In occasione della mostra Byblos. Il libro custode della parola e Hybris. Lo spirito che muove la spada, abbiamo incontrato Alberto Maria Prina, direttore artistico di Spaziominimo, per parlare della mostra e della visione culturale che guida il progetto. Alla base c’è una convinzione: che la cultura e l’arte possano ancora essere strumenti di pensiero, scoperta, dialogo e rigenerazione di un luogo.
Byblos ripercorre la nascita e gli sviluppi della parola nell’arte contemporanea attraverso libri d’artista e opere di Poesia Visiva provenienti in gran parte dalla collezione di Fernanda Fedi e Gino Gini. Hybris, l’installazione di Alberto Maria Prina, contrappone la forza della parola alla violenza e alla sopraffazione, interrogandosi sulle radici del conflitto. Completa il progetto la presentazione di ART BAG – LEXIS, sesta edizione della “busta d’artista con sorpresa”, un progetto che unisce alla riflessione il piacere della scoperta. LEXIS raccoglie multipli di artisti contemporanei accomunati da una ricerca sul rapporto tra parola, segno e immagine.
(info in calce all’intervista)

Lusignana. Veduta del borgo | Courtesy Alberto Maria Prina e Spaziominimo
Perché organizzare una mostra proprio nel borgo di Lusignana?
Alberto Maria Prina : Queste iniziative nascono nei borghi per contrastare il fenomeno dello spopolamento, ed è questo il motivo anche in questo caso. La mia lunga collaborazione con Loredana Sarti nell’organizzazione di mostre, soprattutto di design ma anche d’arte, l’ha portata a confrontarsi con me per capire cosa proporre a Lusignana.
La sfida è stata davvero coraggiosa da parte sua. Innanzitutto, perché il borgo è privo di servizi: non ci sono ancora veri e propri punti di ristoro e, naturalmente, ci auguriamo che lo sviluppo del progetto possa contribuire a creare anche queste opportunità. Inoltre, era fondamentale fare qualcosa in sintonia con gli abitanti del paese, perché portare l’arte contemporanea in un borgo così isolato, dove questo linguaggio è poco conosciuto, è un progetto difficile da avviare. In questo caso, però, gli abitanti hanno dimostrato curiosità e apertura, accogliendo positivamente l’iniziativa.
Quando è iniziato questo percorso?
Alberto Maria Prina: È cominciato tre anni fa con una mia piccola mostra personale, quasi un’operazione di sondaggio, intitolata “Fossili, carte varie e pitture su libro preparato” che nasceva da un elemento profondamente radicato nella storia del luogo: la tradizione libraria.
Il primo passo è stato il mio progetto di ristrutturazione del piccolo spazio che sarebbe poi diventato la Galleria, proponendo anche in questo caso una scelta controcorrente: una pavimentazione che richiama il colore del mare, quando ci troviamo in montagna. Anche questa soluzione è stata accolta con sorpresa e meraviglia.
Visto che le cose sembravano poter funzionare, abbiamo deciso di proseguire seguendo un percorso che ricercasse una precisa identità nei contenuti. Con la seconda e terza mostra, infatti, abbiamo cercato di capire se nell’arte contemporanea esistessero ancora elementi riconducibili al sacro.
Ritengo infatti che la mancanza di un confronto con il sacro, o addirittura il rifiuto di riflettere sul sacro e sulla dimensione spirituale, rappresenti un errore anche da un punto di vista laico. Lo sintetizzo con una battuta: non è razionale non occuparsi dell’irrazionale. Inoltre, la religione ha avuto un’importanza fondamentale nella nostra cultura, e nelle culture di tutto il mondo e proprio per questo non è ragionevole ignorarle.

