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Romina De Novellis: lo sguardo legittimo della performance

La performer e antropologa Romina De Novellis racconta la sua ricerca tra Mediterraneo, femminismo, identità e ambiente, in mostra con Architetture Terrone presso la Galleria Alberta Pane di Venezia, fino al 10/09/2025.

Architetture Terrone è il titolo della retrospettiva che la Galleria Alberta Pane di Venezia dedica all’artista e performer Romina De Novellis.

Quando ho intercettato la notizia dell’inaugurazione, lo scorso maggio, mi sono subito interrogata sul significato di queste parole: che cosa sono di preciso le “architetture terrone”? Chiese, case, piazze, scuole, palazzi, monumenti, reperti del Sud? E qual è il legame tra architettura e performance?
Questo titolo in verità enuncia con chiarezza quasi didascalica l’oggetto della mostra, ovvero le strutture che Romina De Novellis utilizza durante le sue azioni performative che si rifanno all’Italia meridionale, insieme a tutta la documentazione visiva connessa (foto e video).
L’allestimento si presenta quindi come un esplosivo pot-pourri di materiali variegati e coloratissimi, iconici ritratti e fermo immagine simbolici di diverse dimensioni, e folcloristiche atmosfere video e sonore.

Nata a Napoli (1982) e cresciuta a Roma, Romina De Novellis si è formata a Londra, Roma e Parigi, dove vive dal 2008, lavorando proprio sulle tematiche legate alla propria terra di origine, intrisa di tradizioni e credenze profondamente radicate nella quotidianità, con l’intento di rivendicare uno spazio libero, individuale e collettivo, oltre i luoghi comuni.

Con una pratica performativa chirurgica ed empatica, che unisce una precisione metodica a un’ironia a volte brutale, l’artista analizza le sfaccettature e le contraddizioni del Meridione e della contemporaneità, puntando la propria lente di ingrandimento sulle dinamiche relazionali in un’ottica di inclusione e denuncia per “ripensare lo spazio, la geografia e il territorio di una cultura stigmatizzata, tradizionalmente legata alla terra.”

Romina De Novellis ci racconta il processo di costruzione e restituzione di una visione poetica e legittima attraverso il corpo performativo.

>> Fonti e approfondimenti in fondo all’intervista

ritratto dell'artista Romina De Novellis | ph. Gianluca Tamorri

ritratto dell’artista Romina De Novellis | ph. Gianluca Tamorri

Come sei diventata performer?

Romina De Novellis: Sono un’ex danzatrice classica. Vent’anni fa, a causa di un incidente che ha cambiato il mio percorso artistico, sono arrivata alla performance e all’arte contemporanea. Nonostante il cambiamento, sono rimasta legata al corpo, che per me è sempre stato l’unico strumento di lavoro possibile.

Con il tempo, ho arricchito questa competenza focalizzandomi sulla presenza, sulla ripetizione del gesto e su lunghe azioni, abilità che, essendo danzatrice, sapevo padroneggiare.

Successivamente, ho adattato queste capacità ai linguaggi dell’arte contemporanea, integrando fotografia, video, installazione e scultura, tutti elementi che sono il risultato di una performance.

Romina De Novellis, ‘Architetture Terrone’, 2025, Installation view, Galleria Alberta Pane, Venezia. Courtesy: Alberta Pane (Parigi, Venezia), Ph. Marta Mancuso

Romina De Novellis, ‘Architetture Terrone’, 2025, Installation view, Galleria Alberta Pane, Venezia. Courtesy: Alberta Pane (Parigi, Venezia), Ph. Marta Mancuso

Nella tua pratica, quali sono i punti di continuità o di rottura che intercorrono tra un corpo che danza e un corpo intento in un’azione performativa?

Romina De Novellis: Per me, tra danza e performance vi è un legame naturale. Anche la danza infatti è conoscenza del corpo, controllo e gestione di gesti e di movimenti.

Ciò che ho modificato è il linguaggio con cui mi esprimo: non più la coreografia, ma l’arte visiva. Sono performer perché sono stata una danzatrice e non il contrario.

Romina De Novellis, ‘Del maiale non si butta via niente’, 2022, performance, Jeu de Paume, Parigi. Courtesy: Alberta Pane (Parigi, Venezia), Ph. Mami Kiyoshi

Romina De Novellis, ‘Del maiale non si butta via niente’, 2022, performance, Jeu de Paume, Parigi. | Courtesy: Alberta Pane (Parigi, Venezia)

Che cosa significa essere una performer eco-femminista oggi?

