Alessio de Girolamo: l’ipersenso della realtà

Pittore, disegnatore, performer, compositore e scultore, Alessio de Girolamo sonda il senso della realtà attraverso una ricerca sincretica fra campi apparentemente incongrui della conoscenza. Grande sperimentatore di nuovi linguaggi, de Girolamo travalica i confini disciplinari contaminando pittura con scienza, musica con chimica, installazione con biologia. Le sue raffinate soluzioni tecniche suggeriscono nuove angolazioni di lettura del reale al fine di ribaltare “l’apparente stato delle cose”.

Lo abbiamo incontrato nel suo studio di Milano dove attualmente vive e lavora, per percorrere le tappe della sua sfaccettata ricerca alla vigilia della partecipazione, con un nuovo lavoro, al TAI-Tuscan Art Industry che inaugura sabato 20 ottobre a Prato, progetto di riqualificazione dell’archeologia industriale attraverso l’arte contemporanea, a cura di Chiara Bettazzi.

La tua pratica artistica attraversa diversi media ma se non erro è iniziata con la pittura…

Alessio de Girolamo: In realtà la prima esperienza in cui mi sono cimentato è stata la telecamera, per realizzare dei cortometraggi. Parallelamente però disegnavo e dipingevo. Da ragazzo, uno zio pittore mi aveva trasmesso la curiosità per l’arte, ma la vera passione verso la pittura è nata dall’incontro a diciotto anni con un pittore romano, Francesco Paolo Mancini, grande sperimentatore con una capacità da alchimista nella ricerca dei colori e nell’inventare metodi. Lui mi ha trasmesso la ‘malattia’ della pittura e mi ha iniziato allo smalto, che tutt’ora resta per me una passione e una sorta di terapia, un modo di lavorare sull’immagine in maniera libera, sovrapponendo strati per poi togliere e rivelare immagini sottostanti.
Cerco il senso della realtà in modo sincretico a volte partendo dall’immagine, altre dalla scienza, dall’esoterismo, dalla religione, facendole confluire in un ipersenso.  Da qui il mio interesse per personaggi, a partire da Pavel Florensky, il filosofo critico d’arte e scienziato russo, da cui sono partito per realizzare una serie di ritratti. Figure che nella scia romantica della seconda metà dell’ottocento cercavano di sposare le discipline più disparate.

PAVEL FLORENSKY, pittura dissipativa per onde elettromagnetiche (2018)
PAVEL FLORENSKY, pittura dissipativa per onde elettromagnetiche (2018)
Hai vissuto qualche anno a Berlino. Mi parli di questa tua esperienza?

Alessio de Girolamo: Andai a Berlino in un momento particolare della mia vita, a ventinove anni, senza un soldo, con uno spirito bohemienne estremo.

 Eri attirato dal mondo dell’arte berlinese?

Alessio de Girolamo: In realtà non cercai mai il mondo dell’arte berlinese. Dopo pochi giorni che ero in città conobbi Francesco Mari, responsabile della cultura e dell’arte presso l’ambasciata Italiana, che vide i miei lavori e mi presentò ad alcuni collezionisti, tutti ebrei tedeschi e russi del quartiere di Steglitz.

Seguirono una serie di mostre che feci nei loro appartamenti e nei campus universitari, dove conobbi altri collezionisti che furono, alcuni sono tutt’ora, importanti per la mia vita professionale.

Come tutte le esperienze che implicano un rischio, quella di Berlino ha creato una zona di ‘scomfort’ portandomi a strutturare ed affinare il mio metodo di lavoro.

LIMITE, scultura rotante, CASTELLO DI POPPI, Arezzo (2015)
LIMITE, scultura rotante, CASTELLO DI POPPI, Arezzo (2015)
 E dopo Berlino?

Alessio de Girolamo: Nel 2012 tornai in Italia.  L’artista Loredana Longo, incontrata a Berlino, mi propose per una residenza a Made in Filandia, fondata nel 2010 da Luca Pancrazzi, Elena El Asmar, Loris Cecchini, Isabella degli Ori e Claudio Maccari, nella ex filanda di Arturo Ghezzi. Giunto in Filanda vidi l’aviosuperficie d’erba, e pensai: qui voglio fare una corsa.