Alberto Maria Prina: Hybris (2026), veduta dell’installazione | Courtesy Alberto Maria Prina e Spaziominimo
Quanto questa scelta nasceva dal rapporto con il territorio?
Alberto Maria Prina: È stata una scelta che nasceva proprio dalla ricerca di un’identità locale, cercando un punto di contatto per promuovere il paese attraverso la sua caratteristica più significativa: trovarsi su una variante della Via Francigena. Si tratta di un territorio attraversato da persone che percorrono questi cammini, oggi diventati di moda e molto frequentati, non solo per motivi religiosi o spirituali, ma anche per il desiderio di un contatto con la natura e di una forma di ‘turismo lento” in sintonia con un modo di vivere il tempo libero più consapevole.
Quest’anno, invece, il progetto prende una direzione diversa, concentrandosi su una corrente specifica dell’arte contemporanea. Com’è nata questa riflessione?
Alberto Maria Prina: Nel titolo, la mostra contrappone Byblos a Hybris: il libro, custode della parola, al fermento violento e distruttivo che alberga nell’animo umano. Hybris, significa tracotanza, prepotenza, violenza, volontà di sopraffazione: servono diversi termini per descrivere ciò che il greco riesce a dire con una sola parola.
La mostra mette quindi a confronto ciò che dovrebbe condurre alla ragionevolezza, cioè la parola, con ciò che invece agisce senza ragionare ma colpisce, rappresentato dai miei guerrieri, che ho voluto interpretare in chiave satirica, rendendoli quasi buffi. Le installazioni si trovano in uno spazio che amplia quello della galleria e che abbiamo chiamato Ipogeo, perché si sviluppa al di sotto di essa.

Alberto Maria Prina: Hybris (2026), veduta dell’installazione | Courtesy Alberto Maria Prina e Spaziominimo
Infatti, i guerrieri di Hybris hanno qualcosa di grottesco, sospesi sulle loro gambette esili.
Alberto Maria Prina: I guerrieri hanno un’espressione allucinata e un po’ ridicola. Forse avrei voluto renderli ancora più cattivi, ma non ci sono riuscito. In fondo il loro intento è satirico, come nella celebre espressione ‘castigat ridendo mores’.
La mia vuole essere un’affermazione contro la guerra. Credo che non basti eliminare la produzione di armi, perché il nocciolo del problema sta più in profondità: nella pulsione alla violenza e alla sopraffazione. È questo il nodo da affrontare. Oggi la violenza attraversa tutte le manifestazioni pubbliche, e non solo nella società occidentale: è presente nella comunicazione, nel cinema, nei giochi di ruolo, nei videogiochi.
L’hybris è alla radice dei conflitti. Naturalmente un artista visivo può soltanto sollecitare delle riflessioni. Siamo, in qualche modo, dei piccoli filosofi visivi che pongono delle domande, ma le risposte spettano alla società e alla politica.

Byblos, veduta dell’installazione | Courtesy Alberto Maria Prina e Spaziominimo
E per quanto riguarda Byblos, l’altra metà della mostra?
Alberto Maria Prina: La mostra allestita nella galleria di Spaziominimo rappresenta la parte storica del progetto ed evidenzia la nascita, nell’arte contemporanea, dell’uso della parola, del segno e dei simboli grafici. In alcuni casi questi elementi vengono estratti dalla scrittura e ricomposti per creare composizioni visive. Ma non solo: ci sono autori che utilizzano intere frasi o poesie, altri che lavorano con singole parole, altri ancora con lettere sparse, trasformandole in vere e proprie opere visive.
Questa parte storica proviene in gran parte dal Museo del Libro d’Artista di Fernanda Fedi e Gino Gini, che custodisce una vasta raccolta di libri d’artista e di opere di Poesia Visiva. Gino Gini, infatti, è stato tra i primi, negli anni Settanta, a praticare la Poesia Visiva ed è presente anche in mostra. Altri artisti, che completano il percorso espositivo, non utilizzano la poesia, ma lavorano con segni grafici scomponendo la parola e usando le lettere in funzione puramente visiva.
Perché la parola e la Poesia Visiva? Come dicevo all’inizio, per la speranza, o forse l’illusione, che la parola induca al pensiero e alla riflessione, anziché a un agire dettato soltanto dall’istinto.
Come dialoga ART BAG con il percorso storico di Byblos?
Alberto Maria Prina: Siamo partiti dalla parte storica per arrivare a quella più contemporanea, rappresentata da ART BAG, la busta d’artista con sorpresa. Per inserirsi in questa mostra, il progetto di multipli d’artista che curi insieme a Emiliano Zucchini, ha raccolto nove opere di artisti di diverse generazioni e sensibilità, molto più recenti rispetto alle opere storiche, ma che si inseriscono pienamente in questo filone artistico e culturale, estendendo la ricerca sulla parola al presente. Sottolineo il termine culturale perché la parola nell’arte va oltre la sola arte visiva: è un ambito profondamente concettuale che, proprio per questo, intende offrire degli stimoli alla riflessione.

