Vincenzo Marsiglia: indagini “stellari” tra istinto e programmazione

Negli ultimi anni ho incontrato sempre più spesso il nome e le opere di Vincenzo Marsiglia (1972, Belvedere Marittimo – CS), ed è semplicemente giunto per me il momento di approfondire alcuni aspetti della sua ricerca che, senza conoscerne genesi e motivazioni, si travestono continuamente nella poliedricità della sua produzione.

Tutto comincia con un segno di riconoscimento che diventa ogni volta materia diversa e si espande, riempiendo, avvolgendo, inglobando, fino a insinuarsi nelle coscienze degli osservatori, a imprimerle per poi lasciarsi imprimere da esse.

Un segno che, generato dalla non-pittura (come dichiara subito sotto lo stesso Vincenzo Marsiglia), da un ventennio si trova a danzare tra materia e non-materia, rimbalzando nelle proprie accezioni concrete, più o meno eteree, e virtuali grazie anche alle tecnologie più recenti, diventando esso stesso un’applicazione funzionale all’interazione con la persona.

Immersi nel flusso del tempo presente, i confini della percezione sono rimescolati in un’alternanza di punti di vista, dalla partecipazione nella dimensione dell’opera (che sia a parete, a tutto tondo, oltre uno schermo o intorno a noi) alla sperimentazione della condizione autoriale, in una riflessione che sfocia immancabilmente sull’attualità.

Chi è quindi Vincenzo Marsiglia?

Pittore, scultore, digital artist, scenografo, light artist, visual artist dalle molte anime: geometrica, rigorosa, equilibrata, sintetica, ma anche pop, accattivante, rumorosa, irriverente… uno, nessuno e centomila altri ancora.

Sicuramente fra i primi in Italia a sperimentare certe tecnologie digitali in ottica di una contaminazione interdisciplinare che continua sotto il segno di una stella a quattro punte che non è decorazione, ma costruzione della realtà.

Conviene leggere bene fino in fondo.

Vincenzo Marsiglia: Stella Giglio, 2000\2001
Vincenzo Marsiglia: Stella Giglio, 2000\2001 – Feltro su Feltro, 100x100x6,25 cm cad 100x25x6,25cm | photo credit Fulvio Rosso
Come sei giunto all’elaborazione della stella a 4 punte, che tappezza le tue superfici come una sorta di pixel compositivo della trama spaziale propria delle tue opere?

Vincenzo Marsiglia: Il mio segno, denominato UM (Unità Marsiglia), nacque alla fine degli anni ’90 per una necessità importante, quella di una riconoscibilità del lavoro sia del segno che del materiale. Infatti sono nati insieme segno e materia.

La stella a quattro punte è generata grazie all’intersecazione e alla rotazione del modulo a bande che usavo per tutti i miei lavori antecedenti, quindi l’intersecazione dei due rombi diede vita a tutto il mio percorso che ancora oggi prosegue nel suo cammino.

Dopo essere stata riproporzionata in una misura ben precisa 4×3 cm, iniziò con il rivestire ampie superficie dello spazio pittorico fatto con il materiale. Questo materiale era il feltro perché, sempre alla fine degli anni ’90, vi era il rifiuto della pittura classica intesa come tecnica.

Quindi posso dire che questo mio segno distintivo germina con la nascita della non pittura.

Vincenzo Marsiglia: Intreccio Spazio, 1999\2000 – Acrilico su tela, 50x25x6,25 cm cad 12,5x25x6,25cm | photo credit Fulvio Rosso
Ad oggi, quali sono le tue fonti di ispirazione, dentro e fuori dall’arte?

Vincenzo Marsiglia: Le mie fonti sono molteplici, tutto scaturito sempre dalla mia curiosità immensa su tutti i campi che possano creare una fonte per attivare tutte le mie tematiche.

Tutto può diventare elemento di ispirazione, dalla parola sino all’architettura.

Vincenzo Marsiglia: Shuttle Star Lily, 2005\2006
Vincenzo Marsiglia: Shuttle Star Lily, 2005\2006 – Feltro glitter e feltro, 150x198x6,25cm | photo credit Fulvio Rosso
Nasci come pittore negli anni ’90, ma sperimenti continuamente nuovi media e nuovi approcci, dalla tradizione ai più disparati materiali pittorici, plastici e incorporei (tela e tessuti, feltro e paillettes, carte e cartoncini, marmo e ceramica, ferro e legno, video e luce, laser e proiezioni…).
Che cosa pesa di più tra istinto, caso o programmazione in queste tue indagini “stellari” sulle possibilità di relazione tra materia e dimensione, tra corpo e spazio, tra figura e sfondo?

