Artalkers

L’ Arte Resiliente di Sandra Tomboloni che dà voce ai Marginali 

Per Sandra Tomboloni, da sempre attivamente impegnata nella lotta per i fragili, la marginalità rappresenta non solo un’esperienza vissuta ma un robusto filo conduttore del suo lavoro

La sua vita e la sua opera s’intrecciano con profondità. “Credo di dover sempre guardare dall’altra parte della barricata, per creare un altro tipo di mondo”, racconta in questa intervista comunicando tutta la sua passione e impegno per gli ultimi, che la portano a rompere gli schemi della vita ordinaria.

Sandra ha trasformato le sue difficili esperienze di vita in un messaggio di grande forza che nutre il suo attivismo sociale e antispecista, nell’arte come nella vita.

Affetta da anoressia sin da giovanissima, convive con questa malattia che ha segnato il suo percorso personale e artistico. Il suo lavoro è un atto di cura e un invito a riscoprire la forza nel fragile, trasformando le macerie in occasioni di rinascita, grazie al potere della creatività e del sostegno reciproco.


Sandra Tomboloni: Disubbidire al padre, plastilina su pannello di legno, 250X180 cm, 2020 - Galleria MA Vannucci

Sandra Tomboloni: Disubbidire al padre, plastilina su pannello di legno, 250X180 cm, 2020 – Galleria ME Vannucci, LA FRAGILITA’ DELL’OSPITE  a cura di Serena Becagli, 20 settembre -5 novembre 2020 | Courtesy ME Vannucci

Fragilità, cura e anti-specismo sono concetti molto importanti nel tuo lavoro e nella tua vita.  Quando hai capito che volevi andare in questa direzione?

Sandra Tomboloni: Iniziando dagli animali. Ho spesso portato avanti le mie battaglie anche con Amnesty International e a volte mi chiedo – anche se non dovrei mai farlo – se ho fatto bene. Perché l’essere umano è l’essere più cattivo che ci possa essere: dopo tutto quello che ha passato, è ancora pronto a fare la guerra ai più deboli, ai senza terra e soprattutto agli animali, a tenerli prigionieri per il proprio piacere.

Premetto che io nasco in una famiglia che aveva una trattoria, e naturalmente teneva rapporti con macellerie, aziende di formaggi ecc. Un giorno la mia scuola portò noi bambini a vedere come venivano ammazzati gli animali in un macello a Pontassieve, vicino a Firenze. Rimasi veramente scioccata. È stato allora che ho iniziato a pensare alla fragilità. Tornai a casa e dissi “non voglio più mangiare nulla”. Mi ammalai di una grave forma di anoressia che mi porto dietro tuttora.

Quel corpo che dovrebbe essere nutrito io lo rifiutavo, fino quasi a scomparire. Il lavoro mi ha aiutato ad essere viva. Il corpo che non ho lo metto nella materia del mio lavoro. All’inizio, più si aggravava la mia malattia, più usavo per fare arte un materiale che si disfaceva, un olio che si scioglieva come la cera di una candela.

Poi c’è stato un momento in cui ho reagito, quando ho capito che anche io potevo dare un contributo. L’università, l’Accademia di Belle Arti di Firenze, è stata davvero importante perché mi ha permesso di confrontarmi con tante persone che venivano da tutte le parti del mondo. È stato un momento di crescita, in cui ho capito che anch’io potevo fare qualcosa, essere qualcuno.

Allora ho cominciato a rimettere insieme i pezzi e a lavorare con una materia fragile, perché quando si rinasce, si rinasce fragili. Ho trovato una materia, il pongo, usata dai bambini, che si può distruggere e ricomporre. Ho riflettuto che quella materia rappresentava il mio corpo, che potevo crearlo e distruggerlo, poteva essere la vita e la morte, potente e fragile contemporaneamente

Da lì ho iniziato a creare un mondo. All’inizio questo mondo era fatto di case e di oggetti, un mondo da abitare, perché quello che mi era stato dato non era il mio; quindi, volevo crearne uno così come volevo ricreare la mia vita dalle macerie dell’anoressia. Il lavoro è stato veramente l’ancora di salvezza per non scivolare in fondo al mare, è diventato un diario di bordo del cammino della mia vita. 

Sandra Tomboloni: madre totemica gialla, 1994, pongo su latta per biscotti di alluminio

Sandra Tomboloni: madre totemica gialla, 1994, pongo su latta per biscotti di alluminio, 17x17x25 | Courtesy ME Vannucci

 Anche il concetto di scarto, di rifiuto, è una parte molto importante del tuo lavoro, puoi parlarmene?