Una mia fantasia ricorrente, fin da bambino, è stata quella d’ immaginarmi circondato da fili da tagliare: li ho visualizzati nella pista, ed ho realizzato la performance 4’, una corsa durante la quale tagliavo uno dopo l’altro tanti nastri di traguardo, che accumulandosi diventavano ostacoli, e mi trasformavano in un grande animale con una lunga coda.

Ho fatto parte dell’associazione Madeinfilandia, dove nel 2015 ho realizzato come curatore INNatural, una mostra che invitava alcuni artisti a riflettere sul tema della tecno-natura.

LOUDNESS OF WAR, performance, NOISEINFILANDIA, Pieve a Presciano (2016)
LOUDNESS OF WAR, performance, NOISEINFILANDIA, Pieve a Presciano (2016)
Qualche anno fa il tuo progetto, Nn (nomen nescio), ha aperto una nuova direzione nel tuo lavoro, quella di comporre musica al computer usando formule chimiche…

Alessio de Girolamo: Nn Nasce da un mio interesse per lo strumento del pianoforte, con cui ho sempre avuto un legame, trovandomelo in casa fin da bambino. Da autodidatta, mi interessavano le connessioni matematiche che regolavano le note e gli accordi.

Cinque anni fa circa, un amico mi mostrò una foto di viaggio di un ricercatore sconosciuto coreano che cercava una logica fra due sistemi incongrui, sovrapponendo la tavola periodica alla tastiera del pianoforte. Questo mi incuriosì molto, perché stimolava la mia attitudine nel cercare di carpire le logiche sottostanti all’armonia come al caos della natura in tutte le sue manifestazioni e cercai di capire se i suoi calcoli potevano funzionare oggi.

Realizzai però che la sua intuizione funzionava relativamente al momento in cui era stata concepita, perché le tavole periodiche degli elementi vengono costantemente aggiornate man mano che si scoprono nuovi elementi e il modello atomico di Bohr, ad oggi il più importante, non si sovrapponeva più come sistema al pianoforte tradizionale di 88 tasti.

Studiai molto per un anno, supportato per la parte musicale da Francesco Oliveto, un direttore d’orchestra di Siena, e per la parte scientifica dal professore ed emerito scienziato Vincenzo Schettino. Trovammo un’analogia fra due sistemi concepiti a pochi anni di distanza nella seconda decade del 900: il più grande pianoforte da concerto Bosendorfer Imperial 290, che ha 97 tasti e fu ideato per poter suonare tutta la tradizione musicale fino all’epoca, e la tavola dei 137 elementi di Bohr, che comprende tutta l’esperibilità umana della materia.

Nn, elemento 138, targa di ottone, Inner Room, Siena (2016)
Nn, elemento 138, targa di ottone, Inner Room, Siena (2016)

Questi due sistemi hanno una struttura sistemica identica, basata sul 137, un numero molto particolare che è diventato la chiave del lavoro. Oltre ad essere riferito ad un elemento, il 137 è il numero della nota limite della musica tradizionale ed è anche una frequenza, che ovviamente cambia a seconda dell’accordatura.

Da questa ricerca nasce l’idea di comporre musica con gli elementi chimici, e gli ambienti di programmazione. Le stringhe informatiche mi danno una maggiore possibilità di concettualizzare i pattern sonori, e di giocare con le frequenze. Per esempio per “Scripta Festival”, dedicato all’editoria d’arte, ho realizzato lo scorso anno una performance, ideando un ambiente di programmazione con i codici isbn dei libri. Giocando sul fatto che trascrivendo i numeri si può facilmente sbagliare, progettai un software inserendo i codici di tutti i libri scelti per il Festival, che generava pattern sonori armonici o cacofonici.

 Restando in ambito musicale, mi parli del tuo progetto sull’effetto Mozart?