Vincenzo Marsiglia: Per me quello che crea emozione è alla base, l’emozione che arriva quando si scopre un nuovo materiale, una nuova tecnica digitale, tutto quello che possa favorire il confronto e la relazione con lo spazio e con il mio inconscio che viene trasmesso anche agli altri.

Quindi l’istinto insieme alla progettazione sono le due funzioni inscindibili.

Vincenzo Marsiglia: Star Interactive, 2009
Vincenzo Marsiglia: Star Interactive, 2009 – Feltro, stampa digitale, webcam, software, Tv lcd, 240x300cm
Il tuo approccio alla tecnologia è stato graduale, a partire dai primi video del 2008 fino alle più esplicita e innovativa Interactive Star App.
Quali novità ha introdotto l’uso della tecnologia nella tua pratica artistica e quali possono essere le porte ancora da spalancare in questo senso?

Vincenzo Marsiglia: La tecnologia mi ha dato la possibilità di creare una relazione più intima tra opera e fruitore, quindi una interattività e non passività.

Ora sto spingendo il mio lavoro tecnologico su una immersione virtuale grazie all’utilizzo della tecnologia Hololens 2 che ti da la possibilità di una realtà mista tra reale e digitale. Proprio su quest’ultima tecnologia l’arte digitale può raggiunge un’immersione totale e un confronto con un ambiente generato dall’artista stesso senza perdere il reale.

Vincenzo Marsiglia: Minimal Op App, 2016
Vincenzo Marsiglia: Minimal Op App, 2016 – Specchio, stikers, plexiglass, iPad e applicazione per iPad, 55,5×55,5x9cm
Le tue opere hanno dimostrato presto una tensione installativa e negli ultimi anni l’immersione nella dimensione ambientale arriva a fondere l’opera con le architetture che la ospitano (e lo spettatore con l’opera-ambiente).
Nel 2009 Marcello Carriero affermava: “L’opera d’arte totale alla quale si accede attraverso lo stargate di Vincenzo Marsiglia è un viaggio allucinato nella civiltà dei consumi dove l’uomo-merce una volta al centro di uno spettacolo avvolgente viene salvato dall’esplicito artificio di Marsiglia che denuncia la minaccia ben più seria e reale dell’omologazione.”
È ancora così?

Vincenzo Marsiglia: Diciamo che c’è stata un’evoluzione anche di visione sotto l’aspetto tecnologico. Trovo che l’opera si confronterà sempre di più con lo spazio e creerà una relazione sempre più forte con lo spettatore, e grazie allo spettatore possono cambiare gli scenari dell’opera stessa.

Quindi la persona che viene immersa nell’opera interattiva sarà sempre protagonista e generatrice dell’opera stessa, infatti il senso di omologazione viene cancellato dal variare in continuo l’opera e il fruitore stesso.

Vincenzo Marsiglia: Clopen, 2018
Vincenzo Marsiglia: Clopen, 2018 (esterno) – Ferro verniciato, fili fluorescenti e neon di Wood, 400x397cm | photo credit Marino Colucci\Sfera
Vincenzo Marsiglia: Clopen, 2018 (interno) – Ferro verniciato, fili fluorescenti e neon di Wood, 400x397cm | photo credit Marino Colucci\Sfera
Dopo aver ripetutamente marchiato a stella oggetti di design, grafica pubblicitaria e tessuti di alta moda, nelle ultime collaborazioni ti sei confrontato anche con l’elemento performativo e con la musica.
Quali complessità e stimoli hai incontrato in questa ulteriore fruttuosa contaminazione?

Vincenzo Marsiglia: Performance e musica sono due mondi contigui che dal 2015, anno della mia prima esperienza generata grazie alla collaborazione con il ballerino Denny Lodi, ho potuto iniziare ad esplorare anche in questo ambito con l’ausilio della tecnologia con l’opera interattiva. È un’emozione immensa far generare movimento per dar vita all’opera stessa.

È un processo lungo strutturare tutto quello che si è potuto vedere sino ad ora, ripagato dall’emozione di vedere quello che hai in testa trasformarsi in progetto su carta e come ultimo passaggio la messa in scena.