Art Bag Lexis. Veduta dell’installazione | Courtesy Alberto Maria Prina e Spaziominimo
Poco fa parlavi dello sviluppo futuro del borgo. Quali sono i prossimi passi del progetto?
Alberto Maria Prina: Ci sono due filoni sui quali stiamo lavorando. Il primo riguarda il recupero di piccole cappelle votive, che fanno parte in maniera molto radicata della cultura locale della Lunigiana e si trovano soprattutto nel paese e anche nel territorio circostante. Il secondo è l’inserimento di sculture, e probabilmente di rilievi, di artisti contemporanei, in modo che il paese possa diventare un borgo della scultura.
Parli di un “borgo della scultura”. È una visione molto netta.
Alberto Maria Prina: Questo concetto mi è molto chiaro, perché l’idea del “paese dipinto”, così come viene intesa oggi in molta arte pubblica, mi trova completamente contrario. Credo che la scultura s’inserisca molto meglio in un contesto storico.
La mia contrarietà verso ciò che viene fatto in molti paesi, e che ritengo una soluzione facile ma anche anticulturale, riguarda l’idea di mettere semplicemente delle pareti a disposizione degli artisti per attirare l’attenzione sul paese. Non condivido nemmeno l’idea di scegliere il colore a tutti i costi, a prescindere dal contesto. Non è così: secondo me, in questo modo il paese lo si rovina.

Alberto Maria Prina: Hybris (2026), veduta dell’installazione | Courtesy Alberto Maria Prina e Spaziominimo
Che cosa rende, secondo te, un intervento artistico davvero capace di dialogare con un luogo?
Alberto Maria Prina: Per una mia necessità personale, in tutti i miei interventi, sia come organizzatore di mostre sia nel mio lavoro di artista, ho sempre cercato di dare un contenuto che andasse oltre l’aspetto visivo. Devo innanzitutto rispondere a me stesso: perché lo faccio? Che cosa racconto? Che cosa comunico?
Gli interventi devono essere pensati in relazione al luogo, a ciò che circonda l’opera. Altrimenti hanno lo stesso valore visivo e culturale di un manifesto pubblicitario. Aggiungono rumore a rumore. A quel punto tanto vale mettere davvero un cartellone pubblicitario.
In questo senso, qual è l’idea che guiderà gli interventi futuri a Lusignana?
Alberto Maria Prina: Il significato di questa operazione a Lusignana è proprio quello di inserire opere che si armonizzino con il borgo. Credo che questa idea di armonia sia stata abbandonata da tempo e, invece, per me è importante riproporla perché, fra l’altro, rientra anche nel racconto dell’antiviolenza. Chiariamo però che armonia non significa condiscendenza e nemmeno mimetizzarsi, ma ci sono degli equilibri da mantenere. In ogni intervento ci vuole coerenza, ed è quello che cercheremo di fare qui.

Lusignana. Veduta del borgo | Courtesy Alberto Maria Prina e Spaziominimo
Fonti e approfondimenti:
Sede: SPAZIOMINIMO – Lusignana – Comune di Filattiera (Massa Carrara)
Fino al 5 settembre 2026
Orari
Lunedì–venerdì: 17.00 – 20.00
Sabato e domenica: 14.00 – 20.00
Ingresso libero
BYBLOS, artisti in mostra: VINCENZO ACCAME, IRMA BLANK, MIRELLA BENTIVOGLIO, TOMMASO BINGA, UGO CARREGA, LUCIANO CARUSO, FERNANDA FEDI,GIO’ FERRI, GINO GINI, ARRIGO LORA TOTINO, STELIO MARIA MARTINI,GIULIA NICCOLAI, DIETER ROTH, LUIGI TOLA, RODOLOFO VITONE, WILLIAM XERRA.
ART BAG LEXIS, artisti in mostra: ALESSANDRO ALGARDI, VITTORE BARONI, GIUSEPPE CALANDRIELLO, ALESSIO DE GIROLAMO, GIOVANNI FONTANA, LUCA MARIA PATELLA, LAMBERTO PIGNOTTI, JACOPO PRINA, EMILIANO ZUCCHINI
L’installazione HYBRIS di Alberto Maria Prina rimarrà permanentemente visibile come primo intervento di un più ampio progetto artistico diffuso nel borgo.




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