Alessio de Girolamo: L‘effetto Mozart’ è una diceria sfruttata principalmente a fini turistici in alcune vigne, secondo cui la musica del compositore avrebbe un effetto benefico sulle piante. Avevo appena messo a punto il metodo compositivo con la tavola periodica, quando mi venne chiesto di realizzare il progetto per la residenza etnea “Etna Rêverie”, per la tenuta vinicola di Camillo Primitera, che aveva invitato una serie di artisti ad intervenire sotto la curatela di Daniele Perra.

Il mio lavoro era basato su una ricerca delle università di Pisa e Firenze su alcune frequenze che oltre ad aumentare la fruttificazione della vite non permettono lo sviluppo di un particolare parassita dell’uva. Ho ricampionato la sonata n.21 di Mozart su queste frequenze, e ho composto un pezzo di buon auspicio, una specie di coperta protettiva per la vigna, giocando con l’idea di effetto Mozart. II titolo, ironico, del lavoro era infatti Affetto Mozart.

 Poco fa hai detto che il 137 è un numero importante per te e per il tuo lavoro. In che modo?

Alessio de Girolamo: In seguito alla ricerca per Nomen Nescio, sono incappato in un testo sul numero 137 di Arthur Miller, fondatore del dipartimento della scienza e della tecnica a Oxford, con cui ho scambiato alcune lettere.  Miller racconta che ci sono due numeri, il 3,14 e il 137, di cui i matematici non capiscono a fondo il senso, ma che risolvono grandi teoremi.

Il fisico Pauli teneva affisso nel suo studio questo numero e lo fissava per ore, sostenendo che quando ne avremmo scoperto il senso avremmo capito il significato della vita e dell’universo.

Questo mi ha affascinato molto, perché ho pensato che se nel mio piccolo il 137 aveva risolto una problematica, avrei potuto usarlo per dare un senso trasversale a cose che apparentemente sembrano scollegate, da particolari oggetti fisici ai massimi sistemi. Il sovvertimento dell’apparente stato delle cose è un po’ il senso del mio lavoro.

FLOATING CUBE, installazione, STUDIFESTIVAL, Milano (2017)
FLOATING CUBE, installazione, STUDIFESTIVAL, Milano (2017)
 Mi fai un esempio concreto?

Alessio de Girolamo: Sul 137 ho concepito una serie di dipinti su carta ancora in corso. Sono paesaggi astratti realizzati su spartiti musicali su cui appongo, in proporzioni diverse, forme/simboli geometrici dipinti con pittura a base di grafite. Il 137 è il numero che risolve il rapporto fra i campi elettromagnetici, e la grafite è usata come isolante dai campi elettromagnetici, da qui la scelta di questo materiale.

Inoltre in alcune di queste immagini, la forma del cubo che nasconde parte dell’immagine di sfondo, s’ispira, in parte, alla forma della Kabaa, edificio al centro della Mecca sacro all’Islam, e richiama la censura dell’immagine da parte della religione islamica. La sintesi delle parole Kaaba e Allah, secondo una credenza, hanno formato la parola Kabbalah, l’insieme di insegnamenti esoterici e mistici dell’ebraismo secondo cui ogni cosa ha un valore numerico. Il valore numerico del termine Kabbalah è 137…

CUBE, pittura dissipativa per onde elettromagnetiche.
CUBE, pittura dissipativa per onde elettromagnetiche.
Fra i tanti temi toccati dalla tua ricerca c’è anche quello del potere psicotronico, mi spieghi di cosa si tratta e come si lega alla tua ricerca?

Alessio de Girolamo: La psicotronica è il controllo a distanza della mente attraverso campi elettromagnetici, che ha avuto in passato applicazioni in molti settori, dagli esperimenti della CIA per scopi bellici e per il controllo mentale, agli interventi sul clima. Proprio perché questi argomenti sono comprovati da fatti reali e da documenti, ci sono nuclei di persone in vari paesi che sono predisposte alla paura che il loro pensiero, o azioni, possano essere manipolati attraverso l’uso di onde elettromagnetiche.