Romina De Novellis: Io non mi definisco una performer ecofemminista. Sono una performer e un’antropologa.

L’ecofemminismo, invece, è una corrente teorica e un approccio pratico, anche di attivismo, che mi consente di fare scelte teoriche e pratiche coerenti con una visione del mondo, delle relazioni umane e del nostro legame con l’ambiente.

È una visione che mi appartiene e che ritrovo nelle teorie ecofemministe.

Sono un’artista, un’antropologa, e mi appoggio a teorie che rispecchiano i miei valori e la mia etica.

Romina De Novellis, ‘Eurydice’, 2021, performance, Musée de la Chasse et de la Nature, Parigi. Courtesy: Alberta Pane (Parigi, Venezia), Ph. Mami Kiyoshi

Romina De Novellis, ‘Eurydice’, 2021, performance, Musée de la Chasse et de la Nature, Parigi. | Courtesy: Alberta Pane (Parigi, Venezia)

Quali sono, quindi, le tematiche portanti in questi tuoi 20 anni di attività artistica?

Romina De Novellis: Le tematiche che esploro riguardano il sud, il meridione e lo spazio mediterraneo, che considero sotto diversi aspetti: culturale, dove l’antropologia mi sostiene; sonoro, attraverso l’etnomusicologia; relazionale, con un’attenzione al femminismo, alle dinamiche binarie e al sostegno delle identità non binarie.

C’è anche una dimensione ambientale, in cui l’ecologia e i sistemi culturali in dialogo mi aiutano a osservare un sud spesso sfruttato e corrotto.

Negli ultimi tempi mi interesso molto ai temi delle ecomafie e delle agromafie, nonché ai sistemi di corruzione che intaccano l’ambiente e che sono da sempre frutto di dinamiche patriarcali, di potere, antropologiche e culturali radicate in questo sud mediterraneo, con le sue sfumature che variano a seconda dei vari punti cardinali.

Sono queste le tematiche che mi interessano e che cerco di esprimere e raccontare attraverso il mio lavoro.

Romina De Novellis, ‘Voulez-vous danser avec moi ? Merci, je ne préfère pas !’, 2023, Art Basel Paris - Public Program, Jardin des Tuileries, Parigi. Courtesy: Alberta Pane (Parigi, Venezia), Ph. Mami Kiyoshi

Romina De Novellis, ‘Voulez-vous danser avec moi ? Merci, je ne préfère pas !’, 2023, Art Basel Paris – Public Program, Jardin des Tuileries, Parigi. | Courtesy: Alberta Pane (Parigi, Venezia)

Sei anche Antropologa. Quale valore aggiunto porta questo approccio alla tua visione?

Romina De Novellis: Essere antropologa mi consente innanzitutto di avere uno sguardo legittimo.

Oggi la legittimità dello sguardo e dell’analisi è diventata una questione di identità. Spesso non si rivendica solo un’identità, ma anche una legittimità negli approcci, siano essi attivistici, teorici o artistici.

Nel mio caso, l’antropologia mi permette, in quanto performer, di essere non solo un’appassionata delle comunità e dei lavori collettivi, ma anche di riconoscerne una valenza più sociale, radicata in una specifica geografia. Questa conoscenza delle geografie e delle culture arricchisce il mio essere anche pedagoga e artista.

Ogni volta che mi avvicino a una comunità, lo faccio con la consapevolezza di essere molto fortunata, perché non solo sto lavorando con la comunità come artista, ma mi sto anche formando e impregnando di quella cultura, come solo un’etnologa può fare.

L’antropologia mi fornisce una modalità di lavoro, un approccio e una tecnica intellettuale che mi permettono di oggettivare l’osservazione, mantenendola viva durante il processo creativo.

Per me è come uno sdoppiamento della professione: da un lato mi permette di osservare e assorbire, dall’altro di emozionarmi e creare un’opera che tocca le sensibilità e l’umanità, esprimendosi in maniera poetica ma anche politica.

Romina De Novellis, La Sacra famiglia, 2015, performance, Napoli. Courtesy: Alberta Pane (Parigi, Venezia)

Romina De Novellis, La Sacra famiglia, 2015, performance, Napoli. | Courtesy: Alberta Pane (Parigi, Venezia)

Vorrei soffermarmi sui luoghi del tuo percorso: Napoli, Roma, Londra, Parigi, Galatina. Quale ruolo hanno o hanno avuto nel tuo percorso?

