SUNBURN è il titolo della personale di Federica Di Pietrantonio (Roma, 1996), visitabile fino al prossimo 30 maggio 2026, allestita da CIRCUIT a Mestre con la curatela di Laura Cocciolillo.
Nella pratica di Di Pietrantonio, il digitale è un regime di esperienza che attraversa corpi, posture, oggetti, spazi. Il titolo della mostra evoca una condizione ambivalente: esposizione e vulnerabilità, la ‘scottatura’ della pelle non più abituata all’esposizione solare e all’ambiente esterno naturale. È una metafora dell’essere online oggi: costantemente esposti, connessi, irradiati da schermi che illuminano e consumano allo stesso tempo ma lontani dalla luce del sole.
Laura Cocciolillo, storica dell’arte specializzata in arte e nuove tecnologie e in estetica
del digitale
Può capitare a tutti di rimanere vittima di un’insolazione, una scottatura solare in cui si incappa a volte cercando di abbronzare la pelle, consapevoli dei possibili effetti nocivi, a volte colpevoli di leggerezza, per una semplice dimenticanza o per una concezione distorta del tempo che passiamo sotto il sole.
Con il digitale può accadere lo stesso: lo desideriamo, mossi da una necessità più o meno estetica, non riusciamo a resistere al suo fascino, esageriamo senza rendercene conto fino a perdere il controllo.
Il digitale, come il sole, è ovunque.
Come si può quindi convivere con questa presenza imprescindibile?
Quali sono le implicazioni profonde e le influenze già asserragliate nella società?
Federica Di Pietrantonio guarda in faccia il digitale e ci restituisce una visione di ciò che si cela dietro le infrastrutture e oltre gli schermi, nei meccanismi e nei comportamenti, delle relazioni che si creano e di quelle che si distruggono, perché sta sempre a noi decidere se usare la crema solare, scegliendo quando farlo e di quale tipo, o se rimanere confinati sotto l’ombrellone.
Fonti e approfondimenti in fondo all’intervista.

ritratto dell’artista Federica Di Pietrantonio | ph. Massimo Pistore | CIRCUIT
Il tuo lavoro spazia tra pittura, installazione e video.
Che cosa significa essere un’artista multimediale oggi?
Federica Di Pietrantonio: Avere un approccio multimediale oggi è una risposta alla complessità progressiva del mondo e della sua stratificazione in dati.
Potermi esprimere con qualsiasi medium riflette una libertà di pensiero e di scelte riguardanti l’etica, non solo il concetto. Ad esempio scegliere con quale tecnologia lavorare, e perché, determina il proprio posizionamento all’interno del sistema tecnologico.
Non percepisco una vera distinzione tra new media e old media, ad esempio la pratica della pittura in ambiti di ricerca tecnologica penso possa ancora raccontare molto e trovare territori inesplorati.

Federica Di Pietrantonio: this is what it feels like staring at the ceiling, 2023 – enamel on canvas, 200 x 150 cm / installation view: SUNBURN, 2026 – CIRCUIT, Mestre | ph. Massimo Pistore
La tua formazione accademica è improntata sulla pittura.
Come hai sviluppato le competenze tecniche necessarie a operare con padronanza nel digitale?
Federica Di Pietrantonio: In maniera completamente autodidatta e spinta da una costante curiosità.
Ho iniziato da piccola provando a creare siti web su blocco notes, aprendo cartelle di videogiochi per scoprire dentro i file di sistema e la relazione tra di loro, familiarizzare con diversi linguaggi informatici, valanghe di tutorial online.
Ho cercato il modo di costruire la mia esperienza digitale personalizzata.
Ho vissuto questo interesse verso il digitale anche grazie a mio padre, che è ingegnere informatico. Vedere la dedizione e l’immersione mentale con cui lavora in tal senso è per me familiare.
Che cosa rappresenta per te il digitale?
Lo vivi come uno strumento, un’estetica, un concetto astratto, un output guidato, una proiezione interiore, uno stile di vita…
Federica Di Pietrantonio: Per me il digitale è una forma mentale, l’insieme di relazioni e dati che assimiliamo e che determinano la nostra personalità e memoria, infine uno strumento di interrogazione esistenziale.
Penso che la direzione dello sviluppo tecnologico di una società o di un individuo rispecchi le rispettive identità e idee. Un medium relazionale per interpretare e leggere in modo inatteso realtà già assodate, tra i dati come nel mondo.

