Sustaining Assembly. Pratiche artistiche per una transizione ecologica al Parco d’Arte Vivente: la parola a Piero Gilardi.

Co-curata da Pietro Gilardi e Marco Scotini, Sustaining Assembly. Pratiche Artistiche per una Transizione Ecologica allestita presso il PAV, Parco d’Arte Vivente a Torino fino al 24 ottobre 2021, è un viaggio avvincente. Interventi artistici e iniziative sociali che attraversano cinque continenti, saggiano le reali possibilità di costruire una transizione ecologica dal basso, contro lo sfruttamento del pianeta per un futuro possibile.

Realizzato nel 2008 per iniziativa dell’artista Piero Gilardi su una ex area industriale nel quartiere Filadelfia a Torino, PAV, Parco d’Arte Vivente, nasce con l’obiettivo d’ispirare dibattito e comunicare questioni ambientali e sociali attraverso arte contemporanea, eventi culturali e workshop interattivi, con una forte vocazione internazionale, grazie anche all’apporto di Marco Scotini, assistente alla curatela del PAV.

In mostra, INLAND, progetto a lungo termine di Fernando Garcia-Dory, racconta le politiche eco-sociali alla base della selvicoltura dell’eucalipto nella Cordigliera Cantabrica e di come queste abbiano alimentato il fenomeno degli incendi; To See the Forest Standing di Maria Thereza Alves da’ volto e voce con video interviste, a 34 agenti agroforestali indigeni dello stato di Acre, Brasile, che si battono per la conservazione della foresta amazzonica. Zheng Bo e Mao Chenyu raccontano diversi approcci delle comunità asiatiche al problema ambientale, mentre le questioni ecologiche dell’Australia e diritti indigeni sono il soggetto di un video di Karrabing Film Collective. L’australiana Yasmin Smith, propone un progetto dedicato all’indagine sulla bonifica ambientale nella Terra dei Fuochi, e la pratica sostenibile dell’italiano Michele Guido riflette sull’economia circolare. Raphaël Grisey e  Bouba Touré e , raccontano attraverso un progetto a lungo termine la loro ricerca sull’esperienza di pratiche agricole alternative della cooperativa Somankidi Coura, nel Mali, e Free Home University Collective di Alessandra Pomarico presenta progetti artistici  partecipativi con un focus sulle pratiche artistiche trasformative.  

Abbiamo posto qualche domanda sui temi che emergono dalla mostra a Piero Gilardi, tra i principali protagonisti torinesi dell’Arte Povera negli anni sessanta-settanta, presidente del PAV e da sempre portatore di un forte impegno sociopolitico ed etico nell’arte.

Piero Gilardi: Labirintico Antropocene
Piero Gilardi: Labirintico Antropocene, attualmente parte della collezione permanente del PAV | Courtesy PAV, Parco d’Arte Vivente, Torino.
Sustaining Assembly è descritta nel testo critico della mostra come ’Internazionale Ambientalista – internazionalista e non globalizzata’. Come definirebbe la differenza fra un approccio internazionalista e globalizzato, nell’azione artistica di denuncia della crisi climatica?

Piero Gilardi: L’approccio globalizzato si distingue perché i vari artisti e gruppi di artisti hanno delle pratiche “glocal”; agiscono localmente in modo comunitario ma con la consapevolezza che la crisi climatica investe l’intero pianeta.

Sustaining Assembly Raphaël Grisey e Bouba Tourè, Sowing Somankidi Coura, a Generative Archive, 2017 - in corso, Parco d"Arte Vivente Torino
Raphaël Grisey e Bouba Tourè: Sowing Somankidi Coura, a Generative Archive, 2017 – in corso, installazione, proiezioni, sei stampe su carta fotografica, 100 x 70 cm ciascuna
Da quando ha iniziato a coinvolgere il pubblico su temi ambientali negli anni sessanta con i suoi ‘tappeti natura’, quali sono stati i maggiori cambiamenti, a suo parere, nell’attivismo artistico in campo ambientale?

