Che ne dite di fare un giro ad ArtVerona 2025 attraverso i miei occhi?
Vi racconto la fiera a modo mio e soprattutto vi presento un paio di artisti che non conoscevo, e che mi hanno colpita tra le tante proposte esposte nei due padiglioni veronesi.
Quella appena trascorsa, dallo scorso venerdì 10 fino a domenica 12 ottobre, è stata un’edizione celebrativa: la ventesima volta di ArtVerona, e la prima con la nuova direzione artistica di Laura Lamonea.
Costruita sul fil rouge Conversazione e scrittura, la fiera preannunciava una stretta connessione con la città e un approccio curatoriale con un rivisitato format dei padiglioni, per favorire il dialogo tra moderno e contemporaneo.
Vorrei che ArtVerona fosse sempre di più un luogo in cui acquistare opere di qualità e, attraverso la vendita, sostenere nuovi percorsi di ricerca per gli artisti.
Laura Lamonea, direttrice artistica ArtVerona
Immagino la fiera come uno spazio di relazioni: con Musei, Università, Accademie, e come un motore per coproduzioni tra istituzioni pubbliche e private.
Per me, visitare ArtVerona deve essere un’esperienza di conoscenza e scoperta artistica: passeggiare tra gli stand significa incontrare idee, linguaggi, visioni.
Forte di queste parole, e memore di qualcosa che non mi aveva del tutto convinta nel 2024, le mie aspettative per questa ArtVerona 2025 erano decisamente altissime e (troppo) fantasiose, a partire dalla hall.
Durante le scorse edizioni ci eravamo abituati ad avere un ingresso sempre diverso grazie alla realizzazione ad hoc di un mega tappeto d’artista che, variando di anno in anno, conferiva allo spazio un carattere sempre rinnovato. Al di là dei gusti personali, la sensazione di attraversare quel corridoio come se fosse un limbo, un passaggio magico che univa due mondi, non era male.
Questa nuova passeggiata tra titoli e immagini, molto sobria, senza fronzoli né colori, ha comunque trasformato l’ambiente in modo deciso, offrendo al pubblico una serie di stimoli meno eclatanti, che si configurano come un angolo di riflessione, o una piccola pausa, nella vastità delle proposte visive.
A proposito della tradizionale divisione tra i padiglioni (ovvero 11 Established e 12 Emergent), l’auspicato dialogo tra moderno e contemporaneo si è fatto più vivace.
Grazie all’inserimento delle sezioni curate Effetto Sauna (by Laura Lamonea) e Pittura ORA (by Leonardo Regano), il padiglione 11 ha goduto di una ventata di freschezza, che ovviamente ha dovuto fare i conti con alcuni punti fermi in termini di disposizione di gallerie e relativi stand come da manuale, per non compromettere troppo i delicati equilibri tra le parti.
Inoltre, spostare alcuni capisaldi sarebbe forse risultato drastico e disorientante anche per il visitatore.
Al padiglione 12 ho trovato un ritmo più incalzante, grazie alla compresenza di realtà consolidate e quasi “classiche” del contemporaneo, insieme ad altre più spinte e ormai rassicuranti in termini di nuove proposte, ma soprattutto per alcuni nuovi audaci inserimenti la cui freschezza va a colmare certe (sentite) assenze.
Purtroppo, per una mia (mancata) predisposizione, non riesco mai a fermarmi a guardare i video, perciò ho glissato l’area Cinema.
Le sezioni curate Video? Avete Detto Video? (by Élisa Ganivet e Laura Lamonea) e Steps (by Giulia Civardi) erano forse mimetizzate troppo bene tra gli stand, o forse ero semplicemente arrivata a fine corsa.
L’Editoria invece ha ritrovato una collocazione propria, all’interno di una piantina sicuramente più equilibrata e meno labirintica.
In generale, ho apprezzato gli spazi più aperti e curati, le aree relax e ristoro ben distribuite – anche se sempre troppo poche – e il minor numero di stand allestiti, che personalmente ritengo essere un pregio.
Chiuse le considerazioni di chi visita una fiera intera in poche ore, passiamo alle proposte artistiche.
Frequentando regolarmente ArtVerona da più di quindici anni (precisamente dal 2008, praticamente da quando è nata), insieme a qualche altra mostra mercato, sono vittima di una certa assuefazione visiva, anche per ricerche che stimo da tempo per validità ed estetica.
Perciò ogni anno, ad ogni fiera, vado a caccia di quello che potrebbe essere una novità per i miei occhi, per la manifestazione, in termini di presenza oppure di attualità.
La domanda è sempre: che cosa mi porto a casa da questa ArtVerona?
Oggi vi presento quindi Stefano Caimi e Mercedes Lachmann, nell’ordine in cui li ho incontrati io.
– #artfairs: qui trovate tutte le nostre selezioni fatte alle fiere
– #artverona: qui trovate gli artisti selezionati ad ArtVerona (dal 2018)
– artverona.it: sito ufficiale di ArtVerona
STEFANO CAIMI
@ The Flat – Massimo Carasi, Milano
Mi trovo nella zona Effetto Sauna, al padiglione 11, piacevolmente spaesata.
Posizionati in angolo, nella parete interna di uno stand piuttosto equilibrato, nonostante i forti contrasti, i lavori di Stefano Caimi hanno attirato la mia attenzione da lontano.
Mi ha colpito subito la descrizione realistica e insieme evanescente, che ho scoperto derivare da una coerenza processuale applicata a tecniche e tecnologie molto diverse, sullo stesso filone tematico.