Federica Di Pietrantonio: New Mod From Game…, 2023 – digital print on aluminum, monitor support, 111 x 37 cm / installation view: SUNBURN, 2026 – CIRCUIT, Mestre | ph. Massimo Pistore
SUNBURN è il titolo della tua personale presso lo spazio CIRCUIT di Mestre.
Hai avuto anche tu la tua “scottatura” da digitale?
Federica Di Pietrantonio: La scottatura è la metafora con la quale esprimo un determinato rapporto con l’attuale sistema socio-tecnologico. Ha a che fare con l’intensità, con l’esposizione e quindi con il tempo, e con le conseguenze di una condizione di stress subita.
Esiste l’espressione comune “touching grass” che in modo ironico invita a riconnettersi con la realtà fisica ed interrompere la paranoia e l’iper-attenzione che la prolungata presenza su piattaforme digitali evocano.
Personalmente non mi ritrovo in quest’ultima espressione perché per me il digitale ad oggi è una realtà dal quale non si può fuggire, è uno stato mentale sempre attivo nel nostro background cognitivo.
Sunburn invece non vuole fuggire da nessuna condizione, ma in modo ambivalente creare un’immagine degli effetti che vivere digitalmente, senza scomodare l’ecologia, può provocare.
Il termine è ispirato anche dalle teorie solarpunk, un movimento che reagisce al pessimismo tecnologico rispondendo con tecnologia bio-ispirata, ecologica, spesso indipendente.

Federica Di Pietrantonio: THE FIELD, 2023 – digital/machinima video, 3840 x 2160, audio, colors, 00:16:00 / installation view: SUNBURN, 2026 – CIRCUIT, Mestre | ph. Massimo Pistore
Ci racconti i temi principali della mostra?
Federica Di Pietrantonio: In mostra ci sono opere appartenenti a diverse serie che ho sviluppato negli ultimi 4 anni di ricerca. Generalmente esploro il rapporto tra corpo, tecnologia e ambienti digitali, e come la relazione tra questi influenza l’essere nel mondo.
In alcune opere, come la serie the edge of collapse o il cortometraggio THE FIELD la mia attenzione è rivolta a sottoculture web e comunità ritenute socialmente marginali, che sviluppano un rapporto intenso con la virtualità e un proprio sistema estetico ed etico di identificazione.
In altre opere, come ad esempio quelle pittoriche, è presente un’accezione più intima del rapporto con il digitale, come gli spazi e le identità digitali influiscono sull’esperienza quotidiana del mondo.
Il linguaggio è un tema che attraversa tutte le opere in percentuale diversa, in particolare lo slittamento del linguaggio informatico dall’accezione tecnica a quella poetica.
Inoltre il linguaggio è una componente fondamentale nell’identità di queste comunità, che tendono a sviluppare neologismi e strutture linguistiche proprie.
Questi sistemi comunicativi costituiscono da un lato il senso di appartenenza e dall’altro lato di esclusività, instaurando dinamiche relazionali che possono apparire opache o criptiche.