Piero Gilardi: I primi artisti ecologisti degli anni ’60 erano dei pionieri profetici ma isolati. Oggi gli artisti ecologici sono integrati nei grandi movimenti ambientalisti e nel loro operare coinvolgono quasi sempre delle comunità plurime.

Sustaining Assembly, PAV Torino. Michele Guido, exhibition view (Integratore_2019, 2021, uva pressata, stampa diretta su poliestere bimattato, gesso, acciaio, 110 x 140 x 100 cm / Kassel_27.08.17_colomerus vitis_2017, 2021, stampa lambda, dibond, tre fotografie, 210 x 184 x 6 cm complessivi)
2. Michele Guido, exhibition view (Integratore, 2019, 2021, uva pressata, stampa diretta su poliestere bimattato, gesso, acciaio, 110 x 140 x 100 cm / Kassel_27.08.17_colomerus vitis_2017, 2021, stampa lambda, dibond, tre fotografie, 210 x 184 x 6 cm complessivi.
I progetti in mostra suggeriscono che per dare un contributo significativo al cambiamento, è necessaria una de-professionalizzazione e ibridazione dell’arte con altre pratiche. È questo che intende quando afferma che L’Arte deve entrare nella vita, ma dato che la vita è alienata, occorre impegnarsi anche a liberare e disalienare la vita”?

Piero Gilardi: Esattamente, oggi non è più sufficiente per un artista realizzare dei gesti simbolici ma è necessario, oltre a condividere le manifestazioni di massa come quelle di Fridays for Future, operare con continuità a sperimentare delle alternative concrete – ad esempio una coltivazione biologica – con modalità comunitarie.

Oggi il sistema dell’arte è pienamente integrato nell’economia neoliberista, dai i prezzi vertiginosi, alla proliferazione di musei che competono per attrarre capitali. Come produrre e diffondere un sapere diverso – cito nuovamente il testo critico della mostra – “per realizzare il cambiamento nell’idea stessa di civilizzazione necessario per la totale conversione ecologica dell’attuale modello di sviluppo e di vita globale”?

Piero Gilardi: Il sistema neoliberista anche nell’arte cerca di assorbire le arti ecologiche per neutralizzarne la portata politica. Le pratiche ecologiche artistiche devono essere integrate strettamente ai movimenti e alle concrete esperienze di riequilibrio condivise e continuative.

Sustaining Assembly, PAV Torino. Maria Thereza Alves, To See the Forest Standing, 2017
3. Maria Thereza Alves: To See the Forest Standing, 2017, installazione video a 19 canali con 34 interviste ad agenti agroforestali, 183’ complessivi.
La tecnologia ha avuto un ruolo importante nel suo lavoro. Oggi, come interpellare attraverso la tecnologia un pubblico giovane cresciuto fra web e social media, che sembra solo attratto da emozioni immediate? 

Piero Gilardi: Negli anni ‘80/’90 ho partecipato da pioniere alla nascita della New Media Art perché le tecnologie dell’interattività e della comunicazione digitale aprivano nuove prospettive di interrelazione e democrazia. Oggi occorre ricollegare queste possibilità all’attivismo sociale, come avviene ad esempio attraverso i Flash-Mob.

Potrebbe anticiparmi qualche progetto futuro del Parco D’Arte Vivente?

Piero Gilardi: Il progetto del PAV consiste nel continuare a divulgare l’opera degli artisti ecologici in particolare di quelli che collegano la crisi ambientale al contesto sociale. Il prossimo anno faremo una mostra di 6 giovani artisti che lavorano sul tema del Neocolonialismo.





Fernando Garcya Dory: INLAND, Recovery-regress system – 6 Hectares, 2021, installazione ambientale, stampa su carta adesiva, 300 x 228 cm, distillatore, ampolle di vetro soffiato, dimensioni complessive variabili.
Fonti e approfondimenti:

PAV Parco d'Arte Vivente, via Giordano Bruno 31, Torino
T. +39 011 3182235 - info@parcoartevivente.it

orari:
Per scuole e gruppi, su prenotazione,
da martedì a venerdì
Per il pubblico: mercoledì
giovedì e venerdì ore 16-19
sabato e domenica ore 12-19

Alessandra Alliata Nobili

Founder e Redazione | Milano
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