinante. Con CCH ho allargato il campo a tutto ciò che ritenessi valido e stimolante, lasciando da parte l’idea di una linea severamente marcata come poteva apparire inizialmente il mio spazio di azione, ed in questo senso sorprendendo il mio pubblico… ma ne è valsa la pena.

Galerie 21, Livorno
Galerie 21, Livorno

Vorrei chiederti anche in base a quali criteri avviene la selezione degli emergenti e come affronti l’inevitabile componente di rischio.

Gianni Schiavon: Per gli artisti storici è più semplice: cercare tutti i maestri con importanti curriculum che, ciononostante, il mercato ancora sottovaluta o addirittura ignora, come nel caso di Vasco Bendini con la cui Associazione un anno fa ho intrapreso una collaborazione ed un percorso.

Per quanto riguarda i contemporanei ed i giovani, insieme a CCH monitoriamo tutto ciò che ci circonda frequentando gli ambienti artistici italiani e tedeschi, come pure le fiere internazionali. Poi abbiamo amici curatori che vivono tra la Germania, il Belgio, la Francia e la Grecia, sempre pronti a segnalarci ricerche che meritano attenzione.

Purtroppo è impossibile mettere in piedi più di cinque o sei personali per ogni stagione, e considerando che la Galleria presenta anche artisti storici, mi trovo con dispiacere a dover rinunciare a molti nomi che invece proporrei con entusiasmo.

Tra le nuove proposte, c’è un artista a cui sei particolarmente legato?

Gianni Schiavon: Sicuramente CCH. È stato il primo contemporaneo che esposi, nel 2015. Si era creata un’amicizia già dal tempo in cui andavo aprendo la Galleria e da quel momento avevamo lavorato insieme, trasversalmente, mettendo le nostre esperienze a reciproca disposizione. Un binomio stimolante, anche perché molto diversi caratterialmente: noi diciamo di essere Jack Lemmon e Walter Matthau de “La strana coppia”…

Galerie 21, Livorno: CCH, the structure of appearance, 2013
CCH: the structure of appearance, 2013 | courtesy Galerie 21, Livorno

Che cosa pensi del sistema delle Fiere e, soprattutto, in che misura incide nell’attività di una galleria relativamente giovane?

Gianni Schiavon: Esistono due tipi di fiere: quelle di mercato, dove paghi ed accedi, ma vai solo per vendere, e quelle internazionali dove fai un progetto e speri di entrare vincendo una concorrenza di gran livello, per cui essere ammesso significa legittimare il lavoro che hai fatto. Le prime non mi interessano…

Ho visto il tuo ultimo progetto a Miart. Vorresti raccontarlo a chi se l’è perso?

Gianni Schiavon: Per la sezione Estabilished Masters ho voluto presentare un periodo poco noto dell’attività di Elio Marchegiani, ovvero quella linea di produzione appartenente alla seconda metà degli anni Sessanta dove con intelligenza ed originalità Elio si pone tra i principali interpreti internazionali dell’arte cinetica, luminosa, sonora e programmata. I più entravano nello stand e dicevano “ma come? Marchegiani?”. Con Elio – ma anche con Carola, sua moglie – si è creato da tempo un legame molto profondo, che va oltre l’amicizia, e per me è incomprensibile che il suo lavoro, che attraversa sei decenni, sia conosciuto e riconosciuto soltanto per ciò che ha realizzato a metà degli anni Settanta…

Galerie 21, Livorno: Elio Marchegiani con il Ministro Alberto Bonisoli
Miart 2019, Elio Marchegiani con il Ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli

Quali progetti futuri hai in programma?

Gianni Schiavon: Il 14 settembre riparte la stagione con la personale di Michelangelo Consani, che in venticinque anni di attività a livello nazionale e internazionale, per la prima volta si presenta nella sua città. Quando mi ha detto che con la presenza ed il lavoro della mia galleria si erano create le condizioni per esporre finalmente a Livorno è stata una bella soddisfazione. Le successive le scoprirete seguendomi, ma confermano l’orientamento di alternare in maniera equilibrata artisti giovani, già maturi e storici.

Vasco Bendini: Segno su segno, 2004 | courtesy Galerie 21, Livorno

C’è infine una mostra “impossibile” che vorresti fare?

Gianni Schiavon: Non esiste una mostra “impossibile” nella linea progettuale che ho dato alla galleria, perché non è mio interesse proporre artisti già conclamati quali maestri, e dunque difficilmente accessibili economicamente; piuttosto vi sono dei palesi maestri che non sono neppure lontanamente riconosciuti dal mercato come tali e che cercherò di presentare in futuro. Situazioni analoghe al caso di Vasco Bendini cui accennavo prima, insomma: un artista incredibile per storia, curriculum e apparato critico, che se fosse stato tedesco anziché italiano costerebbe decine di migliaia di euro. In Italia invece molti collezionisti e galleristi hanno persino difficoltà a identificare il suo lavoro.

 FONTI e APPROFONDIMENTI
- sito web di Galerie 21, Livonro (link)
- Elio Marchegiani, Progetto Mercury e Feu d'artifice - Miart 2019 (catalogo)

Alice Traforti

Founder e Redazione | Vicenza
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