installation view: works by Stefano Caimi, stand The Flat – Massimo Carasi (Milano), ArtVerona 2025 (Verona)
WORKS
* materiali forniti da The Flat – Massimo Carasi

Stefano Caimi: Lichenescent #9, 2025 – Custom software, CNC laser engraving, pyrography, oil pastels, acrylic paint on linen, 67 x 42 x 5 cm (26½ x 16½ x 2 in) UNIQUE | courtesy the artist & The Flat
La serie Lichenescente si basa sull’esperienza diretta dell’artista nelle foreste di Pracharbon, ai piedi del Monte Rosa, durante l’inverno 2024/2025. L’artista continua il suo processo di analisi delle trasformazioni del paesaggio alpino, anche qui, abitando in esso. Il bosco è silenzioso, bianco, nero. E gli alberi protagonisti, carbonizzati, diventano substrati per la crescita di organismi pionieri. I licheni, abitanti del fogliame. Colorano il paesaggio, bianco, nero. L’artista ritrae la loro presenza utilizzando pastelli a olio in toni azzurro chiaro, lichenescenti su tele bruciate. Il corpo di lavoro, utilizzando il colore e la texture, evoca le vibrazioni del paesaggio innevato, il suo delicato equilibrio. Il segno, il tratto, evidenzia le trasformazioni, i contrasti, la luce.

Stefano Caimi: Phytosynthesis – Physoplexis Comosa, 2024 – Custom software, inkjet fine art print on cotton paper, bleached Toulipier wooden frame, museum glass, 67x42x4 cm (26½x16½x1½ in) UNIQUE | courtesy the artist & The Flat
Phytosynthesis è una serie di opere che crea un dialogo visivo tra piante e digitale: due mondi apparentemente lontani, ma reciprocamente influenti.
La tecnologia è utilizzata nel processo compositivo come strumento per leggere e rappresentare la natura.
Il soggetto della composizione è ottenuto attraverso l’elaborazione, mediante un software sviluppato appositamente, della scansione fotogrammetrica di una pianta.
L’elaborazione digitale genera una restituzione visiva dei dati della scansione tridimensionale, che cerca di andare oltre l’immagine fotografata attraverso sovrapposizioni e trasparenze di milioni di punti; trasfigurando l’immagine del fiore in un insieme di cellule, nuvole di punti che compongono il soggetto.
Le linee rivelano le connessioni tra le cellule della stessa pianta o di altre piante, evidenziando così il sistema che le caratterizza, un sistema distribuito e non centralizzato come quello dell’uomo. La restituzione di queste connessioni richiama il cosmo, le costellazioni, lo spazio. Le piante, motore della nostra vita, capaci di trasformare l’energia del sole in nutrienti per la vita.