Federica Di Pietrantonio: Das Eismeer (office core), 2024 – enamel on canvas, 160 x 290 cm / installation view: SUNBURN, 2026 – CIRCUIT, Mestre | ph. Massimo Pistore
Alcuni lavori si riferiscono alle “sottoculture e comunità digitali”.
Di che cosa si tratta nello specifico?
Federica Di Pietrantonio: How to Completely Disappear From the Internet.
Eliminare la propria presenza digitale è un trend nato dalla relazione tossica delle piattaforme con gli utenti.
Alimentiamo costantemente il capitale cloud attraverso il nostro lavoro esperienziale, in un internet progressivamente sempre più privatizzato e organizzato in servizi on demand gestiti da terzi.
Molti utenti rifiutano questa direzione creando piattaforme basate su tecnologie decentralizzate e indipendenti, cercano rifugio in spazi ombreggiati e non controllati, come nelle imageboards, creando cunicoli e rabbithole per tutelare e detenere il controllo dei propri dati e la libertà di espressione, svincolandosi dalla raccolta dati.
Lo spazio di internet è organicamente legato alle comunità che lo vivono, tra minoranze e maggioranze, così tanto da poterne determinare anche la crisi.
![Federica Di Pietrantonio: the edge of collapse #3, 2025 - digital/machinima video, 1024 x 600, color, sound, 00:08:52, monitor support, raspberry [2], LCD display [2], cable ties, bubble level, metal plate, headphones, variable dimensions / installation view: SUNBURN, 2026 - CIRCUIT, Mestre | ph. Massimo Pistore](https://i0.wp.com/www.artalkers.it/wp-content/uploads/2026/05/MPR66726-min.jpg?resize=683%2C1024&ssl=1)
Federica Di Pietrantonio: the edge of collapse #3, 2025 – digital/machinima video, 1024 x 600, color, sound, 00:08:52, monitor support, raspberry [2], LCD display [2], cable ties, bubble level, metal plate, headphones, variable dimensions / installation view: SUNBURN, 2026 – CIRCUIT, Mestre | ph. Massimo Pistore
Che cosa significa digital/machinima?
Federica Di Pietrantonio: Il machinima è un termine che deriva dalla crasi di machine + cinema, corrisponde alla produzione video all’interno di ambienti virtuali e videogiochi.
Lo definirei infine un genere.
Per alcuni anni il termine machinima ha vissuto un’aura di obsolescenza, ad oggi per me determina l’autonomia e l’indipendenza di una tecnica o di un contesto cinematografico.
Nelle installazioni del 2025 il suono assume un ruolo primario, spesso accompagnato dalla parola scritta.
Federica Di Pietrantonio: Nel 2025 ho iniziato SuspenseState, una serie di installazioni che esplorano la possibilità di un linguaggio comune tra hardware e corpo umano, trasformando operazioni funzionali in esperienze sonore empatiche e/o anestetiche.
Le composizioni musicali sono realizzate in due fasi.
Durante la prima fase utilizzo un software che ho personalmente scritto per tradurre il linguaggio in note musicali, in una seconda fase utilizzo questi pattern di note per creare una composizione libera.
Gli spartiti diventano quindi poesie informatiche non funzionali.
Le parole scritte o ricamate a mano sulle installazioni sono comandi informatici che eseguono diversi tipi di azioni.
Il linguaggio della programmazione ha sempre fatto parte dei processi del mio lavoro ma precedentemente non avevo intenzione di renderlo parte dell’output. In questo momento storico sento invece l’esigenza, di natura sia formale che politica, di portare in superficie il linguaggio informatico come linguaggio poetico e forma di comunicazione.

Federica Di Pietrantonio: SuspenseState, 2025 – digital print on cover, mp3, 00:09:02, 150 x 200 cm | ph. Massimo Pistore | CIRCUIT
Il tuo lavoro digitale è caratterizzato da una componente materiale sempre più ingombrante, dalla pittura su larga scala fino alla dimensione installativa che accompagna i video, come a voler dare al digitale un corpo che non sia solo visibile apparenza, ma che occupi una propria posizione e dimensione nello spazio fisico.
Si tratta di una sorta di rivendicazione?
Federica Di Pietrantonio: Più che una rivendicazione per me esprime l’attuale stato delle cose.
Gli ambienti digitali sono infrastrutture fisiche e sono pesanti, la leggerezza con cui le viviamo è il loro aspetto di superficie, quello delle interfacce.
Con le installazioni cerco di creare un rapporto tra quello che è lo spazio di fruizione ed il fruitore, e con uno slittamento logico diventa il rapporto tra infrastruttura e utente.
Pensi che il settore contemporaneo attuale stia in qualche modo vivendo un proprio SUNBURN?
Federica Di Pietrantonio: Se così fosse risponderei con “Je m’appelle Josiane Pichet, Professeure de danse de forêt, J’ai mélangé mes trois passions dans un seul art: La danse, la forêt et la solitude” (La Danse de Forêt, Josiane Pichet)
INSTALLATION VIEWS:
Federica di Pietrantonio. SUNBURN, 11/04-30/05/2026 – CIRCUIT, Mestre
ph. Massimo Pistore




SUNBURN di Federica Di Petrantonio
a cura di Laura Coccilillo
11 aprile – 30 maggio 2026
CIRCUIT, Mestre (VE)
FONTI e APPROFONDIMENTI
– sito ufficiale dell’artista Federica Di Pietrantonio (link)
– profilo IG spazio CIRCUIT, Mestre (link)




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