Ora si è aggiunto un elemento in più: la composizione musicale a dalla nuova collaborazione con OCRASUNSET. Insieme a lui vengono scritte le varie musiche delle nuove installazioni interattive e delle nuove performance interattive, anche nell’ultimissimo lavoro digitale immersivo, creato per l’applicazione per Hololens 2, un progetto a cura di Annalisa Ferraro. Qui troviamo anche la nuova tecnologia del suono 8d.

Sono tutti elementi che generano emozione per me, ma anche per chi possa provare l’emozione dell’esperienza totale performativa.

Vincenzo Marsiglia: Performance Interattiva Art&Dance, 2016
Vincenzo Marsiglia: Performance Interattiva Art&Dance, 2016 – Proiettore, computer, webcam, specchio polarizzato, Dimensioni variabili | photo credit Dario Lasagni
Tra riconoscibilità e riconoscimento, percezione visiva e percezione del sé, torna spesso nei tuoi lavori il tema del ritratto, dell’autoritratto e del selfie, sia negli elementi specchianti che negli schermi.
Anche nel tuo ultimo progetto online #unritrattoperunirci, geometria e tecnologia ritornano prepotentemente all’umano.
Vuoi parlarci di questa relazione con lo spettatore/pubblico?

Vincenzo Marsiglia: L’esperienza #unritrattoperunirci racchiude il mio concetto sul ritratto digitale e sul riflettere la propria immagine e il proprio pensare.
Tutti gli scatti che si possono vedere online sono generati grazie alla mia applicazione Interactive Star App.

L’idea contemporanea del ritratto ha una radice storica, come ad esempio il doppio ritratto dei Duchi di Urbino di Piero della Francesca che aveva una funzione di evocare un messaggio. Come nella mia idea che i ritratti costituiscano una voce corale positiva data dai colori e dalla geometria che avvolge i vari volti, il mio segno (la stella a quattro punte) rigenera una stella più grande che si appropria di tutto lo spazio (schermo). La persona ritorna al centro dell’esistenza e del suo pensiero. La cosa che mi emoziona è la forte partecipazione per dare voce al pensiero.

Grazie a questa rielaborazione digitale si arriva all’essenza della persona tramite il colore elaborato dall’applicazione stessa, quindi il binomio macchina e uomo crea la forza del messaggio.

Non a caso ho voluto prendere come esempio uno dei maestri del ‘400 sul tema della geometria e del minimalismo stesso, anche se azzardato come concetto, ma per me Piero della Francesca ha dato il via all’essenza.
La geometria è messaggio, è purezza.

Vincenzo Marsiglia: Digital Antica, 2019
Vincenzo Marsiglia: Digital Antica, 2019 – Proiettore, computer, webcam, specchio polarizzato, Dimensioni variabili
Ogni materiale che hai usato, ogni modalità con cui ti sei rapportato a ciascuno di essi, è stato un magnifico pretesto per parlare dell’attualità.
Che cosa pensi del mondo di oggi, dentro e fuori dall’arte ?

Vincenzo Marsiglia: Penso che stiamo ritornando ad un secondo Rinascimento, alla centralità dell’uomo che si era persa.

L’arte sta ritornando alla funzione di generare pensiero e bellezza, questo secondo me è il bene che dobbiamo portare avanti, difendendolo come dobbiamo difendere il mondo in cui viviamo tutti noi, maltrattato dall’effetto uomo.

Ora dobbiamo creare un concetto nuovo di vita e l’arte ha l’obbligo di generare parola e dialogo su vari fronti.

Vincenzo Marsiglia: Fold Star Black, 2017 – marmo nero del Belgio, 50 cm diam. + Star Stone, 2019 – Incisione su onice, 24×18 cm cad. (dittico)
La tua ripartenza post Covid-19 sarà più digitale o più concreta?

Vincenzo Marsiglia: La mia ripartenza, come hai potuto leggere, sarà maggiormente digitale e ambientale.

Però, come ho sempre pensato, l’uomo, l’artista, non perderà mai la voglia e il desiderio di creare con le proprie mani, quindi parallelamente vi sarà l’opera manuale con la materia primordiale, come la pietra con la creazione dei miei origami “Fold” fatti in marmo.

Mi piace sempre mettere a confronto la materia digitale con la materia fisica.

FONTI e APPROFONDIMENTI:
- sito web ufficiale di Vincenzo Marsiglia (link)
- PNF12 - Vincenzo Marsiglia. Dopo-logica/o, Volume 12 della collana PageNotFound, Vanilla Edizioni 2016 (link)
Alice Traforti

Alice Traforti

Founder e Redazione | Vicenza
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