Sandra Tomboloni: Indubbiamente sì, perché tutto ciò che viene rigettato m’interessa moltissimo, ha un valore. Oggi si cerca di consumare il più velocemente possibile. E questo vale anche per le persone. 

Io la marginalità l’ho vista e vissuta: ho vissuto per strada. Il mio lavoro consiste nel far sentire la voce dei marginali attraverso la mia stessa marginalità.

Cura, anti-specismo, recupero di tutto ciò che viene gettato via: sono parti di un solo discorso. Quello che non ci piace lo si elimina perché “non serve”, perché “non fa comodo”, perché “non dà potere”: questo succede con le persone, con le cose e con gli animali. 

Io invece credo di dover sempre guardare dall’altra parte della barricata, per creare un altro tipo di mondo, alzare la voce e dire: “Ci sono anch’io”, con qualsiasi mezzo — con l’aiuto reciproco, con il sostegno degli altri, con il lavoro di creatività.

Sandra Tomboloni: Prezzemolina, 2008-2010, Installazione permanente, progetto Fiabe in scatola

Sandra Tomboloni: Prezzemolina, 2008-2010, Installazione permanente, progetto Fiabe in scatola a cura di Stefania Gori villa Smilea Montale , vista generale | Courtesy ME Vannucci

Oggi per te cosa significa la parola “casa”?

Sandra Tomboloni: Casa, per me, si riferisce soprattutto a una marginalità personale che è diventata impegno per un’urgenza sociale. Significa riconoscere gli altri, che non sono famiglia di sangue, ma sono tutti gli altri: quelli che vediamo intorno a noi.

Perché hai scelto di utilizzare il bassorilievo come forma espressiva nel tuo lavoro?

Sandra Tomboloni: Il bassorilievo mi piace perché ti viene incontro, si avvicina all’osservatore, stabilendo una relazione con gli altri. Quando ho iniziato a dare corpo alla materia e il mio lavoro si è rivolto verso l’astrazione, ho sempre cercato di esplorare il bassorilievo come forma espressiva.

Sandra Tomboloni: La fragilità degli ospiti 2020, vista generale- mostra presso MA Vannucci

Sandra Tomboloni: La fragilità degli ospiti , vista generale- mostra presso ME Vannucci a cura di Serena Becagli – settembre al novembre 2020 | Courtesy ME Vannucci

Oltre al pongo, per le tue creazioni hai utilizzato molti altri materiali. Me ne puoi parlare?

Sandra Tomboloni: Desidero sottolineare che ciò che mi appassiona di più è realizzare progetti collettivi e collaborare con altri artisti e persone, al di là dei materiali utilizzati. 

Ho iniziato a lavorare con la ceramica grazie all’installazione interattiva Prezzemolina. Considerando la natura esterna del progetto, il pongo avrebbe comportato delle difficoltà; quindi, decisi di passare alla ceramica.

 Nel 2008, si celebrava lo scrittore di novelle e fiabe regionali del tardo Ottocento Gherardo Nerucci, autore proprio di Prezzemolina. La storica dell’arte Stefania Gori aveva ideato un progetto che prevedeva la creazione di un percorso di casette realizzate da artisti nel territorio pistoiese, partendo da Montale fino alla Fattoria di Celle, interpretando le fiabe di Nerucci. 

La mia Prezzemolina fu la prima installazione, allestita presso la Villa Smilea di Montale: una piccola casa di vetro progettata da Massimiliano Vannucci come architetto, dentro la quale ho realizzato opere in ceramica che raccontavano la favola di Prezzemolina. Purtroppo, rimase l’unica, poiché quel periodo si rivelò problematico a causa della crisi economica. 

Collaborai prima con la storica manifattura Pucci Rometti di Umbertide e poi con il maestro ceramista Alessio Sarri, che lavora soprattutto con grandi designers. Ho cercato d’imparare dagli artigiani ogni volta che ne avevo l’occasione, cercando di diversificare i materiali: se m’invitavano dove si lavoravano le stoffe, facevo pupazzi, figure di stoffa o ricamavo. Quello che mi interessava era il contatto con i maestri: sono state esperienze bellissime, perché lavorare alla pari con gli artigiani, con un lavoro collettivo, per me è stato estremamente interessante.