Romina De Novellis: Il mio rapporto con Napoli e Roma è un processo complesso, talvolta tossico. Spesso dico che mangio napoletano e parlo romano: il romanesco, in qualche modo, è ciò che resta dopo la “digestione” del napoletano, come un processo metabolico, chimico. Sono due città che mi ricordano tante sofferenze, spesso legate alla mia storia familiare, e tante sconfitte sociali che analizzo in quanto artista, antropologa e donna all’interno di un sistema patriarcale del Sud.

Le complessità delle due città sono molto diverse.

Napoli è una città di profondità, di relazioni che, per quanto intense, possono essere anche tossiche. La cultura napoletana è intrisa di rituali: il dover stare insieme, la ritualizzazione dei pasti, la famiglia come struttura con tutti i suoi dolori. Mi piace definirla come una colonna vertebrale con l’osteoporosi, una struttura che, pur portando con sé una forza intrinseca, è segnata da una fragilità profonda.

Roma, invece, mi ha aiutato a lavorare su aspetti più leggeri del quotidiano. È una città che mi contagia con la sua leggerezza. Il romanesco rappresenta la parte più leggera della mia personalità, che altrimenti sarebbe molto pesante emotivamente, come spesso accade nelle relazioni partenopee, che sono per definizione molto dense. A Roma c’è una sorta di menefreghismo, un senso di superiorità che comunica una fierezza più leggera, quasi ironica. L’ironia, che esiste anche a Napoli, a Roma ha però una sfumatura diversa: è più cinica, sarcastica, senza la moralità che spesso caratterizza l’umorismo napoletano. Questa differenza mi aiuta a sdrammatizzare le emozioni forti che vivo in quanto donna del sud. La passione stemperata dal cinismo romano: questo è ciò che resta di questa fusione tra due mondi così distanti e vicini allo stesso tempo.

Londra è stata per me una vera scuola di formazione. Era il luogo di una cultura che privilegiava l’approfondimento e lo studio, e che vivevo con l’angoscia di danzatrice, impegnata a preparare i miei esami e le mie formazioni. La Royal Academy, la scuola che ho frequentato, è sempre stata un’istituzione all’avanguardia per danzatrici e danzatori, molto più di quanto non fosse una tradizionale accademia di danza italiana dell’epoca. Molte più tipologie di corpi venivano rappresentate nelle formazioni.

È una città che ho compreso meglio solo più tardi, anche grazie all’antropologia, infatti, molti dei riferimenti nei miei studi sono di origine anglosassone. Inoltre, ho la fortuna di recarmici spesso, anche in giornata, essendo comunque molto vicina a Parigi. Recentemente, qui si è anche tenuta una mia mostra personale.

Romina De Novellis, ‘STAR - 100% d’origine italienne’, 2024, performance, Centre Pompidou, Parigi. Courtesy: Alberta Pane (Parigi, Venezia), Ph. Mami Kiyoshi

Romina De Novellis, ‘STAR – 100% d’origine italienne’, 2024, performance, Centre Pompidou, Parigi. | Courtesy: Alberta Pane (Parigi, Venezia)

Parigi per me è stata un sogno.
Lavorando nel campo della cultura e dell’arte, avevo immaginato Parigi come la città idilliaca.

Oggi, dopo 17 anni di vita qui, ne conosco tutte le sfumature, incluso l’aspetto anaffettivo della cultura francese: la sua freddezza, il suo mondo cartesiano.
Questi aspetti mi interessano particolarmente in quanto donna del sud.
È una città che, se vissuta a lungo, ti rivela anche i suoi lati negativi. Ce ne si disinnamora, come succede vivendo per anni a Roma o Napoli: si vedono difetti e si sviluppa un certo fatalismo del nord, che porta ad attaccarsi a dinamiche che non sempre sentiamo nostre.

In Parigi ritrovo numerosi riferimenti alla cultura napoletana: il dialetto napoletano ha conservato molti francesismi, ma anche certe dinamiche moraliste tipiche dei francesi. Questo “offendersi”, la pesantezza di alcune relazioni umane, mi ricordano molto la cultura napoletana e non affatto quella romana.

Parigi poi è anche la città dove è nata mia figlia, dove continua la mia esperienza di maternità, secondo una dinamica più disinvolta e libera nei ruoli rispetto a quella italiana.

Ho scelto Galatina perché è la città del cuore, un luogo intellettualmente stimolante. È una piccola cittadina, ma racchiude una storia di donne del sud che è più forte e determinata di quella di molte altre città.