Stefano Caimi: Polypore #57, 2024 – copper galvanized mushrooms (Tremetes versicolor), 2 x 5 x 4.5 cm (¾ x 2 x 1¾ in) UNIQUE | courtesy the artist & The Flat
La serie Polypore si propone di presentare i funghi come gioielli della natura, mantenendo la loro forma e alterando il materiale. I funghi sono trattati con una vernice a base di grafite elettricamente conduttiva e poi stabilizzati mediante galvanizzazione con rame sulla materia organica.
Il fungo naturale diventa il protagonista e il guardiano del ciclo della materia, immobilizzato e esaltato da un sottile rivestimento di rame lucente. L’opera evidenzia il ruolo fondamentale che i funghi lignicoli svolgono nel mantenere l’equilibrio all’interno di un ecosistema come una foresta, un parco o semplicemente un gruppo di alberi. Queste specie di funghi sono in grado di decomporre le molecole complesse del legno morto, trasformandolo in fertilizzante per l’ambiente in cui cresce.
ABOUT Stefano Caimi
Nato nel 1991 a Merate, Italia. Vive e lavora a Milano.
Il suo lavoro restituisce visivamente processi naturali, ambientati in scenari tecnologici e digitali, dove forma, colore e materia assumono nuovi significati. Le opere “Frammenti di paesaggi contemporanei” sono il fiorire di un’era in cui il rapporto uomo-ambiente diventa il tema più rilevante.
“Sono sempre stato affascinato dalla complessità biologica che trovo nella natura. Una rete densa di relazioni nascoste e interconnesse”.
Cerca una tensione tra dettaglio e contesto, una complessità che porta il pubblico a un continuo cambio di prospettiva. Matematica, ecologia, programmazione e chimica sono i media utilizzati per focalizzare il soggetto di un’opera d’arte al fine di ispezionare il processo della sua creazione. Adotta un approccio transdisciplinare, una visione a 360 gradi, che comprende elaborazione digitale, scultura, fotografia e installazione.
Per approfondire:
>> https://www.carasi.it/pages/artists/stefanocaimi_EN.html
>> https://www.stefanocaimi.com/
MERCEDES LACHMANN
@ Orma Gallery, Milano
Dopo più di 3 ore di pellegrinaggio, con gli occhi che ormai non riuscivano più a vedere bene, sono finalmente ai corridoi finali del padiglione 12.
Dando fondo all’ultima scorta del mio entusiasmo da fiera, mi avvicino a una serie di strutture metalliche su cui sono innestate diverse ampolle di vetro, in un delicato equilibrio di linee, forme, materiali, cromie, pesi, contrasti.
Ogni provetta contiene elementi vegetali e naturali immersi in un fluido vitale.
Un lavoro alchemico.
Scoprirò poi che Mercedes Lachmann ha vinto il Sustainable Art Prize 2025, un progetto di ArtVerona a supporto delle tematiche di sostenibilità.

installation view: works by Mercedes Lachmann, stand Orma Gallery (Milano), ArtVerona 2025 (Verona)
WORKS
* materiali forniti da Orma Gallery

Mercedes Lachmann: Certeiro Transitòrio, 2025 – acciaio inox, vetro e tintura di erbe, 100x100x22cm (39x39x8,58in) ed. 5+2 P.A. | courtesy the artist & Orma Gallery
* Sustainable Art Prize 2025