Sandra Tomboloni. Prezzemolina, 2008-2010, particolare

Sandra Tomboloni. Prezzemolina, 2008-2010, particolare. Installazione permanente, progetto Fiabe in scatola a cura di Stefania Gori villa Smilea Montale | Courtesy ME Vannucci

Infatti, a questo proposito hai parlato di “sapienza delle mani”

Sandra Tomboloni: Io nasco e rinasco insieme a Fabbrica Europa, nei primi anni ’90, un grande festival che allora si svolgeva alla Leopolda e che oggi è diffuso in tutta Firenze. Ero stata invitata a realizzare installazioni, dei veri e propri parchi di pongo, lavori in progress in cui prendeva forma una performance continua. 

Non c’era bisogno di spiegare nulla al pubblico: erano le mani che parlavano, erano loro a creare la performance. Per me ciò che conta è proprio la manipolazione del materiale e, tornando al discorso di prima, la possibilità di creare e distruggere.


Orfani.  Sandra Tomboloni, In collaborazione con coop Manusa dal 13 dicembre 2014 al 24 gennaio 2015 durante la preparazione negli spazi coop Manusa.

Orfani. Sandra Tomboloni, In collaborazione con coop Manusa dal 13 dicembre 2014 al 24 gennaio 2015 durante la preparazione negli spazi coop Manusa.
Hai detto che gli incontri importanti della tua vita sono stati sì con galleristi e persone del mondo dell’arte, ma anche quelli fatti per strada. Ci sono incontri che ti hanno particolarmente segnata come persona e come artista?

Sandra Tomboloni: Ho incontrato tante persone per la strada, famose e umili, ed entrambe sono state importanti perché avevano molto da dirmi. Ricordo un fornaio che raccontava la storia dell’Emilia-Romagna del dopoguerra, appartenente a una famiglia partigiana, e che sentiva ancora il dovere di aiutare gli altri. A me ha aiutato tanto.

Nel mio cammino ho poi rincontrato Adriano Sofri, che era stato mio professore all’Accademia di Belle Arti ed è diventato uno dei miei più grandi amici. Mi è stato accanto quando la mia anoressia era molto grave e mi ha insegnato a specchiarmi negli altri. Questo mi accompagna ancora oggi: da una malattia nata dal vedere uccidere è nata la volontà di aiutare gli altri — e per “altri” naturalmente intendo anche gli animali.

Ci sono stati poi moltissimi incontri nella mia vita d’artista: tutta la famiglia Gori, i Vannucci, la famiglia Straus a New York, miei collezionisti che mi hanno accolta e a cui sono grata perché mi hanno permesso di conoscere situazioni da tutto il mondo.

Sandra Tomboloni: liberazione animale , 2023, cera su latta, diam 34x h 33 - opera all'interno della mostra  L'ILLUSIONE DELLA VITA: Sandra Tomboloni - José Mesìas presso MA Vannucci

Sandra Tomboloni: liberazione animale , 2023, cera su latta, diam 34x h 33 – opera all’interno della mostra  L’ILLUSIONE DELLA VITA: Sandra Tomboloni – José Mesìas presso ME Vannucci – dal 19/01/2025 al 19/03/2025 | Courtesy ME Vannucci

Tornando all’argomento dell’anti-specismo mi parli del bestiario nei tuoi lavori? Mi sembra che il maiale abbia un posto speciale nel tuo lavoro.

Sandra Tomboloni: È vero, maiale è il mio preferito, perché su questo animale ci sono tantissimi pregiudizi. Nel 2020 feci la mostra pressol a Galleria  Vannucci La fragilità degli ospiti. L’antispecismo come forma di sostanza e vita, curata da Serena Becagli, professionista e persona per me molto importante. In quell’occasione usai nei miei bassorilievi monocromi i colori primari che per me sono come colonne portanti del lavoro. 

Il bianco lo riservai al maiale proprio perché volevo contrastare l’immaginario collettivo di un animale considerato sporco e impuro. Per esempio, nella religione islamica il maiale e il cane sono animali impuri e non si toccano. In alcune parti dell’Asia sono addirittura picchiati e torturati perché incarnano il male.

Dovremmo cambiare il nostro pensiero e linguaggio ed essere più rispettosi delle diversità. Il maiale è un animale molto intelligente. Si dice spesso: “Se gli animali potessero parlare…”, ma gli animali parlano, basta partire dall’idea che esistono molti altri esseri viventi e che ognuno ha il proprio linguaggio, e vanno semplicemente rispettati.

Mi sarebbe piaciuto fare un progetto sulle gabbie di gestazione, un tema discusso anche a livello europeo ma mai affrontato davvero. Le scrofe, infatti, non vi restano solo durante la gestazione: rimangono sempre in queste gabbie strette come abiti, senza potersi muovere. E molti animali, come i polli, non vengono nemmeno considerati “vita” e sono uccisi a manciate. 