Mi sono avvicinata a Galatina attraverso il tarantismo, rileggendolo in chiave contemporanea, come donna, studiosa e artista. Ho cercato di rimanere fedele a De Martino, ma allo stesso tempo ho voluto dargli un posto nella società odierna, restituendo quella memoria in modo da creare un legame con gli approcci attuali dell’attivismo femminista e con la ricerca sugli studi di genere.

Galatina è la più piccola tra le città a cui sono legata, ma forse quella che mi assomiglia di più, o in cui io stessa mi riconosco. È la città che ha scelto me, quella che più di tutte mi ispira il mediterraneo, creando un legame profondo con la condizione femminile del Mediterraneo, in modo molto più eloquente rispetto ad altre città citate.

Romina De Novellis, ‘Arachne, a women’s march towards the South, to the limits of Europe Salento, from Galatina to Punta Ristola’, 2018, performance, Courtesy: Alberta Pane (Parigi, Venezia), Ph. Mami Kiyoshi

Romina De Novellis, ‘Arachne, a women’s march towards the South, to the limits of Europe, 2018, performance, Courtesy: Alberta Pane (Parigi, Venezia)

Ci racconti di Architetture Terrone, la tua personale in corso alla Galleria Alberta Pane di Venezia fino al 10 settembre 2025?

Romina De Novellis: Si tratta di una retrospettiva che ripercorre l’ultimo ventennio del mio lavoro di performer.

Il lungo corridoio d’ingresso della galleria accoglie il visitatore con un’installazione fotografica con tutte le mie performance dal 2007 al 2024, mentre il grande spazio espositivo principale presenta un focus su delle sorta di “architetture”, strutture installative di diversa natura che utilizzo per le mie performance.
Questi dispositivi, labili e temporanei, privi della presenza del mio corpo che li ha abitati, vengono messi in relazione con video e fotografie, diventando strumenti visivi e cognitivi per ripensare il Sud e l’oppressione di genere.

Con un approccio ecofemminista, la mostra intende denunciare le costrizioni della società, rompere i paradigmi di genere e interrogare il rapporto tra uomo e natura.

In Architetture Terrone, le imposizioni sociali e culturali, i concetti di tradizione, fede, religione e famiglia, e le loro conseguenti ripercussioni sui generi, vengono affrontati e scardinati.

Romina De Novellis, ‘Architetture Terrone’, 2025, Installation view, Galleria Alberta Pane, Venezia. Courtesy: Alberta Pane (Parigi, Venezia), Ph. Marta Mancuso

Romina De Novellis, ‘Architetture Terrone’, 2025, Installation view, Galleria Alberta Pane, Venezia. Courtesy: Alberta Pane (Parigi, Venezia), Ph. Marta Mancuso

Quali sono i tuoi prossimi orizzonti di ricerca?

Romina De Novellis: Non credo di avere orizzonti.
L’orizzonte è una prospettiva, un punto di vista che si osserva da lontano.
Io non penso in termini di prospettive future, ma piuttosto in termini di velocità, una forza che mi spinge in avanti.

Avanzo nelle ricerche attuali, senza guardare troppo lontano, concentrandomi passo dopo passo su dove metto i piedi. Ogni volta cerco di migliorare il mio modo di avanzare, di camminare e di mantenere l’equilibrio.

Questo approccio è tipico di una ex danzatrice e coreografa e rappresenta davvero il mio stato d’animo e il mio modo di affrontare il lavoro teorico e creativo. Non lo proietto mai nel futuro, lo vivo nel presente, e proprio per questo motivo sono una performer.

Romina De Novellis, ‘Architetture Terrone’, 2025, Installation view, Galleria Alberta Pane, Venezia. Courtesy: Alberta Pane (Parigi, Venezia), Ph. Marta Mancuso

Romina De Novellis, ‘Architetture Terrone’, 2025, Installation view, Galleria Alberta Pane, Venezia. Courtesy: Alberta Pane (Parigi, Venezia), Ph. Marta Mancuso

FONTI e APPROFONDIMENTI:
>> sito web ufficiale dell’artista Romina De Novellis (link)

Architetture Terrone
Galleria Alberta Pane, Venezia
fino al 10/09/2025
summer break: 29.07.2025 – 25.08.2025
info: albertapane.com/exhibitions/architetture-terrone

Alice Traforti

Founder e Redazione | Vicenza
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