Mercedes Lachmann: Geoglifo IV, 2025 – acciaio inox, vetro e tintura di erbe, 40x46x16cm (15,6×17,94×6,24in) ed. 3+2 P.A. | courtesy the artist & Orma Gallery

Mercedes Lachmann: PMTM, 2024 – acciaio al carbonio, vetro e tintura di urucum in olio, 23x28x10cm (8,97×10,92×3,9in) | courtesy the artist & Orma Gallery

Mercedes Lachmann: Sussurro do fogo, 2025 – acciaio inox, vetro e tintura di piante, 170x170x11cm (66,3×66,3×4,2,9in) | courtesy the artist & Orma Gallery
Le opere si radicano in una riflessione sull’acqua e sulla natura come forze vitali e simboliche.
L’acqua, elemento costitutivo della vita, è anche il linguaggio che permette che più direttamente parla della crisi climatica: i suoi cicli, la sua scarsità o eccesso, diventano metafore di fragilità e di urgenza.
A fianco dell’acqua, gli alberi assumono un ruolo imprescindibile: sono organismi che trattengono e distribuiscono l’acqua, nel suolo come nell’atmosfera, veri e propri motori ecologici.
L’Amazzonia, che Lachmann evoca come esempio, è il cuore pulsante di questo equilibrio idrico e vitale.
A partire dal 2019, l’artista ha iniziato a lavorare con le piante aromatiche e medicinali, raccolte dapprima dal proprio da giardino. In esse ha riconosciuto una molteplicità di forme e profumi – poliforma, poliaroma – che ha tradotto in una sinfonia vegetale.
La natura, osservata da Lachmann, è un sistema di abbondanza e collaborazione: ogni elemento si intreccia con l’altro, generando pluralità e continuità.
Questa logica di interdipendenza diventa il cuore della sua pratica artistica, in cui in materia vegetale, acqua e spazio si fondono in installazioni immersive.
Il rapporto con la natura si unisce a quello con l’ancestralità femminile: un patrimonio di saperi legati alla cura della terra, alla salute, alla famiglia e alla comunità.
Per Lachmann, la natura e il femminile condividono la stessa forza generativa e protettiva, entrambe capaci di custodire e rigenerare la vita.
Avvicinarsi al mondo vegetale significa allora entrare in contatto con la propria natura interiore e con l’idea di Gaia, la Terra come grande organismo vivente di cui siamo parte integrante.
Dal 2019, il suo percorso si è arricchito grazie all’incontro con donne erboriste e curandere, con cui ha collaborato per esplorare le proprietà curative delle piante e il legame tra luogo, corpo e spiritualità.
Da questa esperienza sono nate opere che intrecciano ecologia e ritualità, facendo dell’arte un ponte tra acqua, natura e comunità.
ABOUT Mercedes Lachmann
(Brasil, 1964)
La sua pratica si sviluppa principalmente nei campi della scultura, dell’installazione e del video, con particolare attenzione ai materiali naturali. Il suo lavoro affronta tematiche ambientali e alcune delle sue opere sono strettamente legate all’Arte Ambientale e alla Land Art. L’acqua è un elemento centrale nella sua poetica, evocando temi come l’effimero della vita, la trasformazione della materia e la scarsità delle risorse naturali. Negli ultimi anni, Mercedes ha incorporato piante, erbe medicinali e aromatiche nelle sue opere, combinando diverse intensità, qualità e potenze per creare una sorta di alchimia sensibile. Accanto alle piante, nuovi materiali come legno, foglie, semi e metalli sono stati integrati nella sua produzione, riflettendo una visione di integrazione, collaborazione e proliferazione di forme ed esperienze sinestetiche, come si osserva nell’espressione della natura.
Per approfondire:
– https://ormaart.com/it/artists/45-mercedes-lachmann
– https://mercedeslachmann.com/




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