Nel 2018, in occasione della collettiva che inaugurava l’attuale sede della Galleria Vannucci a Pistoia, realizzai un’opera intitolata i, inteso come articolo determinativo plurale, ma anche come il numero romano “I”, che significa “primo”, e come la parola inglese “I”, cioè “io”. 

Su un grande pannello in legno tracciavo una linea rossa a pastello che rappresentava dei corpi umani, tante figure generate da uno stesso filo. Io vedo negli altri me stessa, e gli altri vedono me. Che ci piaccia o no, siamo tutti parte dello stesso filo che ci unisce.

Quella linea è poi diventata un bassorilievo in pongo, un lavoro che prendeva forma progressivamente e che fu animato anche da una bellissima performance della ballerina, performer e coreografa Yael Karavan, figlia dello scultore Dani Karavan.

Let’s twist again, mostra inaugurale nel novembre 2019 del nuovo spazio espositivo di ME Vannucci in via Gorizia a Pistoia – performance “I” di Yael Karavan di fronte all’opera i di Sandra Tomboloni | Courtesy ME Vannucci 

Hai parlato di una “Repubblica della fantasia”. Che forma avrebbe per te questa Repubblica? E chi sarebbero i suoi cittadini?

Sandra Tomboloni: Gli scarti! La cosa nasce così: nel 2014, per la mia prima personale Orfani nella vecchia sede della Galleria Vannucci, creai una vera e propria Repubblica degli scarti, un bosco popolato da mostri. Questo progetto è stato realizzato in collaborazione con la cooperativa sociale Manusa, che ha sede a Pistoia e si occupa della rigenerazione dei tessuti della moda attraverso la creatività delle donne. 

Su mio disegno, sopra a un tappeto bianco che addentrandosi nel ‘bosco’ diventava verde, avevamo creato un grande albero di lana, a protezione di questi personaggi che la vita aveva rigettato: c’era uno scoiattolo senza un orecchio, una lumaca senza un occhio, tutti orfani, chi senza braccia, chi senza gambe. Gli spettatori dovevano inoltrarsi nella Repubblica degli Orfani senza scarpe, in segno di rispetto per gli ultimi, per coloro che la società mette da parte.

Orfani, Sandra Tomboloni, in collaborazione con coop Manusa dal 13 dicembre 2014 al 24 gennaio 2015 vista generale, ME Vannucci | Courtesy ME Vannucci

Hai un progetto nel cassetto che vorresti particolarmente vedere realizzato?

Sandra Tomboloni: Mi piacerebbe fare un lavoro sugli animali utilizzati per la ricerca scientifica, considerando la complessità di un progetto collettivo. Annalisa, moglie di Massimiliano Vannucci, ha svolto una tesi molto interessante sulla ricerca condotta su alcuni bambini nel dopoguerra a Pistoia, utilizzati come cavie e a me interessa esplorare il parallelismo tra la sperimentazione su animali e quella su bambini. 

Sto entrando in contatto con ricerCARE, un’associazione scientifica che promuove ricerche senza crudeltà, senza coinvolgere animali. Vorrei, prendendo spunto dalla tesi di Annalisa, coinvolgere artisti e curatori in un progetto collettivo che valorizzi le diversità anziché usarle strumentalmente. 

La mia ispirazione per questo progetto proviene anche da un mio progetto del 2013, intitolato Homeless, realizzato presso il Polo Espositivo Casa Rossa di Pontassieve, che verteva sull’idea di rigenerazione. Avevo coinvolto un collettivo di artisti, scrittori e amici per creare un’opera unica.

Sogno di realizzare la nuova mostra nel gabinetto anatomico di Pistoia, un luogo interessante che mi piace moltissimo, dove, personalmente, lavorerei sulle parti anatomiche per trasformare il corpo in un’astrazione, attraverso il bassorilievo.

Sandra Tomboloni: storia di un pulcino o due,  1995, tecnica mista e pongo su legno, 200x150

Sandra Tomboloni: storia di un pulcino o due, 1995, tecnica mista e pongo su legno, 200×150 | Courtesy ME Vannucci

Alessandra Alliata Nobili

Founder e Redazione | Milano
#donnenellarte #Iondra #sudestasiatico #cina #postfeminism #visualculture #videoart #artepartecipata #artepubblica #installazione #mediatechnology #arteambientale #arteambientata

Add comment

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Artalkers
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.