Questo tipo di paranoia è diventata in alcuni casi una forma di legittimazione di patologie psichiatriche. Attraverso scambi epistolari con presunte ‘vittime’, ho scoperto che il mare è per loro una fissazione, perché visto come schermo di protezione dalle onde elettromagnetiche. Per la mostra che citi alla Srisa Art Gallery di Firenze, curata da Pietro Gagliano’, intitolata Who is afraid of the Wolf, ho realizzato 138 immagini del mare, dipinte di getto. Il lavoro si è articolato in relazione all’intero spazio espositivo con diversi materiali.

I codici realizzati su spartiti musicali con pittura a base di grafite, hanno creato un parziale isolamento da frequenze elettromagnetiche sul pavimento e pareti della galleria. Le forme geometriche creavano un dialogo con la pittura e la ceramica, illustrando, attraverso la metafora fiabesca del Lupo, simbolo fulcro della mostra, la distanza dalla materia invisibile che spesso è colmata dall’uomo attraverso credenze.

Il modo installativo è un legante fra le diverse forme con cui conduco la mia ricerca.

"Who's afraid of the wolf?" installazione, SRISA Contemporary Art Gallery, ceramica e pittura dissipativa per onde elettromagnetiche, Firenze (2017)
Who’s afraid of the wolf?” installazione, SRISA Contemporary Art Gallery, ceramica e pittura dissipativa per onde elettromagnetiche, Firenze (2017)
Hai anche realizzato dei lavori sull’automatismo in senso surrealista, cioè l’inconscio che si esprime in maniera autonoma.

Alessio de Girolamo: Ho lavorato anni fa ad una serie ispirata all’automatismo, con un meccanismo simile al gioco di guardare le nuvole per trovare delle forme. Stendevo sul foglio della grafite in modo del tutto casuale. Dopo molto tempo, a volte dopo ore passate a osservare la grafite, mi apparivano in maniera veramente netta scene spesso molto complesse, che facevo emergere e definivo e con una punta di grafite.

 A tuo parere bellezza è per te una componente necessaria del fare arte?

Alessio de Girolamo: A volte basterebbe solo quella. Anzi, in generale, bisognerebbe cavalcare di più l’idea di bellezza come categoria della rivelazione.

 Pensi che l’arte possa influire sulla realtà sociale in qualche modo?

Alessio de Girolamo: In senso esteso non credo, su questo punto sono estremamente pessimista. Però credo che l’arte crei estroversione energetica, e quando si creano questi scambi emotivi è comunque un momento di crescita.

 Hai progetti nel prossimo futuro?

Alessio de Girolamo:: Sto lavorando molto sui sistemi L, a cominciare dalla collaborazione portata in Galleria Continua a San Gimignano con Loris Cecchini.

Il “sistema L”, ossia l’algoritmo che regola la crescita delle piante mi interessa nei termini in cui svela una parte del segreto che sta dietro alla manifestazione del mondo naturale. Sicuramente è un’evoluzione importante all’interno del mio lavoro sia sul piano visivo che su quello sonoro.

Al TAI-Tuscan Art Industry, quest’anno porterò un’installazione sonora proprio sui sistemi L oltre a un wall drawing su cui innesterò una foto che ho realizzato con una scatola stenopeica. Nell’installazione sonora, la melodia suonata dal pianoforte è scritta sulla struttura delle formule della fotosintesi clorofilliana e filtrata da un ambiente di programmazione che genera sistemi L. In sottofondo, il suono della fabbrica attigua è inserito come tappeto sonoro in un dialogo perfetto tra natura e industria.

Un altro aspetto importante che sta prendendo forma nella mia ricerca è considerare la possibilità di una materia che sia bidimensionale; a cominciare dalle scoperte scientifiche inerenti al grafene, sto elaborando delle sculture in marmo di Carrara che esprimano attraverso la tecnologia uno sforzo del pensiero umano di elaborare la realtà in modo differente, senza l’ausilio del volume.

Acquisizione d'immagine per mezzo di scatola stenopeica ,TAI, Prato (2018)
Acquisizione d’immagine per mezzo di scatola stenopeica ,TAI, Prato (2018)

 

Alessandra Alliata Nobili

Alessandra Alliata Nobili

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